Malattia

Marcello Pamio: la commercializzazione della malattia

Ivan Illich: la classe medica è «una grave minaccia per la salute»

commercializzazione della malattia

Ivan Illich

Quando nel 1886 Lev Tolstoj pubblicò per la prima volta il racconto La morte di Ivan Il’ič, nel quale affronta i temi della morte e della medicalizzazione della vita, non poteva sapere che molti anni dopo un altro Ivan Illich (1926-2002) avrebbe cercato di metterci in guardia dall’espropriazione della salute perpetrata dalla classe medica.

Illich, grande filosofo e pedagogista austriaco, nel suo libro Nemesi medica (1976), descrive tale espropriazione come diretta conseguenza dell’operare di una classe medica «diventata una grave minaccia per la salute».

Medicalizzare l’esistenza significa trasformare qualcosa che normalmente fa parte della natura umana in un processo passibile di trattamento medico.

Illich sapeva in anticipo che la medicalizzazione della salute, vale a dire l’assunzione totale della vita sotto l’egida della medicina scientifica, poteva contribuire da una parte a prevenire qualche male, producendone però uno di portata epocale: una percezione totale di precarietà fisica.

Viviamo in un infondato terrore della malattia

commercializzazione della malattiaLa conferma della fondatezza dell’ipotesi di Illich è sotto gli occhi di tutti: persone che vivono in un perenne stato di preoccupazione e malessere inerenti alla salute, nonostante la società medica più progredita della storia.

Neppure la mente fervida e futuristica di Illich poteva però prevedere quello che l’industria farmaceutica sarebbe riuscita a realizzare: trasformare centinaia di milioni di persone oggettivamente sane in malati da drogare. Possiamo così concordare con quanto detto da Allen Frances, medico e psichiatra:

«Il modello di business dell’industria farmaceutica è basato proprio sull’allargamento della sfera delle malattie: il marketing creativo serve ad ampliare il bacino di clienti, convincendo chi è probabilmente sano a ritenersi almeno moderatamente malato».

La dott.ssa Marcia Angell, invece, nel documentario Inventori di malattie riguardo a tale strategia ha detto:

«Il mercato più grande per i farmaci è la gente sana. […] L’obiettivo delle lobbies è ovviamente vendere il maggior numero di farmaci a gente sana o con piccolissimi e insignificanti disturbi. Per fare questo le aziende vendono più la malattia che il farmaco. Se riescono a convincere le persone sane che queste hanno una malattia che va curata, allora riescono a creare un blockbuster, cioè un farmaco che vale 1 miliardo di dollari di prescrizioni».

Cos’è la commercializzazione della malattia?

La commercializzazione della malattia è l’arte raffinata di vendere malanni, un modo efficace per spacciare farmaci ed esami che portano a profitti enormi.

Tale commercializzazione richiede una regia ben precisa, degli attori principali, secondari e molte comparse: le aziende farmaceutiche (registi e produttori) devono per forza di cose coinvolgere i medici (attori protagonisti) per prescrivere le ricette, devono coinvolgere i ricercatori (attori non protagonisti) che inventano veri e propri nuovi disturbi, i gruppi di pazienti e/o famigliari di malati (comparse) che richiedono a gran voce un supplemento di terapia, e infine i pazienti veri e propri che richiedono tali farmaci perché convinti di essere malati (spettatori incoscienti).

commercializzazione della malattiaMercello Pamio, nel suo libro La Fabbrica dei Malati (Uno Editori), si è posto l’obiettivo di svelare la trama e la sceneggiatura di questo “documentario”, visto e vissuto ogni anno da centinaia di milioni di persone…

Soltanto se si conosce esattamente come lavora il Sistema si è in grado di difendersi.

Le persone prive di una corretta e completa informazione finiranno tutte stritolate dalla macchina infernale del marketing farmaceutico. È solo questione di tempo.

Nel citato documentario Inventori di malattie si racconta inoltre che «oggi che le leggi della finanza e del profitto hanno invaso ogni ambito della vita umana, anche la salute – bene primario per eccellenza – è divenuta luogo di grandi poteri e di enormi affari. Il malato oggi non è più uomo, ma consumatore. È un grande business».

Questo è un fenomeno che ha un nome preciso: Disease mongering, ovvero la commercializzazione delle malattie.

Il Disease mongering riguarda la definizione di malattia, e portato agli estremi si traduce nella creazione di nuove malattie. In pratica consiste nel prendere delle normalissime sensazioni ed esperienze delle persone e definirle malattie.

Estratto dal libro La Fabbrica dei Malati (Uno Editori) di Marcello Pamio.

Autore: Marcello Pamio

Marcello Pamio è scrittore e insegnante. Dal 1999 gestisce il sito internet www.disinformazione.it. È autore di diversi saggi di successo, tra cui ricordiamo: Il Lato Oscuro del Nuovo Ordine Mondiale, Manifesto contro la televisione, Diabete, La vita inizia prima della nascita (scritto insieme a Marisa Bettio). Ha pubblicato, con Uno Editori, i seguenti libri: "La Fabbrica dei Malati", "Cancro S.P.A." e "Il Marketing della Pazzia".

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