28

Numeri e costellazione di Orione: l’enigma delle origini

Questo articolo è tratto da un testo inedito  (troppo lungo da pubblicare qui in versione integrale) di Marco Virginio Fiorini, autore per Uno Editori di “Il codice nascosto di Leonardo

Per chi fosse interessato, in fondo all’articolo c’è il link per scaricare il pdf gratuito con il testo integrale (Oppure clicca qui)

Numeri: perché li scriviamo così?

Prima di approfondire il collegamento tra i numeri e la costellazione di Orione, facciamo un passo indietro.

La necessità di contare e di quantificare è antichissima e si perde nella notte dei tempi.

In questo caso questa necessità precederebbe di molto anche quella della scrittura.

Anche i popoli che consideriamo preistorici, quando venivano in contatto con altri esseri umani, praticavano il baratto e per farlo avevano la necessità di contare, anche se in termini rudimentali.

Osso di Ishango. L’organizzazione delle tacche in tre raggruppamenti asimmetrici implica che la loro funzione era più pratica che decorativa, tanto da far supporre che la loro disposizione sia dovuta alla necessità di sviluppare un sistema numerico.

Nasce così l’esigenza di disporre di una serie di segni che corrispondano a una quantità (vedi Osso di Ishango).

Ritengo che sia logico ricercare l’origine di questi segni in natura, e uno dei più intuitivi riferimenti sono sicuramente le dita delle due  mani (elemento comune a tutti i popoli).

Ecco perché la numerazione decimale è sicuramente la più antica, in quanto è la più semplice, la più immediata, la più facilmente condivisibile tra i popoli.

Numeri: perché li scriviamo così?

Quando arrivò la scrittura (si pensa attorno al 3000 a.C. circa, ma alcuni sostengono anche prima) fu necessario inventarsi dei simboli che indicassero le quantità.

Durante l’evoluzione umana, di sistemi di scrittura dei numeri ne sono stati creati molti, e non è qui la sede per ripercorrere tutto questo cammino.

Prenderemo in esame solo i dieci segni che oggi ci permettono di scrivere qualsiasi cifra e fare dei calcoli, ma solo dal punto di vista grafico e geometrico.

Queste cifre, simili a quelle che conosciamo oggi, vennero importate in Europa dal grande matematico pisano Fibonacci che le imparò studiando i testi dei matematici indo-arabi. Questi segni contenevano al loro interno una grande novità: lo zero.

Ma perché i numeri hanno questa forma?

Perché li scriviamo così?

Sono deformazioni di lettere di un qualche alfabeto?

Ecco qui la mia ipotesi.

 

I numeri: anima geometrica e anima simbolica

 

La matematica e i numeri fanno parte integrante della Conoscenza. La matematica è la possibilità di trasformare una parte della conoscenza, facendoci scoprire nuovi concetti e permettendoci di accedere a nuova conoscenza.

Le dieci cifre sono il mezzo con cui la matematica si esprime e si rende visibile.

Ragion per cui sono assolutamente convinto che l’aspetto delle dieci cifre debba essere anche graficamente coerente con i principi dell’Armonia Universale.

Sono tentato di dire che le cifre hanno una doppia anima: quella geometrico-razionale e  quella simbolica o percettiva. Analizzeremo ogni cifra sulla base di questi due criteri.

Un’ultima considerazione: teniamo presente la Cifra è un simbolo, mentre un Numero è un valore.

 

I numeri: figli delle stelle?

Come dice un noto refrain musicale, noi siamo “figli delle stelle” () e fin dalla più remota antichità vediamo in esse un modello, un riferimento, una guida.

Cintura di Orione e complesso di Giza. Immagine tratta da unsaltonelcielo.it

La posizione e la forma delle costellazioni è stata da sempre fonte di ispirazione per tutti i popoli antichi a cominciare dagli Egizi i quali, assieme a Sumeri e Babilonesi da una parte, Indiani e Cinesi in oriente e popoli meso americani in seguito, furono grandi studiosi della volta celeste e quindi anche della posizione e delle forme di stelle e pianeti.

Una delle formazioni celesti più amate, seguite e studiate dagli antichi, fu certamente la costellazione di Orione (fig.1 e 2).

Secondo gli Egizi essa era la dimora eterna dei Faraoni dopo la loro morte in Terra.

Alcuni ricercatori, sostengono che la famosa “cintura di Orione” (parte centrale della costellazione) sarebbe stata presa a modello per la disposizione delle tre piramidi più famose della storia (quelle di Giza) che ci guardano da almeno 5000 anni.

L’estratto di un di un famoso testo sapienziale, Le Tavole Smeraldine di Thot (Ermete Trismegisto per i Greci) suona così “… ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso per fare miracoli di una cosa sola…”

Questo per dire che la volta celeste era un modello a cui ispirarsi, conformarsi e da seguire. Proprio per queste ragioni io credo che la forma delle cifre che oggi usiamo sia stata ricavata dall’osservazione di questa amatissima costellazione.

Vediamo come.

Alfabeto Numerico e costellazione di Orione

Unendo con delle linee le varie stelle componenti la costellazione di Orione, si potevano ottenere simboli, sempre riconoscibili in quanto diversi tra loro, che per convenzione dovevano indicare una certa cifra. Una cifra sì, ma non una quantità.

 

I tratti rossi rappresentano lo schema della costellazione di Orione, mentre quelli blu propongono una linea di unione che forma la base della scrittura delle attuali cifre matematiche

 

Infatti non è il numero di stelle collegate che indica la quantità. Ciò che contava (è il caso di dirlo) era solo la forma. Essa doveva essere univoca e facilmente riconoscibile.

Come in un alfabeto fonetico ogni segno corrisponde a un suono, qui ogni segno corrisponde a un valore. Lo potremmo chiamare “Alfabeto Numerico”.

Il fatto di aver scelto la costellazione di Orione come base per tracciare le cifre numeriche aveva anche un duplice vantaggio.

 

Intanto quello di far discendere tutti questi segni da un’unica sagoma molto conosciuta da tutti in quanto molto facilmente visibile ogni notte e facilmente riconoscibile da tutti i popoli antichi delle civiltà mediterranee e limitrofe. Dall’altro quello di utilizzare una costellazione da molti considerata “sacra”, quindi ben accetta.

Come si potrà notare manca lo zero che essendo stato inventato (o scoperto?) in India nel 300 d.C. (circa), non può essere annoverato tra questi, anche perché a mio avviso la sua forma deriva da altri parametri (che vedremo più avanti).

La mia ipotesi di utilizzare una costellazione come base di riferimento per dar forma a dei segni (che oggi chiamiamo numeri), potrà sembrare un’idea bizzarra o bislacca, ma in realtà era un’usanza molto comune nell’antichità.

Si pensi solo alla forma delle 12 costellazioni astrologiche. Molte di esse richiamano animali (Ariete, Pesci) o personaggi (Vergine) o oggetti (Bilancia).

Tutta la mitologia antica (egizia, greca e romana) si basa su costellazioni o astri.

Sono convinto che questo tipo di metodologia per la tracciatura delle cifre, sia rimasto ancorato per secoli nella mente umana. Una specie di schema ancestrale.

Questa forma di pensiero si è tramandata per secoli fino ad arrivare a oggi, concretizzandosi in quella che conosciamo oggi come numerazione elettronica che vediamo abitualmente nei display di molti apparecchi moderni.

Questo schema odierno si basa su una semplificazione geometrica della Costellazione di Orione, ridotta a 6 punti. La vediamo rappresentata qui sotto.

 

 

I punti rossi rappresentano lo schema molto semplificato della costellazione di Orione. Le linee blu compongono le cifre che di usano sui display della macchine moderne

 

Fin qui abbiamo visto ciò che riguarda il PERCHÉ le cifre avrebbero questa for­ma, cioè la loro origine. Ma come mai oggi le scriviamo proprio così?

La costellazione di Orione ha fornito l’idea di base, ma oggi le cifre hanno un aspetto e delle proporzioni molto specifiche.

_______________________

Vuoi scrivere all’autore? mavir.fiorini@gmail.com

Ti interessa approfondire?

Scarica qui il PDF Gratuito: la ricerca continua!

Da Zero a Nove: L’enigma delle origini

 

Vuoi approfondire?

Qui un video di Marco Virginio Fiorini  sui misteri del Sator Arepo e sul quadrato Magico a 5 colonne

 

 

 

 

 

 

 

Fiorini Marco Virginio

Autore: Marco Virginio Fiorini

Marco Virginio Fiorini (Torino, 1949) è un esperto di geometria sacra e da anni si dedica alla ricerca dei principi architettonici e geometrici che hanno guidato gli architetti del passato. Laureato con lode in architettura a To­rino, per oltre 40 anni esercita la professione di architetto in Italia e all’estero operando nel settore dei grandi edifici commerciali, acquisendo una notevole esperienza nella progettazione e nella direzione lavori di grandi opere. Fin da bambino è stato animato da una grande passione per l’Egitto e in particolare per il sito di Giza. Nel 2012 pubblica “Nel cantiere della Grande Piramide – Gli architetti egizi svelati”, nel quale fornisce una soluzione convincente e concreta per la costruzione delle piramidi. Il libro viene tradotto in francese e in inglese. La ricerca continua e le nuove scoperte sono state raccolte nel 2016 nella pubblicazione “L’Armonia Universale. Scoperte nelle piramidi le meraviglie Maat” nel quale vengono indagate nuove ipotesi sulle ragioni che spinsero gli Egizi a realizzare il più straordinario e famoso complesso pi­ramidale della storia. La geometria è quindi sempre presente nelle sue ricerche, anche oltre la civiltà egizia. L’autore è da sempre affascinato dalla straordinaria capacità di rappresentazione grafica di grandi architetti del passato tra i quali Brunelleschi, Leon Battista Alberti e naturalmente dal grandissimo Leonardo da Vinci. L’opera che lo attira in modo particolare è l’Uomo Vitruviano che unisce in sé arte, geometria e mistero. Continua la sua attività di ricercatore e di scrittore (libri e articoli) e viaggia tenendo conferenze in Italia, Francia e Svizzera.

    Lascia un commento

    Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    error: Attenzione: questo contenuto è protetto!!