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L’intervista all’ex testimone di Geova per il suo nuovo libro di denuncia: “GEOVA, un elohim divenuto DIO

Dario Gallinaro nasce a Napoli in una famiglia di testimoni di Geova. Allevato come tale sin dalla nascita, inizia presto a scontrarsi prima con le contraddizioni interne alla religione nella quale è stato allevato, poi con quelle presenti nel teismo biblico. Dal suo percorso personale nasce il libro “Geova, un Elohim divenuto Dio“, nell’auspicio e nella convinzione che esso possa essere di aiuto a chi è ancora attanagliato dagli inganni della religione biblica, qualunque essa sia.

Ciao Dario. È stato appena pubblicato “GEOVA, un elohim divenuto DIO”. Cosa ti ha spinto a scrivere questo libro?

La stessa forza che mi motivava a parlare della mia fede quando ero ragazzino: l’amore per la verità. Da ragazzino pensavo di poter aiutare il prossimo facendogli conoscere ciò che la mia religione aveva da offrirgli (mi sbagliavo). Oggi penso di poter aiutare qualcuno mettendo a disposizione alcune cose che ho capito lungo il mio percorso fatto fino a questo giorno. Ma c’è un elemento che fa la differenza tra la mia convinzione di allora e quella di adesso: ieri si trattava di sola convinzione, disinformata e per giunta indotta dall’esterno; oggi si tratta di comprensione, e di una condizione che mi sono faticosamente costruito io.

Non hai paura delle conseguenze che ci saranno con la pubblicazione del tuo libro? So che le regole della comunità che denunci nelle tue pagine sono molto severe. Le regole su come trattare i fuoriusciti intendo…

Immorali e disumane, non semplicemente severe. Se non ti dicessi di essere preoccupato mentirei, perché di quel mondo lì fanno parte tutti i miei affetti di sempre: conoscenti, amici, parenti, familiari. Ma si era superato il limite, non potevo più tacere.

Cosa è successo?

Premesso che l’impulso di parlare di ciò che avevo compreso c’era sempre, comunque evitavo di diffondere certe cose, se non altro per non causare problemi alla mia ragazza di allora e alla mia famiglia. Ma a poco è servito.

Per via di quella relazione, l’anziano principale della congregazione della mia ragazza, in pratica un pastore dei testimoni di Geova (TdG), decise di farmi la guerra, inventando parecchie cattiverie su di me e calunniandomi alle spalle. Mi creò il vuoto intorno. In più persone registrarono le cose da lui dette, e chiamato in causa dal sottoscritto davanti agli anziani e al sorvegliante – ossia il Testimone che ha l’incarico di nominare e rimuovere anziani in una vasta area detta “circoscrizione” – a cui furono mostrate le registrazioni, negò tutto più e più volte, siccome non sapeva della presenza di quelle prove.

Nonostante i tdG prevedano l’espulsione (detta disassociazione) per chi commette il peccato di calunnia e non si pente, poiché quell’anziano lì è ben agganciato per questioni familiari, non andava toccato, quindi è ancora lì a fare l’anziano.

Ma la goccia che fece traboccare il vaso ci fu quando, sempre sotto istigazione di questo scellerato, i genitori della mia ragazza la picchiarono violentemente e minacciarono di ucciderla con delle forbici se non avesse smesso di avere contatti con me, perché a detta loro “apostata”. In tutto questo c’è da dire che loro non mi avevano mai conosciuto, mai scambiato con me neppure un saluto, esattamente come quell’anziano quando iniziò la sua guerra contro di me.

Come mai allora si erano fatti questa idea di te?

Credo sia perché una volta, a pranzo con la famiglia di una mia amica di vecchia data appartenente a quella congregazione, mi chiesero come mai non fossi battezzato. Io mi sentii costretto a rispondere e dissi c’erano cose su cui non mi trovavo d’accordo. Insistettero per sapere quali fossero queste cose, ma cercai di evitare di aprire tematiche troppo delicate. Da quell’episodio è partito tutto: quando me ne andai i genitori di questa mia amica le dissero che non mi avrebbero più voluto vedere in casa loro perché ero un apostata, e diffusero le loro dicerie anche nel resto della congregazione.

Semplicemente perché dicesti di non essere d’accordo con certe loro credenze?

Esatto.

E poi cosa successe?

A seguito di questi episodi mi rivolsi al Sorvegliante per cercare di far sistemare le cose. Ma a seguito dell’ultimo incontro, durante il quale si mostrò deciso a coprire tutto, gli dissi che sarei andato a denunciare tutto alle Le Iene e che avrei sensibilizzato l’opinione pubblica in qualunque modo… E lui mi rispose: “E va’ a Le Iene…”. Poi me ne andai, telefonai alla mia migliore amica, anche lei della stessa congregazione, e le dissi che avrei scritto un libro e che lo avrei pubblicato. Ecco cosa mi ha spinto a pubblicare questo libro.

E a Le Iene ci sei più andato?

Certo. Saranno passati quasi due anni ormai. Ma non puoi riconoscermi, ero camuffato.

Si tratta quindi di una reazione, uno sfogo, una denuncia? O hai qualche altro scopo?

Si tratta di una denuncia. E ogni denuncia non è fine a se stessa, ma ha uno scopo: porre un rimedio. Stiamo parlando di una comunità in fortissima crescita, che a oggi conta oltre 8 milioni di membri a livello mondiale, con un organico organizzativo molto più articolato di quanto si pensi.

Con le loro regole sull’emarginazione verso chi vuole lasciare l’Organizzazione, che arriva ad applicarsi anche ad amici e familiari, hanno rovinato e continuano a rovinare la vita di migliaia di persone. C’è chi è arrivato al suicidio per causa loro. E questo non deve più succedere. Non sarò certo io a cambiare le cose, così come non sarà nessun singolo. Ma come me ne sono venuti fuori molti, e molti altri ne verranno ancora fuori. E se ognuno farà sentire la propria voce andremo a formare un unico grande coro che alla fine si imporrà all’attenzione pubblica e delle autorità.

Inoltre, le regole sull’emarginazione applicate per il semplice fatto che una persona voglia liberamente lasciare la Congregazione senza per questo dover perdere i suoi affetti più cari, oltre ad essere immorali sono illegali, vietate da articoli di legge nazionali, europei ed internazionali.

Ci sono già stati dei cambiamenti grazie alle denunce come la tua?

Sì. Per esempio la Russia se n’è accorta, e vi ha posto rimedio, mettendoli al bando e dichiarandoli estremisti. Ma ovviamente i tdG di tutto il mondo denunciano di essere perseguitati a causa dell’intolleranza religiosa russa! È semplicemente assurdo. La Russia li ha messi al bando appunto perché sono estremisti e religiosamente intolleranti. È ridicolo che proprio i TdG, che rinnegano un amico, un figlio, un genitore, condannandolo all’isolamento per il resto dei suoi giorni perché non vuole più essere un tdG, accusino la Russia di perseguitarli per intolleranza religiosa… Ma è uno scherzo per caso? Se non fosse così tragico verrebbe da ridere.

Effettivamente detta in questi termini la cosa appare alquanto evidente. Come mai loro non se ne rendono conto? O pensi che se ne rendano conto ed agiscano in cattiva fede?

Ad agire in cattiva fede è una minoranza e, ovviamente, i vertici. La maggioranza dei fedeli, invece, è realmente convinta di ciò che professa. La ragione per cui non si rendono conto di ciò che a una mente libera risulta evidente è che sono vittime di tecniche di controllo mentale, applicate secondo uno schema ben preciso denominato BITE, una sigla inglese che sta per: controllo sul comportamento (Behavior), sull’informazione (Information), sul pensiero (Thought) e sull’emozione (Emotion). Tramite queste tecniche i vertici riescono a prendere il controllo della mente dei fedeli, e  sostanzialmente significa controllare totalmente le loro vite. Ovviamente i fedeli non hanno cognizione di tutto questo, altrimenti si ribellerebbero.

Tu sei nato in una famiglia di testimoni di Geova. Come mai sei stato esente da questo controllo mentale?

Non ne sono stato esente per nulla. Ero in prigione, esattamente come loro. Una delle cose che mi hanno salvato è il fatto di aver sempre cercato di trovare una logica alle miei opinioni, alle mie credenze, e questo stesso meccanismo è stato utile per decostruirle… 

Per 10-12 anni ho legittimato il mio credo da un punto di vista logico. Per cui, se veniva meno qualche elemento, sarebbe caduto tutto il castello… Ogni tanto perdeva qualche pezzo per strada, preludio di ciò che sarebbe avvenuto.

Nei miei compagni di fede non vedevo questa stessa necessità di logica. Se chiedevo loro perché credevano che quella fosse la verità ricevevo le risposte più disparate: “per l’unità che c’è tra noi”, “perché la crescita che abbiamo è una dimostrazione della benedizione di Geova”, “perché è l’unico modo di vivere che dà felicità”, “perché siamo perseguitati, a dimostrazione del fatto che Satana vuole fermarci”, “perché solo noi portiamo il nome di Geova”, etc.

Le loro credenze erano isolate in compartimenti stagni, se qualche tassello veniva meno l’intera struttura non ne risentiva, rimaneva intatta. Le mie, invece, erano legate e dipendenti le une dalle altre: un solo tassello mancante avrebbe avuto ripercussioni su tutto. Così, quando ho iniziato a notare che gli insegnamenti che mi venivano proposti non erano in armonia con la Bibbia (cosa accadutami già verso i primi anni dell’adolescenza) ho iniziato lentamente e faticosamente il mio percorso di liberazione da quel controllo mentale a cui ero soggetto.

Quanto lentamente?

È stato un processo molto graduale. In tutto credo sia durato una quindicina d’anni.

È tantissimo. Come mai ti ci è voluto così tanto?

Perché è un processo inconsapevole. Se ti rendessi conto di essere mentalmente controllato te ne potresti liberare in un attimo. Ma io ho realizzato di esserlo stato solo dopo essermene liberato. Il percorso è faticoso e lento, soprattutto all’inizio, perché hai infiniti tentennamenti, non sai se stai facendo la cosa giusta. Il senso di colpa è sempre lì pressante. Hai paura che facendoti quella domanda o dando spazio a quel dubbio lì tu stia andando contro Dio e la sua Organizzazione. È tremendo quello che riescono a fare alla tua mente. Poi, man mano che demolisci mattone dopo mattone quell’enorme muro che loro hanno costruito, il processo accelera. E ogni mattone che togli richiederà meno tempo del mattone precedente. Ma è solo quando avrai demolito tutto il muro che ti renderai conto che lì c’era un muro. Non puoi liberarti dal controllo mentale in modo diretto. Sono altre le azioni che, indirettamente, andranno a togliere uno ad uno tutti quei mattoni.

Quali azioni? Che tipo di lavoro si può fare per iniziare un percorso di indipendenza mentale?

Mettersi in discussione. Riflessione critica. Rivolgere a se stessi le critiche che solitamente si rivolgono a chi la pensa in modo diverso dal proprio (siamo ottimi insegnanti con gli altri ma pessimi apprendisti di noi stessi). Amare la verità più di ogni altra cosa. Non temere di entrare in contatto con informazioni contrarie alle proprie convinzioni. Non temere l’eventualità di dover cambiare idea. Essere disposti a lasciarsi guidare dai fatti anziché dalle proprie convinzioni pregresse. Vivere seguendo questi comportamenti vuol dire essere difficilmente manipolabili. Vuol dire essere spiritualmente maturi. Vuol dire essere UOMINI e non più bambini.

Sei arrabbiato nei confronti dei tuoi ex compagni di fede per il trattamento ricevuto?

Molto. Ma un conto è la rabbia, un conto è l’odio. Io non li odio, continuo a volergli bene. Questo libro è anche e soprattutto per loro, per aiutarli a capire cos’è che stanno servendo, a cosa hanno ceduto le redini delle loro menti. Ma non potrei non essere arrabbiato. Non si tratta di una rabbia personale, ma di una rabbia basata sul principio. La rabbia per l’iniquità del sistema di cui fanno parte, per il quale si battono. Loro credono di battersi per Dio e per la verità, quando in realtà sono schiavi di una delle organizzazioni più ipocrite e malvagie al mondo. Questo sì, mi fa essere molto arrabbiato. E sono arrabbiato per la mancanza di rispetto che mostrano verso il prossimo, non riconoscendo il diritto altrui di cambiare idea, di riconoscere i propri errori e tentare di porvi rimedio, di scegliere un percorso diverso. Il controllo mentale non è sufficiente ad esimerli da ogni colpa. In un omicidio non è colpevole soltanto il mandante, ma anche il sicario. L’emarginazione sociale che attuano da obbedienti burattini del Corpo Direttivo rimane anche una loro responsabilità.

Grazie mille Dario

Grazie a te

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Gallinaro Dario

Autore: Dario Gallinaro

Dario Gallinaro nasce a Napoli nel 1985 in una famiglia di testimoni di Geova. Allevato come tale sin dalla nascita, inizia presto a scontrarsi prima con le contraddizioni interne alla religione nella quale è stato allevato, poi con quelle presenti nel teismo biblico. Dal suo percorso personale nasce questo libro, nell’auspicio e nella convinzione che esso possa essere di aiuto a chi è ancora attanagliato dagli inganni della religione biblica, qualunque essa sia.

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