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Mauro Biglino: i greci e le possibili origini aliene della civiltà umana… Tra giganti e figli delle stelle

I greci e le possibili origini aliene della civiltà umana

Nello scorso articolo abbiamo affrontato il tema dei Giganti nella Bibbia e delle varie interpretazioni possibili del termine Nefilim.

Greci non si sono curati delle possibili varianti di significato, non si sono cioè impegnati a stabilire se si sia trattato di una caduta o di una discesa volontaria, essi hanno direttamente tradotto il termine [nephilìm] con γιγαντες, “giganti”.

In LXX, Gen 6,4, scrivono:

οι δε γιγαντες ησαν επι της γης εν ταις ημεραις εκειναις και μετ‘εκεινο

C’erano i giganti sulla terra in quei giorni, e anche dopo…

Rispettano cioè la letteralità della traduzione dell’intero versetto già evidenziata in apertura di capitolo e li definiscono semplicemente “giganti”, una affermazione perentoria, priva di sfumature interpretative che a noi pone però un interrogativo: perché [nephilìm] per loro significa “γιγαντες”?

Perché [nephilìm] per loro significa “γιγαντες”?

Nella lingua aramaica esiste il termine AWS`[nephilà], un nome proprio che identifica la costellazione di Orione e sono numerosissimi gli studi che tendono a correlare proprio quella costellazione con la nascita della civiltà umana.

In una molteplicità di ipotesi formulate da autori quali Von Daniken, Hancock, Bauval, Faiia, Collins, ecc. essa viene identificata come possibile luogo di origine degli alieni che sono intervenuti sul nostro pianeta. Secondo tali teorie il ricordo di questa provenienza sarebbe registrato in numerose realizzazioni architettoniche distribuite in siti considerati sacri da varie popolazioni di diversi continenti.

Il più conosciuto si trova ovviamente nella piana di Giza dove la disposizione spaziale delle tre grandi piramidi rispetto al Nilo rispecchierebbe l’orientamento delle tre stelle della cintura di Orione rispetto alla Via Lattea.

Vi sono poi le piramidi maya nel Viale dei morti a Teotihuacan in Messico e ancora le costruzioni sulla mesa degli indiani hopi in Arizona, che paiono essere state posizionate con il preciso intento di riprodurre sul territorio quell’immagine celeste.

Non vi sono al momento certezze e noi ci stiamo occupando della Bibbia, dunque non entriamo nell’ambito dell’attendibilità o meno di queste tesi, ma non possiamo non rilevare che tra elementi apparentemente separati si registra una coincidenza che per il momento ci limitiamo a definire come una semplice curiosità.

Costellazione di Orione nella mitologia greca

Per proseguire nell’argomentazione che stiamo conducendo, dobbiamo ricordare che nella mitologia greca, Orione era un “gigante” originario della Beozia, nonché figlio di Poseidone; era un grande cacciatore e usciva sempre accompagnato dal suo cane Sirio, che si fa corrispondere ad α Canis Majoris, la stella che ne accompagna il viaggio nella sfera celeste: è molto luminosa e ben visibile sotto la stella Saiph (κ Orionis).

Innamorato delle Pleiadi – figlie di Atlante – cominciò a molestarle e la dea Artemide che si era a sua volta invaghita di lui lo fece uccidere da uno scorpione; Zeus scoprì quanto era successo, si adirò e fulminò lo scorpione, poi decise di collocare nel cielo questo eroe e da allora la sua costellazione splende nella notte nel suo continuo tentativo di raggiungere le Pleiadi – gruppo di stelle inserite nella costellazione del Toro – che lo precedono nel percorso celeste.

Ebraico, aramaico, mitologia greca si incrociano qui fornendo una possibilità di interpretazione che integra vari significati e un’ipotetica chiave di lettura.

Riassumendo… I giganti arrivano da Orione?

• Orione era per i Greci un gigante dalle dimensioni colossali;

• In aramaico esiste il termine AWS`[nephilà] che ne identifica la figura e la costellazione: il termine aramaico [nephilà] assumendo la terminazione ebraica del plurale maschile diviene [nephilìm];

• i Greci hanno tradotto [nephilìm] come “giganti”…

• Se il singolare AWS [nephilà] è Orione, il plurale potrebbe essere: Orioni, Orioniani, Orioniti? Erano proprio loro? A questo si riferivano gli autori biblici?

•  Lo avevano compreso i Greci? Definendoli γιγαντες “giganti”, intendevano identificarne il legame con il gigante Orione da cui forse provenivano?

• I Greci ne sapevano di più o conoscevano qualcosa di diverso? Questa domanda è legittimata dal sapere che i settanta saggi che hanno prodotto la versione greca hanno usato un testo originale diverso da quello masoretico: la tradizione rabbinica tende infatti a non riconoscere la versione della Septuaginta ricavata da testi consonantici che differivano da quelli usati dai masoreti di Tiberiade. Questo elemento è degno di nota e genera non poche riflessioni…

I giganti di Giuseppe Flavio in antichità Giudaiche

Approfondiamo la questione dei Giganti con “Antichità giudaiche” (Libro V, 125) dove leggiamo un passo nel quale Giuseppe Flavio, I secolo, profondo conoscitore della Bibbia che parafrasa, conferma l’esistenza dei giganti cui fa spesso riferimento l’Antico Testamento:

 «[gli Israeliti, N.d.A.] mossero il campo verso Ebron, conquistarono la città e squartarono gli abitanti; qui era rimasta una stirpe di giganti che a motivo della grande corporatura e per le loro sembianze del tutto diverse dagli altri uomini costituivano uno strano spettacolo e qualcosa di orribile all’orecchio; ancora oggi se ne mostrano le ossa che non assomigliano a nulla di quanto si conosce».

L’ultima annotazione è particolarmente rilevante, in quanto evidenzia l’assoluta diversità di quegli individui: a differenza di ciò che spesso si cerca di asserire per sminuire la straordinarietà di ciò che si vedeva, la sola statura eccezionale non avrebbe mai giustificato un’affermazione così perentoria: erano diversi da tutto ciò che allora si conosceva in termini di creature viventi e Giuseppe Flavio era di certo una persona colta e aveva quindi accesso a conoscenze e informazioni precluse al popolo.

Se lui afferma che quelle ossa non corrispondevano a nulla di conosciuto, siamo autorizzati a dare credito alle sue parole.

Ma nel libro I, 73 ha lasciato un’annotazione altrettanto curiosa e soprattutto rivelatrice.

Riprendendo il capitolo 6 del libro della Genesi, Giuseppe informa i suoi lettori che molti “angeli” (nella Genesi sono chiamati “figli degli Elohim”)…

 «si unirono a donne e generarono figli orgogliosi, disprezzanti ogni virtù, pieni di fiducia nella propria potenza; le stesse cose che i Greci attribuiscono ai giganti sono tramandate a proposito di costoro».

In effetti anche la Genesi rileva questo parallelismo che ha dello straordinario: personaggi biblici vengono palesemente messi in parallelo con individui”.

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di Mauro Biglino, studioso di storia delle religioni, è stato traduttore di ebraico antico per conto delle Edizioni San Paolo. Da circa 30 anni si occupa dei cosiddetti testi sacri nella convinzione che solo la conoscenza e l’analisi diretta di ciò che hanno scritto gli antichi redattori possano aiutare a comprendere veramente il pensiero religioso formulato dall’umanità nella sua storia. Autore di numerosi best seller, tra cui: “La Bibbia non è un Libro Sacro“, “Il Libro che Cambierà per Sempre le Nostre Idee sulla Bibbia“, “Il dio alieno della Bibbia

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Autore: Mauro Biglino

Mauro Biglino, studioso di storia delle religioni, è stato traduttore di ebraico antico per conto delle Edizioni San Paolo. Mauro Biglino è curatore di prodotti multimediali di carattere storico, culturale e didattico per importanti case editrici italiane, collaboratore di riviste, studioso di storia delle religioni, traduttore di ebraico antico per conto delle Edizioni San Paolo. Da circa 30 anni si occupa dei cosiddetti testi sacri nella convinzione che solo la conoscenza e l'analisi diretta di ciò che hanno scritto gli antichi redattori possano aiutare a comprendere veramente il pensiero religioso formulato dall'umanità nella sua storia.

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