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L’utero artificiale, Biobag e clonazione: se la gravidanza è considerata una malattia…

Biobag, il primo utero artificiale per aiutare i prematuri

Nell’aprile 2018, su «Nature Communications» è stato annunciato che un gruppo di ricercatori americani dell’Istituto di ricerca del Children’s Hospital di Philadelphia ha costruito un utero artificiale, chiamato “biobag” in cui sono stati fatti crescere con successo alcuni agnellini nati prematuri: un piccolo passo per arrivare alla costruzione di uteri artificiali per aiutare i bambini nati prematuri.

Lo scopo è realmente questo? Perché la bioetica parla sempre più spesso di ectogenesi?

A farsi paladina dei traguardi della ricerca sull’utero artificiale, in Inghilterra, è Anna Smajdor, docente alla University of East Anglia e ricercatrice onoraria in Bioetica dell’Imperial College di Londra.

Smajdor equipara la gravidanza a una malattia (la paragona al morbillo) e chiede al governo maggiori finanziamenti nel campo scientifico per poter debellare il parto e promuovere l’ectogenesi.

La gravidanza NON è una malattia

La bioetica odierna, come documento ampiamente in Utero in affitto, tende infatti a giustificare tali ricerche proponendo l’equiparazione gravidanza/malattia. Da una parte gli ultimi decenni hanno visto una campagna mediatica tesa a terrorizzare le donne sui rischi della gravidanza e in particolare del parto; dall’altra si è assistito a una medicalizzazione del fenomeno con un aumento eccezionale di esami (anche inutili) per le donne incinte che hanno ormai trasformato la gravidanza in nove mesi da incubo con un tripudio di screening, esami, ecografie e raccomandazioni inquietanti.

Ciò rende quello che dovrebbe essere il momento più bello per una donna, un periodo di ansia e paura per sé e per il nascituro. La gravidanza oggi viene vissuta con angoscia e dominata dalla paura, impedendo alle famiglie di vivere con serenità questo periodo.

Utero in affitto: verso la clonazione e l’auto creazione

Dall’altra parte della Manica, il biologo e filosofo Henri Atlan – fino al 2000 nel Comitato di bioetica francese, convinto che anche la clonazione umana diventerà un modo di procreazione come un altro – ha dedicato già da qualche anno all’“Utérus artificiel” un libro omonimo.

Secondo Atlan, l’ectogenesi diventerà una realtà che segnerà «la possibilità di una evoluzione verso una vera eguaglianza dei sessi» .

Il prossimo passo, l’ultimo tassello sarà l’autopoiesi, l’autocreazione di vita: essa annienterà le insidie della natura che fino a oggi hanno costretto l’uomo a scendere a patti con la sua limitatezza.

Atlan non è isolato. In “Equal opportunity and the case for the state sponsored ectogenesis”Evie Kendall, da una prospettiva che si vorrebbe “femminista e liberale” esalta l’ectogenesi e quindi l’utero artificiale come un mezzo di eguaglianza che andrebbe ad abbattere i rischi della gravidanza e del parto, liberando di fatto la donna dal dominio della natura.

Kendall sostiene infatti che: «Nel futuro le donne potrebbero avere la possibilità di essere liberate da questi vincoli quando desiderano una famiglia».

L’utero artificiale, dunque, potrebbe offrire quella liberazione dai problemi del parto e garantire una forma di eguaglianza biologica a tutte le donne, anche a quelle sterili.

Utero artificiale, alternativa femminista e liberale?

Tale ipotesi si è meritata persino un articolo su «Internazionale», in cui la bioeticista Chiara Lalli sciorina i gravi rischi per la salute che le donne corrono con la gravidanza («secondo l’Organizzazione mondiale della sanità almeno il 15 per cento delle donne incinte affronta una qualche condizione potenzialmente mortale»).

Insomma, secondo Atlan e Kendall l’ectogenesi sarebbe un’auspicabile possibilità:  «L’utero artificiale – scrive Lalli – non è certo la bacchetta magica, ma potrebbe essere un modo per attenuare la disparità di genere, quelle regole che sembrano uscire dall’età vittoriana e i pregiudizi che rendono sempre più difficile per le donne il rifiuto del loro destino».

La teoria di Kendall sembra l’unica alternativa giusta, femminista e liberale all’empasse che si è creata con la maternità surrogata e che sta sollevando sempre più malumori e proteste tra le femministe.

Meglio disgiungere la riproduzione dalla biologia e creare le nuove generazioni in forni artificiali come Aldous Huxley aveva immaginato in tempi non sospetti (1932) nel suo capolavoro distopico Il mondo nuovo. Perché a quanto pare la filosofia, la letteratura e persino il cinema non insegnano nulla.

In ogni caso, l’assolutismo del desiderio, l’attuale clima di crociata e l’atteggiamento da psicopolizia orwelliana hanno oscurato la più elementare delle evidenze: che piaccia o no, si nasce da utero di donna. L’incubatrice o l’utero artificiale del prossimo futuro costituirà il decisivo pezzo di una catena di montaggio tecnologico come immaginato da Huxley. Non lo dicono i complottisti: lo spera la scienza. Lo auspicano i bioeticisti e i fautori della tecnologia.

Il sogno accarezza persino le femministe che vedono nell’utero artificiale la liberazione della donna e uno strumento di uguaglianza…

Jaques Attali: la riproduzione diverrà compito delle macchine

Ma le femministe non sono sole, perché anche i mondialisti sembrano auspicare un futuro fatto di clonazione, ectogenesi e molto altro… Lo è di certo il “padre spirituale” di Macron, l’economista e banchiere francese Jacques Attali, storico consigliere di Mitterand, poi consigliere di Sarkozy.

È stato proprio Attali a rivendicare la “paternità” spirituale del novello presidente francese di cui parla con orgoglio («Sarà un presidente straordinario»).

Attali, che contribuì a scrivere il Trattato di Maastricht, è un lobbista che ha rilasciato negli anni interventi a dir poco inquietanti in linea con la sua fervida produzione saggistica (si pensi a Breve storia del futuro del 2006). A lui è stata anche attribuita la frase «E cosa credeva la plebaglia europea, che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità?».

In un’intervista a «la Repubblica» del 19 Agosto 2014 Attali profetizzava l’avvento dell’ectogenesi e della clonazione:

«La riproduzione diventerà compito delle macchine, mentre la clonazione e le cellule staminali permetteranno a genitori-clienti di coltivare organi a volontà per sostituire i più difettosi. Un bambino potrà essere portato in grembo da una generazione precedente della stessa famiglia o da un donatore qualsiasi, e i figli di due coppie lesbiche nati da uno stesso donatore potranno sposarsi, dando vita a una famiglia con sole nonne e senza nonni. Molto più in là, i bambini potranno essere concepiti, portati in grembo e fatti nascere da matrici esterne, animali o artificiali, con grande vantaggio per tutti: degli uomini poiché potranno riprodursi senza affidare la nascita dei propri discendenti a rappresentanti dell’altro sesso; delle donne poiché si sbarazzeranno dei gravi del parto». Non solo perché l’utero artificiale e la clonazione, «schiuderanno prospettive vertiginose in cui ciascuno potrà decidere autonomamente di riprodursi e un giorno si arriverà forse all’ermafroditismo universale».

Un auspicio già avanzato in Italia da Umberto Veronesi, di cui ho ampiamente trattato in Unisex.

Questa visione distopica coincide in pieno con quanto immaginato da Huxley: le future generazioni nasceranno in fabbriche all’interno di uteri artificiali e il sesso sarà svincolato dall’amore e da una relazione sentimentale stabile.

Attali è infatti un sostenitore del “poliamore” che viene definisce «la punta più avanzata delle società sviluppate»: in Amori. Storia del rapporto uomo donna del 2007 prevedeva che la monogamia sarebbe diventata un “anacronismo”. Da qui la poligamia e di conseguenza la poligenitorialità.

Verso il poliamore e l’uomo OGM: una scusa per controllare l’umanità?

In Lessico per il futuro, alla voce “matrimonio”, scriveva: «L’apologia dell’autenticità porterà alla scomparsa della fedeltà come dovere e dell’infedeltà come colpa. Ognuno avrà il diritto di amare più persone alla volta, in modo aperto e trasparente. Ognuno avrà il diritto di formare contemporaneamente più coppie. Poligamia e poliandria torneranno a essere la regola»; alla voce “nascita”, invece «Ogni essere umano diverrà allora un essere senza padre né madre, senza antenati né discendenti, senza radici né posterità, nomade assoluto». Per guadagnarsi invece una forma di immortalità, in futuro «Ognuno […] perpetuerà la propria esistenza grazie ai cloni genetici che potranno replicarsi gli uni agli altri».

Nel 2006 in Breve storia del futuro, Attali sosteneva che nei prossimi cinquant’anni i costumi cambieranno e anche la morale: quello che prima non era accettato lo sarà serenamente in futuro perché i nostri parametri di giudizio saranno diversi (e qua si potrebbe innestare un interessante parallelo sul Principio della rana bollita di Chomsky e la Finestra di Overton). Non deve quindi stupire se ancora in Lessico per il futuro Attali si spingerà a immaginare che un uomo potrà in futuro diventare madre, ovvero dare alla luce un bambino da solo, «portando l’embrione nel proprio ventre o facendo sviluppare in un utero non umano».


L’impressione è che si stia andando verso un orizzonte post-umano, passando per la creazione dell’uomo OGM: un uomo geneticamente modificato. Siamo cioè nel campo del Transumanesimo, un progetto dai connotati demiurgici, che predica l’avvento di un futuro in cui l’uomo potrà finalmente essere libero dalle sue catene biologiche. Coloro che tentano di criticare o porre un freno a questi scenari vengono tacciati di essere oscurantisti e di voler fermare la scienza e la conseguente evoluzione umana.

Bisogna capire se questo “progetto” auspicato dai mondialisti rappresenti però un traguardo per il benessere collettivo o non si tratti invece di uno scenario distopico in cui l’umanità potrà essere meglio controllata e dunque governata dai fautori del “progresso”. Ossia, ancora una volta, il sogno di un’élite per l’appagamento di pochi a discapito degli altri…

Perucchietti Enrica

Autore: Enrica Perucchietti

Enrica Perucchietti, (Torino, 5 dicembre 1979) è una giornalista e scrittrice italiana. È caporedattrice del gruppo editoriale UNO. È autrice di numerosi saggi di successo tra cui ricordiamo: Fake news; Governo globale; La fabbrica della manipolazione; Unisex; False Flag. Sotto falsa bandiera. Il suo sito è: www.enricaperucchietti.it

2 Comments

  1. Non è una novità, molti scrittori e pensatori l'hanno immaginato e scritto. Bisogna dare più ascolto alla letteratura e al pensiero e forse si sarà psicologicamente più preparati ad affrontare la triste o meravigliosa(a seconda delle interpretazioni)realtà del post- umanesimo.
  2. Queste possibili tecniche biologiche mi spaventano e mi inorridiscono. Spero proprio che non se ne faccia più nulla. E poi perché dovrebbe cambiare la morale? Perché il tradimento non dovrebbe più essere considerato una colpa?

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