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Musica e propaganda: gli influencer al servizio della campagna vaccini

Iniezioni “emozionanti”

Quella per la vaccinazione sarà “una campagna di comunicazione emozionante” a cui “parteciperanno registi, direttori d’orchestra, letterati che vogliono bene al proprio Paese”.

Parole e musica di Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure occorrenti per il contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19, rilasciate al quotidiano “Il Corriere della Sera”.

Ci sarebbe da riflettere su ogni singola parola qui usata, non ultima quella parola “emozionante” che sancisce ancora una volta il paradigma della “Società dello Spettacolo” affidata continuamente alla mozione delle emozioni,  ma non è questo il punto della questione…

Artisti al servizio del pensiero mainstream

Ciò che desideriamo qui sottoporre alla attenzione è come questi mesi di pandemia ci abbiano fornito una ennesima conferma del fatto che

il mondo creativo ed artistico oramai concepisce se stesso non come agente di un pensiero indipendente, ma come testimonial, categoria pubblicitaria per eccellenza.

Oggi li chiamano “influencer”…

Tutto il libro “La Musica e i suoi Nemici” tenta di offrire prospettive su questo aspetto cruciale, e un capitolo addirittura è dedicato al tema “Musica e Virus”…

La musica, il linguaggio oltre la propaganda

Ebbene ciò che sembra essere sfuggito ad artisti e fruitori è il senso stesso della natura della comunicazione non usuale, che esiste, appunto, anche per allargare il più possibile le sbarre della gabbia di restrizioni cui siamo sottoposti all’interno del linguaggio abituale, già abbastanza sacrificato.

La natura della Musica, in particolare, linguaggio non verbale per eccellenza, dovrebbe aiutarci a trascendere queste limitazioni, permettendoci di abbracciare tutte quelle sfere che conducono non alla propaganda, ma al dubbio radicale. 

Seguire questa strada di allontanamento dalla strada dell’universalmente condiviso è operazione ad avviso di chi scrive necessaria, mentre accodarsi alla idea che l’Arte e la Creatività debbano per forza di cose illustrare una realtà calligrafica, senza sussulti, né sfumature rappresenta una negazione del ruolo originario che queste forme comunicative rivestono.

I “Divi di Stato” al tempo del Virus

 

Ne consegue certamente che i “direttori di orchestra” evocati da Arcuri certamente e legittimamente possono essere sinceramente persuasi della qualità salvifica del vaccino e della narrazione fatta dai media di questa pandemia, ma anche in un caso simile farebbero meglio a riflettere bene prima di farsi attori di una “pubblicità progresso”, scritta e diretta da uomini che di “artistico” hanno ben poco, anzi ricalcandone pedissequamente motti, hashtag e parole di ordine..

Citando le parole della band italiana Disciplinatha, rilasciate attraverso un noto comunicato, il ruolo di un musicista consapevole è “criticare e negare” e, in quanto tale, “essere criticato e negato”.

È una strada faticosa e impervia, ma l’Arte non è fatta per accontentarsi.

 

Cresti Antonello

Autore: Antonello Cresti

Antonello Cresti: è saggista, conferenziere ed agitatore culturale. Si è laureato con lode in Scienze dello Spettacolo presso l'Università di Firenze. Ha iniziato la sua attività artistica come musicista, animando vari progetti e producendo numerosi album. Ha già pubblicato undici libri, usciti con varie case editrici, dedicati a musica underground, cultura britannica, esoterismo, controcultura. E' ideatore di un film e di un documentario, entrambi a tematica musicale. E' fondatore della Convenzione degli Indocili, una rete trasversale di intellettuali e creativi che operino in opposizione al Pensiero Unico.

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