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Metodo Di Bella: la scelta antitumore contro la dittatura terapeutica

Metodo Di Bella: la scelta antitumore

Non solo «l’esponenziale incremento della diffusione del cancro rappresenta la più evidente conferma del fallimento delle attuali misure di prevenzione», ma anche «le decine di milioni di morti ogni anno per tumore certificano gli attuali gravi limiti della terapia medica del cancro». Giuseppe Di Bella

Una partenza a bomba quella dell’amico Giuseppe Di Bella nel suo ultimo libro “La scelta antitumore”. Un saggio che, nonostante le sue 368 pagine pregne di riferimenti bibliografici, è scorrevole e ben organizzato.

Il dottor Di Bella ha un cognome pesante, una responsabilità che trascende la genetica, un incarico direi spirituale: quello di portare avanti, nonostante un ostruzionismo accademico da ancien régime, il Metodo scoperto e codificato da suo padre, il professor Luigi Di Bella.

Una terapia che ha creato un crescente interesse da parte dell’opinione pubblica e una progressiva ostilità da parte delle lobbie del farmaco e dei circoli di potere politici, accademici, finanziari.

Proprio questi furono i motivi per cui il Metodo andava distrutto, e infatti questo è il brodo culturale in cui s’inquadra la finta sperimentazione eseguita dal governo italiano nel 1998.

Scopo della sperimentazione: verificare i risultati della terapia? Macché, tutto il contrario: affondarla per cancellare la speranza nelle persone e convincere i medici della sua totale inutilità.

 

Boicottaggio della sperimentazione Di Bella

Il lavoro che hanno fatto è stato ottimale perché ancora oggi quando un medico sente nominare “Di Bella”, oltre all’orticaria gli vengono in mente i risultati fallimentari della sperimentazione.

Non sapendo che è stata falsificata appositamente.

Il gregge in camice bianco non conosce i retroscena della sperimentazione organizzata dallo stesso Sistema che paga loro lo stipendio.

Un Sistema che per considerare efficace il Metodo pretendeva che, in soli due mesi, pazienti in condizioni terminali (con la lapide già scolpita), con un’aspettativa di vita tra 11 giorni e 3 mesi, che non più rispondevano più alla chemio, avessero una regressione del tumore di oltre il 50 per cento.

Avete capito?

Non lo pretendono dalla chemioterapia, ma per il Metodo di Bella era assolutamente d’obbligo.

Il tutto, senza un gruppo di controllo che confrontasse il risultato del MdB con quello che in simili condizioni avrebbero conseguito i protocolli oncologici convenzionali.

 

I retroscena della sperimentazione Di Bella

Sarebbe da pazzi fare un serio raffronto tra le cure oncologiche convenzionali e altre metodiche: verrebbe fuori in maniera lampante e dirompente che la chemio sta letteralmente uccidendo milioni di persone ogni anno, da una parte, mentre dall’altra fa incassare centinaia di miliardi.

Tornando alla sperimentazione, hanno avuto anche il coraggio di somministrare farmaci scaduti a 1048 ammalati (come risulta da verbale dei NAS), distribuire retinoidi (uno dei prodotti del Metodo) con dosaggi ampiamente inferiori a quelli richiesti e programmati dallo stesso Luigi Di Bella.

Infine, alla maggior parte dei pazienti NON è stata fornita (appositamente) la siringa temporizzata che somministra la somatostatina, non solo vanificandone l’effetto, ma provocando problemi gastroenterici!

A Natale di solito si diventa più buoni, ma non quando di mezzo ci sono interessi economici enormi…

Il 23 dicembre 1997 il ministro della salute Rosaria Bindi se ne esce con un Comunicato n. 267 nel quale il suo Ministero afferma «la mancanza di fondamento scientifico del metodo Di Bella e quindi l’insuscettibilità del medesimo all’impiego sistematico negli ammalati di tutti i tipi di tumore».

Con una sperimentazione (del tipo Banda Bassotti) durata solo poche settimane e corredata da uno striminzito comunicato pubblicato l’antivigilia di Natale, hanno gettato nel cesso un’importante terapia!

Nel 1998 avrebbero potuto aggiungere alla farmacopea del sistema sanitario nazionale, oltre ai deleteri protocolli oncologici, anche una terapia complementare, molto più economica e, oggi possiamo affermare, anche molto più efficace.

Ma le lobbie non hanno voluto, e muovendo i fili sopra la testa della signorina Rosaria, hanno fatto decretare al ministro pro tempore la totale «mancanza di fondamento scientifico del Metodo Di Bella».

Privando di fatto i cittadini di un percorso terapeutico molto meno invasivo e i cui risultati possono essere testimoniati da tantissime persone.

Negli ultimi vent’anni: quante persone sono morte per la chemio?

Non potremo affermare che sarebbero ancora vive, ma certamente avrebbero avuto maggiori possibilità di guarigione e sicuramente molte meno sofferenze e atroci invalidità.

Con una media nazionale di circa 170 mila morti l’anno (anche se in realtà il numero è molto più alto), dal 1998 ad oggi oltre 3 milioni e mezzo di persone non ci sono più!

Ma perché tutto questo ostracismo nei confronti, prima del prof. Luigi e dopo nei confronti del dottor Giuseppe?

Il cognome Di Bella fa paura al Sistema perché mette in crisi e delegittima la spietata dittatura terapeutica, unicamente finalizzata allo sfruttamento della sofferenza e della malattia, e lo fa non certo con le chiacchiere o gli studi fasulli, ma attraverso le numerosissime e pubbliche testimonianze di persone guarite.

Veniamo all’ultimo sforzo del dottor Giuseppe Di Bella, che ho letteralmente divorato.

 

Ma più che un libro lo definirei quasi un vademecum, dove vengono affrontati con rigore scientifico e chiarezza estrema temi importantissimi come:

• la causa del cancro;

• la prevenzione primaria e secondaria dei tumori;

• l’alimentazione;

• le vitamine;

• la composizione, posologia e dosaggi degli integratori;

• l’elenco dei numerosissimi cancerogeni esogeni (ammine e nitrosammine, benzene, aflatossine, tabacco, mammografie e TAC, campi elettromagnetici, ecc.), e molto altro ancora.

 

Il testo finisce con la speranza da parte del dottor Giuseppe Di Bella di vedere un giorno realizzato il sogno di suo papà.

Un sogno nel quale l’Ars Medica considera e cura il portatore del tumore, NON il tumore come entità estrapolata da un’inscindibile unità biologica e spirituale!

Al centro ci deve essere sempre l’uomo e non il cancro.

In questa visione il Metodo di Bella è perfettamente coerente, perché totalmente antropocentrico nel senso scientifico, filosofico, etico e cristiano del termine.

Io invece termino con l’ammonimento del grande professor Luigi Di Bella:

«Non  esiste  né  esisterà  alcun  trattamento  chemioterapico  citotossico in grado di guarire un tumore solido, ma unicamente un Metodo, una multiterapia  razionale  e  biologica,  un  complesso  di  sostanze  sinergiche  e  fattorialmente interattive, singolarmente dotate di attività antitumorale atossica, che sequenzialmente  o  contemporaneamente  agiscano  centripetamente  sulla  miriade  di reazioni biologiche della vita tumorale, riconducendo gradualmente alla normalità le reazioni vitali deviate dal cancro»

Pamio Marcello

Autore: Marcello Pamio

Marcello Pamio è scrittore e insegnante. Dal 1999 gestisce il sito internet www.disinformazione.it. È autore di diversi saggi di successo, tra cui ricordiamo: Il Lato Oscuro del Nuovo Ordine Mondiale, Manifesto contro la televisione, Diabete, La vita inizia prima della nascita (scritto insieme a Marisa Bettio). Ha pubblicato, con Uno Editori, i seguenti libri: "La Fabbrica dei Malati", "Cancro S.P.A." e "Il Marketing della Pazzia".

3 Comments

  1. Sì, al centro deve stare sempre l'uomo, con i suoi problemi, le sue patologie e tutto quello che lo riguarda... l'uomo nella sua interezza. Forse un giorno il cancro come malattia verrà definitivamente sconfitto e non se ne parlerà più, come è successo per la lebbra o il vaiolo... Io ho perso entrambi i genitori: "uccisi" dal cancro. Ma continuo a sperare per l'umanità.
  2. Sono una docente di Scuola Superiore. Ho avuto nel2007 un carcinoma duttale maligno al seno. Non ho eseguito intervento chirurgico, né chemio, né radio. Siamo nel 2019 sto bene e sono viva grazie al Metodo Di Bella. La mia gratitudine non ha limiti. Vorrei invitare il Dottor Giuseppe a presentare il suo libro a Scuola ma temo la reazione dei Dirigenti scolastici che hanno paura dei genitori degli alunni perché possono pensare che la scuola proponga un metodo di cura bocciato dalla Sanità Pubblica. Se questa non è dittatura!!!

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