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Norfolk Island: nuove tracce di una Civiltà sconosciuta

Norfolk Island

Norfolk Island è una splendida isola posizionata a nord della Nuova Zelanda e a sud della Nuova Caledonia. È l’isola più grande di un piccolo arcipelago che impreziosisce questo meraviglioso angolo dell’Oceano Pacifico.

La sua storia è relativamente recente, poiché le prime tracce di insediamenti umani risalgono al 1774, quando gli inglesi approdarono sull’isola, dandole il nome in onore della Duchessa di Norfolk.

Nel 1856, l’isola fu al centro del famoso ammutinamento del Bounty, un evento che ha caratterizzato, in negativo, la storia della marineria britannica.

Ufficialmente, l’archeologia non riconosce altre forme di civiltà che abbiano potuto occupare l’arcipelago in epoche antecedenti il XVIII secolo, nonostante siano state rinvenute opere architettoniche e manufatti che potrebbero destare più di qualche sospetto.

Posizione geografica

L’arcipelago di Norfolk costituisce un piccolo ponte tra le due isole maggiori del continente indo- australiano – Nuova Caledonia e la Nuova Zelanda – le quali si posizionano sulla placca continentale dominata dall’Australia. Ha una posizione, sostanzialmente, equidistante dai continenti Europeo e Sud Americano.

La placca continentale sulla quale è posizionata l’isola nel corso dei millenni, molto probabilmente, ospitava un antico continente attualmente sommerso che ha ispirato generazioni di studiosi, affascinati dai misteri di antiche civiltà vissute in aree del globo ormai scomparse.

Tracce di antichi insediamenti

Per l’archeologia, Norfolk Island rappresenta un’area di scarso interesse culturale nonostante siano sparpagliate, soprattutto nelle zone interne, quantità di blocchi in stato di agglomerati, i quali riportano alla mente antiche configurazioni di stile nord-europeo.

Con la collaborazione di Joanna Raikes e Brooke Watson che vivono sull’isola da molti anni, abbiamo coordinato un gruppo di lavoro per far luce su alcuni siti estremamente interessanti.

Raikes e Watson sono due ricercatori indipendenti, appassionati di antichi miti e culture proprie dell’area del sud-pacifico, i quali hanno acceso l’attenzione su alcune “anomalie” che caratterizzano specifiche aree dell’isola.

L’inizio della ricerca

A maggio del 2019, dopo due mesi di esplorazione dell’isola, abbiamo deciso di approntare un primo Protocollo di Ricerca, con l’obbiettivo di mappare le potenziali aree di interesse archeologico. Abbiamo ripartito l’isola in tre distinte aree:

  • La fascia costiera
  • La fascia boschiva-forestale
  • La fascia collinare-montuosa

La scelta di operare secondo questa distinzione, deriva dalla tipologia dei reperti e siti rinvenuti in ciascuna di esse.

Superata la fase di mappatura, abbiamo dedicato la nostra attenzione al primo sito di interesse archeologico e scientifico, approntando un secondo Protocollo con l’obiettivo di stabilire le linee guida entro le quali operare, per definire gli elementi principali del sito e la relativa comparabilità con aree sensibili di interesse storico, localizzate in altre aree del pianeta.

Abbiamo rilevato, una molteplicità di elementi caratterizzanti, i quali ci hanno consigliato di approcciare con estrema cautela allo studio del sito, poiché abbiamo rilevato delle similitudini inattese, il cui stile è già stato oggetto di studio in altre zone archeologiche, in particolare in Europa e in Kazakhistan.

 

Eredità di culture europee?

Il sito in questione si trova a metà strada tra la fascia costiera e quella boschiva.

Dopo aver accuratamente delimitato l’area oggetto di studio, abbiamo cominciato ad esaminare la formazione geometrica che lo caratterizza.

In un primo momento, eravamo convinti di essere in presenza di un cerchio di pietra, tipica espressione delle culture nord-europee l’attenzione sulla disposizione circolare dei blocchi di pietra.

Abbiamo esaminato il terreno alla ricerca di tracce che potessero confermare la nostra ipotesi iniziale, ma abbiamo dovuto prendere atto che la progressione perimetrale del sito era “anomala”, poiché non rispettava i requisiti propri della natura circolare.

Eravamo, dunque, in presenza di un agglomerato monolitico a forma geometrica irregolare; nonostante in alcuni punti del terreno, a ridosso del perimetro, fossero evidenti tracce che avrebbero potuto giustificare la presenza di altri blocchi di pietra a formare, quindi, un rettangolo regolare.

L’impressione ricevuta nel corso del nostro studio è che i blocchi siano stati sottoposti a “stress” violento che ha rimosso – o quantomeno spostato – alcune delle pietre di minor peso.

Al momento, non è possibile stabilire se lo “stress” sia stato determinato dall’azione dell’uomo, oppure per effetto di eventi naturali di estrema violenza.

 

Conformazione del sito

Ci siamo dedicati alla ricostruzione del perimetro al fine di ricomporre, secondo un ordine preciso, la forma originaria dell’opera.

Con l’ausilio degli strumenti tipici utilizzati in archeologia, abbiamo delimitato l’intero perimetro così da evidenziare la consistenza della forma geometrica, all’interno della quale si sviluppano ulteriori forme dovute alla disposizione di agglomerati monolitici.

Il sito si sviluppa secondo tre tipologie di distribuzione dei blocchi: un nucleo centrale attorno al quale si espandono gli altri due.

Il nucleo centrale ruota attorno ad un monolite in basalto del peso medio stimato di circa 6-7 tonnellate, per un’altezza di circa 160 centimetri ed una larghezza di circa 120 centimetri. È il punto zero, o punto di origine, attorno al quale si sviluppa l’intera impalcatura.

Abbiamo cercato di individuare il punto dal quale è stato estratto e abbiamo notato la similitudine del blocco con un’area a ridosso della fascia costiera a nord dell’isola. Pertanto, i blocchi utilizzati provengono direttamente dall’isola – di origine vulcanica – e non da zone ad essa estranea.

Gli altri due punti esaminati, quello ad ovest e l’altro a sud, si caratterizzano per un diverso impiego di blocchi di basalto:

  • ad ovest, il sito si caratterizza per la presenza di blocchi in basalto sostanzialmente di dimensioni ridotte e di peso contenuto entro la tonnellata, di altezza variabile che non eccede i 50 centimetri;
  • ad est, la disposizione dei blocchi è più complessa e si caratterizza per la presenza di monoliti di dimensione media rispetto agli altri due agglomerati, il più alto è di poco inferiore ai 90.

Lavoro di ricostruzione

La successiva fase di indagine ci ha impegnati nel tentativo di studiare l’esistenza di una possibile logica architettonica che ha, originariamente, ispirato i costruttori del sito.

La domanda ricorrente è stata: “Esiste una coerenza nella disposizione dei blocchi oppure si tratta di una configurazione casuale?”

Abbiamo studiato la morfologia del sito, osservandolo da vari punti dislocati in zona. I tentativi, tuttavia, non hanno prodotto risultati apprezzabili, per questa ragione abbiamo deciso di affidarci alla tecnologia, utilizzando i moderni sistemi di osservazione dall’alto, con l’ausilio di appositi droni – la ricerca però si è rivelata inconcludente.

Abbiamo allora spinto i droni ad un’altezza estrema di circa 100 metri, ottenendo una prima immagine più “interessante” dei tre agglomerati interni:

La loro distribuzione, infatti, sembrava essere armonica e maggiormente razionale, al punto da esprimere delle vere e proprie simbologie, invisibili da un piano orizzontale.

Gli agglomerati osservati dall’alto descrivevano risultati semplicemente sorprendenti. La compattezza delle forme risultano evidenti dall’osservazione delle immagini e, soprattutto, lasciano intravedere espressioni simboliche estremamente interessanti le quali conferiscono un senso logico al sito oggetto di studio.

Eravamo chiaramente in presenza di un’opera realizzata per celebrare il simbolo – per eccellenza – della vita, proprio delle coscienze intime delle popolazioni più antiche.

I Simboli prendono forma

Il sito si sviluppa secondo una forma geometrica rettangolare, per quanto siano evidenti le irregolarità delle misure di ciascun lato che si riassumono nel modo seguente:

  • Lato Nord: 22 metri
  • Lato Sud: 16 metri
  • Lato Est: 7 metri
  • Lato Ovest: 12 metri

Abbiamo rilevato, inoltre, che il sito sembra orientato con i punti cardinali.

Tracciando una linea retta che congiunge i lati opposti, esso sembra svilupparsi secondo un orientamento Est-Ovest, evidenziando quindi una possibile attenzione dei costruttori alla disposizione dei blocchi secondo un collegamento con i punti geografici.

Questo dato sembra essere particolarmente sensibile, soprattutto in riferimento a possibili comparazioni con altre culture che manifestano medesime attitudini nell’edificazione dei propri monumenti.

Il Tempio del Sole

La ricostruzione delle simbologie che i singoli agglomerati rappresentano è stata particolarmente complessa ed ha impegnato il gruppo di lavoro per molti mesi.

Partendo da est verso ovest, abbiamo la seguente configurazione:

  •  Agglomerato A: si sviluppa sul lato est del sito, in particolare sullo sviluppo sud-est. I blocchi in basalto che lo compongono hanno dimensioni medie. L’agglomerato, composto da tre blocchi principali, forma un Triangolo con vertice rivolto verso nord-ovest;
  • Agglomerato B: è l’asse centrale del sito. Si compone di una decina di blocchi in basalto di varie dimensioni che ruotano intorno al blocco principale di circa 6/7 tonnellate. La ricostruzione dell’agglomerato riproduce il simbolo della Svastica, molto noto nelle antiche culture del sud- est asiatico.
  • Agglomerato C: si compone di cinque blocchi principali, tutti in basalto, dimensioni variabili con punte massime intorno ai 50 centimetri di altezza. È posizionato sul lato nord-est e riproduce un simbolo che unisce la Svastica al Triangolo (la prima mancante del braccio ovest, mentre il secondo è congiunto al primo ma mancante di un lato a chiusura della forma geometrica).

Sembra interessante notare che i simboli si sviluppano secondo una progressione innaturale rispetto all’orientamento est-ovest, evidenziato con la linea tratteggiata in bianco e che rappresenta la naturale dinamica del Sole lungo l’eclittica.

 

Simbologie nascoste?

Inoltre, abbiamo notato un altro dato molto interessante, ovvero che la distanza tra l’angolo Est (precisamente allineato con il corrispettivo punto geografico) e l’angolo Sud-Est (dal quale si origina la simbologia, secondo una dinamica Sud-Est – Nord- Ovest) è di circa 58°.

La sintesi dell’analisi delle simbologie è la seguente:

  • Il simbolismo universale del Triangolo si ritrova in tutte le tradizioni, è la manifestazione del ritorno all’unità esprime prevalentemente sia l’idea della divinità, sia l’idea dell’ascesi dell’uomo verso la trascendenza divina.

In relazione al sole questa figura è doppiamente simbolo di fecondità.

Nella tradizione giudaica l’equilatero simboleggia Dio. Nella fattispecie, il Triangolo rappresenta il Sole all’Alba, la divinità che sorge.

  • La Svastica è un antico simbolo religioso utilizzato da molte culture fin dal Neolitico. Per gli induisti il simbolo è associato al Sole. Nel caso di specie, riteniamo che il simbolo possa essere associato al Sole allo Zenit, ovvero nel momento di massimo splendore e benessere.
  • Il terzo simbolo rappresenta una svastica “diminuita di un braccio” ed una forma triangolare al suo termine, privo del segmento di chiusura, quasi a simboleggiare l’unione dei due precedenti simboli che tendono al luogo del Riposo, ovvero il momento in cui il Sole conclude il proprio percorso quotidiano lungo l’eclittica, verso il tramonto.

Ipotesi di datazione

Abbiamo esaminato lungamente i dati rilevati nel corso della nostra esplorazione.

Il sito è assolutamente “misterioso”, poiché non sembra essere opera di culture locali, non essendoci paramenti di confronto storico che possano lasciare spazio a comparazioni di sorta.

Pertanto, non abbiamo potuto fare altro che ipotizzare l’esistenza di una Civiltà sconosciuta che abbia colonizzato le isole in tempi più antichi rispetto al XVIII secolo.

I punti di riferimento, per logica deduzione, non possono che essere quelli descritti, magistralmente, all’interno del Tempio, ovvero i simboli solari.

Essi esprimono delle caratteristiche sorprendenti, ai fini dell’interpretazione della sua funzione originaria.

Innanzitutto il Tempio del Sole poteva avere una duplice funzione:

  • punto di osservazione astronomico legato al ciclo solare;
  • un luogo religioso di adorazione del dio Sole quale apportatore di benessere e di possibile.

 

A ogni domanda un nuovo dubbio

Tuttavia, osservando il Tempio, abbiamo maturato un dubbio estremamente importante, riassumibile nei seguenti interrogativi:

  • perché i simboli si sviluppano da Sud-Est verso Nord-Ovest e non da Est verso Ovest, come sarebbe stato logico attendersi?
  • Se il Tempio è dedicato al Sole, come è possibile che la Civiltà che l’ha realizzato possa essersi sbagliata in modo così grossolano nel definire il punto esatto del suo sorgere all’Alba?

Si tratta di un interrogativo molto importante poiché dalla sua soluzione è possibile trovare la chiave per interpretare le origini e i tempi della sua costruzione.

L’unico indizio disponibile è la distanza tra l’est geografico e il punto esatto in cui si originano i simboli, esattamente a sud-est: ovvero, 58° di differenza tra i due punti.

In questa separazione, estremamente ampia, è racchiuso il mistero della datazione del sito, ovvero, il momento in cui la Civiltà ha colonizzato le terre ad est dell’Australia.

 

Conclusioni

Abbiamo avviato una ricerca – tuttora in corso – che segue due direttrici ben definite:

  • La deriva dei continenti;
  • La variazione dell’inclinazione dell’asse.

I due punti di indagine sono fondamentali per cercare di trovare una soluzione logica e scientificamente apprezzabile.

Sappiamo che il continente indo-australiano nel corso della sua dinamica si stia progressivamente spostando, ormai da una decina di milioni di anni, verso nord.

Da ciò possiamo dedurre che Norfolk Island, nel tempo in cui è stato realizzato il Tempio del Sole, si trovasse più a sud rispetto alla posizione attuale.

Naturalmente, non è semplice calcolare la variazione, poiché non esiste uno storico scientificamente apprezzabile che ci permetta di focalizzare la precisa posizione in un dato tempo.

Norfolk Island dal satellite (Foto di: abc.net.au)

 

Lo stesso dicasi per le variazioni dell’asse terrestre nel corso di un arco di tempo estremamente ampio. Se volessimo considerare la variazione di 58° a totale condizione del movimento dell’Asse Terrestre, potremmo dire che il Polo Nord, al momento della costruzione del sito, si sarebbe trovato a ridosso di Pechino, quasi appoggiato sull’attuale equatore.

Si tratta, naturalmente, di un’enormità, difficilmente acquisibile come prova.

Tuttavia, riteniamo che un lavoro geologico sull’area, combinato con lo studio delle variazioni dell’asse terrestre e della deriva delle placche continentali, ci permetterebbe di comprendere con una certa precisione l’età del sito.

In ogni caso, in considerazione dei dati rilevati, possiamo certamente sostenere che il Tempio del Sole è, con prudente probabilità, uno dei più antichi esempi architettonici mai scoperti, è che la sua datazione potrebbe immergersi nei tempi oscuri e meno conosciuti del Pleistocene, circa 1 milione di anni or sono.

Un articolo di Armando Mei

Autore: Armando Mei

Nato a Torino si interessa di Egittologia predinastica. Ha lavorato a molti progetti di ricerca che sono stati il seme della sua “Teoria dello Zep Tepi e del Progetto Unitario di Giza”. Ha scritto diversi articoli sulle principali riviste italiane ed estere. È stato coautore con Semir Osmanagich del libro Visoko: La Scienza occulta delle Piramidi. Ha pubblicato la prima edizione del libro Il Segreto degli Dei. Ha pubblicato il suo primo libro in inglese dal titolo Ancient Mysteries e nel 2018 ha scritto La Piramide e i segreti del 137 (XPublishing Editore). Dal 2015 è Guest Author della rivista «Ancient Origins». È stato coautore del libro Unraveling the Ancient Mysteries, Ha collaborato alla stesura del libro Unraveling Ancient Myths and Legends (Ancient Origins Publisher).

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