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Ocelum: l’antica città (scomparsa) della Val Susa

Ocelum, l’antica città della Val Susa

Oggi vorrei parlare dell’argomento forse a me più caro: Ocelum l’antica città della valsusa

Nel De bello gallico Cesare, nel libro I, racconta di battaglie combattute contro i guerrieri di Ocelum, una città gallica al confine (ad fines) tra i regni di Roma e Gallia.

Gli storici e la Storia sanno che questa città doveva trovarsi da qualche parte in Val di Susa. Ma non è stata mai trovata.

Ora, nel corso degli anni, anzi dei decenni (esploro i boschi e i monti della Bassa Valsusa dal 1991) ho rinvenuto le mura di quella che ritengo essere l’antica città di Ocelum… Quel poco che “Roma”, e soprattutto la Chiesa con la sua operazione chirurgica di “estirpamento”, avevano lasciato…

Mura che hanno il “marchio di fabbrica” dei Celti: muri a secco come questi li ho ritrovati identici nell’Europa del Nord, in terre celtiche doc, dove ancora oggi il metodo di costruzione è il medesimo – in particolare, nella campagna di Edimburgo, in Scozia, molti anni fa mi emozionai tantissimo nel ritrovare “i miei muretti” e compresi una volta di più che il luogo in cui vivevo, la Valsusa, altro non era che il “Sud delle terre celtiche”, e sentii che la mia mission era ritrovare le tracce dell’antica cultura “pagana”.

La città… scomparsa!

La cosa veramente interessante, dal mio punto di vista, è la seguente: se guardiamo la seguente carta dell’Italia del Nord (o Gallia del Sud mi verrebbe da dire) nel 59 a.C., saltano subito agli occhi i nomi delle principali città odierne:

• Mediolanum (che fu “il centro”, medio, come indica il nome, “delle terre” (lanum, landa, lande) celtiche d’Oltralpe),

• Piacentia, Cremona, Genua, Taurasia…

• e Ocelum!

Tutti gli antichi insediamenti celtici dell’epoca son diventate le principali città del Nord Ovest. Tutte tranne una: Ocelum.

Scomparsa.

Dimenticata dalla Storia. (N.B. Ma all’epoca avevano pari dignità, pari importanza!).

Toponimi: sulle tracce degli antichi Celti

Negli anni ho passato davvero dei momenti emozionanti ritrovando, nei declivi montani della Bassa Valle – in zona, per intenderci, Sacra di San Michele – le tracce per me evidenti del passaggio e della permanenza dei celti (e dei “neolitici” prima) in Val di Susa.

Le stesse Alpi di questo settore orografico ancora oggi prendono indirettamente il loro nome (Alpi Graie, dal popolo dei “graioceli”, vale a dire grai-Ocelum) per non parlare dei tantissimi toponimi celtici rinvenuti in zona (si vedano gli altri articoli qui sul Blog, su Colle Braida-Bride-Brigid ecc.).

Secondo un nuovo dizionario celtico che trovo ora curiosando online – proprio in questo istante in cui scrivo! – Ocelo significa “ponte, promontorio”.

Che coincidenza! Che emozione!

Cercavo da anni un significato celtico del suo nome (Ocelum credevo fosse un termine latinizzato che si riferiva a qualcosa di celato, nascosto, o che avesse a che vedere col cielo… E “guarda caso” da anni chiamo l’asse Celle (da “Ocelum”) / Sacra di San Michele il “ponte di Michele”.

L’arcangelo Michele e l’arcivescovo che diventò eremita

Dobbiamo ricordare che in una delle aree in cui ho rinvenuto antiche tracce dei Galli, Celle-Ocelum appunto, nel 990 circa d.C. l’arcivescovo di Ravenna (quello che per la Chiesa cattolica è diventato un santo ufficiale: San Giovanni Vincenzo) mollò tutto, abbandonò l’importantissima carica e venne a fare l’eremita.

Faccio subito notare due “curiosità”:

  1. all’epoca Ravenna era, diciamo dopo Roma, la città con le chiese più importanti del mondo: abbandonare l’incarico di Arcivescovo doveva esser motivato da altissimi motivi spirituali e di vocazione (insomma: dovevano esserci motivazioni profonde!);
  2. Celle era – ed è – un posto minuscolo, sconosciuto e sperduto nei monti del Nord Italia, apparentemente insignificante (ma come capiremo in questo articolo, dalla notte dei tempi quest’area è considerata di geografia “supersacra” dai neolitici prima e dai celti poi).

 

Secondo la leggenda dell’edificazione della Sacra, l’arcangelo Michele andò da Giovanni Vincenzo e gli disse di costruire un santuario a suo nome. Per giorni e giorni l’eremita, coi suoi compagni, raccolse legna e pietra per la costruzione del santuario, ma ogni mattina, al risveglio, regolarmente non trovavano più niente. Così per giorni. Un mistero.

Alla fine scoprirono che durante la notte le schiere angeliche trasportavano il materiale dal monte Capriasio (dove c’è Celle) al Pirchiriano (monte della Sacra). Questa leggenda è ben illustrata in un enorme dipinto medievale – immagine qui sotto – presente all’interno della Sacra di san Michele.

Del monte Pirchiriano– e della sua connessione ai druidi antichi e ai Celti – abbiamo già parlato diffusamente.

Inutile ricordare che nei boschi sopra la Sacra ancora oggi possiamo ritrovare:

• antichi menhir,
• una ruota coppellata scolpita su Roccia (che tanto ricorda il mito di Rama e le sue ruote sacre, di cui abbiam detto più volte…),
• un altare celtico,
• e poi mura, muretti, siti megalitici, incisioni rupestri (croci incise su roccia soprattutto, e coppelle).

Insomma, infinite tracce del passaggio dei Celti (dal I millennio a.C. allo Zero) e dei neolitici prima di loro.

Ocelum: accampamento strategico

E a questo punto rimane abbastanza evidente il motivo del nome: il “ponte” Ocelo era dunque un avamposto celtico costituito da tanti mini-accampamenti da un lato e dall’altro della Valle.

Anzi, più precisamente, nel luogo più strategico della Valle: nei boschi e nelle alture che dominavano l’imbocco della Valsusa in prossimità – “guarda caso” –del confine col Regno di Roma, Avigliana (o meglio: Drubiaglio), l’antica “ad fines” cioè confine.

E lo stesso luogo in cui ora sorge una torre medievale, chiamato Torre del Colle, e il “promontorio” (vale a dire lo sperone di roccia che si incunea all’imbocco della Valle nel punto più stretto, fin quasi a Sant’Ambrogio, esattamente ai piedi della Sacra), altro non era se non Taro d’Ocelum, cioè una “taro” (“che attraversa”) di Ocelum: insomma, un luogo di passaggio tra i vari insediamenti di Ocelum, a destra e a sinistra dell’imbocco della Valle.

I Celti, accolti come Dei scesi dal cielo

Inutile dire che le grandi scoperte archeologiche in zona son state effettuate proprio qui, in zona Sala, Torre del Colle, sopra Villardora (villaggio sulla Dora); un luogo che secondo l’archeologia ufficiale (non me lo sto inventando io) fu abitato per millenni dai Neolitici, che un giorno si videro arrivare i Celti, e li accolsero immediatamente come “regnanti”.

Immaginiamo oggi di vivere tranquillamente in campagna, abbiamo le nostre faccende domestiche, quotidiane, le nostre routine.

Improvvisamente scende dal cielo una navicella spaziale, rimane sospesa a pochi metri da terra, rimaniamo con la mascella staccata, e scendono luccicanti esseri giganti di luce che toccano il suolo e ci dicono telepaticamente che vogliono soggiornare lì, nelle nostre terre.

Dopo pochi secondi avremmo compreso che queste creature sono i nostri nuovi “regnanti”, non ci sarebbe bisogno né di combattere né di trattative, immagino. La gerarchia sarebbe immediatamente riconosciuta. Loro comandano.

La stessa cosa avvenne nelle nostre terre, sopra Villardora, in un qualche momento del I millennio a.C.

I popoli autoctoni che per millenni avevano vissuto qui in pace, ricavando dalle aspre discese montane infiniti terrazzamenti in piano per coltivare, lavorando la pietra ed erigendo siti megalitici guidati dai druidi, un popolo pacifico di devoti della Gran Madre, esperti dei luoghi sacri e di tutte le “gradazioni energetiche” delle rocce della Dea, un bel giorno si videro arrivare nel loro villaggio gli extraterrestri dell’epoca: i Celti.

Un popolo di guerrieri, a cavallo, armati fino ai denti di spade e armi in ferro. Insomma: extraterrestri appunto.

Un livello tecnologico infinitamente superiore (e, aggiungerei io, un livello di combattività, aggressività, infinitamente superiore – come sappiamo, tutti i differenti popoli celtici avevano una caratteristica in comune: amavano la lotta, diciamo così).

Dopo pochi secondi, i Celti arrivati dal lontano Nord Est (sono un popolo indoeuropeo, dunque immaginiamoli progressivamente colonizzare l’Europa occidentale provenendo dalla Russia attuale, per intenderci) divennero i nuovi regnanti delle terre valligiane.

Ecco: a Villardora son state trovate tombe di capi villaggio celtico in un contesto “ligure”, vale a dire neolitico. I due popoli si fusero e impararono a vivere e convivere pacificamente immediatamente.

 

… E arrivarono i Romani

Finché non transitò Cesare in Val di Susa diretto alla conquista della Gallia (metà I secolo a.C.) e i guerrieri di Ocelum poterono finalmente spolverare le antiche armi.

Nel De bello gallico di Cesare si parla appunto di numerose battaglie”, combattute per sedare i guerrieri di Ocelum.

Purtroppo successe qualcosa in quegli anni: gli abitanti di Ocelum o furono completamente sterminati, o migrarono altrove (a Torino, non lontana) e furono presto assorbiti dell’Impero romano – e/o furono, molto più probabilmente, “comprati”, corrotti.

Insomma, nessuno lo sa. Fatto sta che abbandonarono completamente i loro villaggi sui monti. Insediamenti le cui mura in pietra, ancora oggi, rinveniamo oggi in Bassa Valsusa semisepolte dalla vegetazione.

 

L’amico Mauro Biglino

Alcuni anni fa pubblicai con l’amico Mauro (Biglino) degli articoli in cui raccontavamo della Sacra di San Michele, di Rama e di Ocelum (insomma, delle “meraviglie” antiche della nostra Valle).

Ecco una citazione senza tempo che credo possa concludere al meglio questo articolo, che sto scrivendo proprio qui allo Spazio Uno, nella amata casa editrice Uno Editori (all’epoca Uno editori si chiamava Infinito Records, e Mauro iniziava a pubblicare i primissimi libri sugli Elohim e gli “extraterrestri” della Bibbia… 10 anni fa: tempi “antichi” e pionieristici, davvero rivoluzionari: l’inizio di un lungo viaggio di ricerca sul libero sentiero, nel libero pensiero. Li porterò per sempre nel cuore!).

Ecco le parole scritte da Mauro Biglino con cui concludo, anche oggi, un articolo su Ocelum:

«Data la quantità di resti e le dimensioni del comprensorio su cui sono distribuiti, possiamo forse comprendere meglio le parole di Cesare che nel De Bello Gallico (1,10) scriveva:

«… ipse in Italiam magnis itineribus contendit duasque ibi legiones conscribit et tres, quae circum Aquileiam hiemabant, ex hibernis educit et, qua proximum iter in ulteriorem Galliam per Alpes erat, cum his quinque legionibus ire contendit. Ibi Ceutrones et Graioceli et Caturiges locis superioribus occupatis itinere exercitum prohibere conantur. Compluribus his proeliis pulsis ab Ocelo, quod est citerioris provinciae extremum, in fines Vocontiorum ulterioris provinciae die septimo pervenit; inde in Allobrogum fines, ab Allobrogibus in Segusiavos exercitum ducit».

In sintesi, egli prese cinque legioni e con queste si accinse a combattere le popolazioni che gli impedivano il passaggio e solo dopo compluribus proeliis, cioè “molte battaglie”, riuscì a vincere la resistenza dei Caturigi, dei Ceutroni, dei Graioceli, e a cacciarli dal territorio di Ocelum (“pulsis ab Ocelo”).

Questi celto-liguri erano evidentemente bene attestati in posizioni facili da difendere, celate tra gli alberi che coprivano il versante del monte, e dalle quali potevano attaccare facilmente un esercito che passasse in fondo valle.

Ancora oggi, guardando le pendici dal fondovalle, non si può immaginare che i boschi fitti che ricoprono quei versanti nascondano tante costruzioni».

Vuoi andare alla scoperta della Valsusa, dei suoi luoghi sacri con Andrea? Segui i suoi eventi sulla pagina facebook “Andruid-Geografia Sacra”.

Cogerino Andrea

Autore: Andrea Cogerino

Andrea Cogerino, specialmente in seguito alla laurea in Filosofia del 2000 con una tesi sulla Sincronicità e il carteggio Jung-Pauli, segue il sentiero delle “coincidenze” e si rimette alla saggezza del “Tao”. Editor e scrittore freelance, dopo alcune esperienze di vita a Roma e Torino è tornato alle origini, nei monti e nei boschi della Val di Susa. Ricercatore spirituale a tutto tondo, da anni si occupa prevalentemente di sciamanesimo e druidismo.

1 Comment

  1. Anche in Irlanda ci sono questi "muretti" un pò dapertutto nella campagna. Li ho visti nel mio viaggio a piedi da viandante e pellegrina... E l'Irlanda è il core della terra dei Celti. Conferma difficile da smentire anche per chi non riconosce l'universalità celtica di tutte le terre a nord di Roma.

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