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Origine e sacralità dell’Umano di genere X… e la ricerca del gemello scomparso

L’Umano di genere X, oggi 

È notizia di alcuni giorni fa, il 13 settembre 2018 il City Council di New York ha approvato una norma, che entrerà in vigore dall’1 gennaio 2019, che permette a chi non si riconosce né nel genere femminile né il quello maschile di modificare il proprio documento senza il parere di un medico.
La comunità Lgbt di New York ha definito “storica” la decisione del City Council di permettere di scrivere sul certificato di nascita “Gender X” invece di “Maschio” o “Femmina”, inoltre la norma permetterà anche ai genitori di poter scegliere la “X” per designare i propri figli neonati.
Carrie Davis, l’avvocato transgender che ha portato avanti la battaglia per il “Gender X” ha sottolineato l’eccezionalità della decisione.
L’eccezionalità di questa scelta concerne senz’altro l’aspetto politico e culturale, ma non ci riconosciamo nella definizione di una “decisione storica”, e per illustrarvi le ragioni di questo nostro punto di vista è necessario recuperare la sapienza dei popoli più antichi, che ben conoscevano l’origine e la sacralità dell’Umano di genere X.

Viaggio tra i popoli antichi: l’origine e la sacralità dell’Umano di genere X

In Egitto, Osiride era intercambiabile con Iside e il loro figlio Oro, era bisessuale.
Secondo la Dottrina Segreta, gli Dei primitivi della Grecia antica erano androgini e nella visione di S. Giovanni nell’Apocalisse il Logos (Gesù) è ermafrodito, ed è descritto in possesso di seni di donna” (I, 139).

Nel celebre Simposio, Platone si propone di trattare il sacro tema dell’amore, scritturando addirittura il famoso Aristofane, poeta comico, che si avvale del potente strumento del mito per parlarci di Eros. Egli narra che un tempo non esistevano, come adesso, soltanto due sessi (il maschile e il femminile), bensì tre, tra cui, oltre a quelli già citati, il sesso androgino, proprio di esseri che avevano in comune caratteristiche maschili e femminili.

La ragione dell’esistenza dei tre generi è che il maschio aveva la sua origine dal Sole, la femmina dalla Terra e il genere che aveva i caratteri d’entrambi, l’androgino appunto, dalla Luna, in considerazione del fatto che la Luna ha i caratteri sia del Sole che della Terra.

In quel tempo, tutti gli esseri umani avevano due teste, quattro braccia, quattro mani, quattro gambe e due organi sessuali ed erano tondi. Per via della loro potenza, data dalla loro integrità, gli esseri umani erano superbi e tentarono la scalata all’Olimpo per spodestare gli dei. Ma Zeus, che non poteva accettare un simile oltraggio, trovò una soluzione permettendo agli uomini, a lui necessari, di sopravvivere ma tagliandoli a metà, cosa che li avrebbe fortemente indeboliti.

In questo modo gli esseri umani furono divisi, perdendo le loro grandi potenzialità. Ed è da quel momento – precisa Aristofane – che essi sono alla ricerca della loro antica unità e della perduta forza che possono ritrovare soltanto unendosi sessualmente. Da questa divisione in parti, infatti, nasce negli umani il desiderio di ricreare la primitiva unità, tanto che le “parti” non fanno altro che stringersi l’una all’altra, e così muoiono di fame e di torpore per non volersi più separare.

Zeus allora, per evitare che gli uomini si estinguano, manda nel mondo Eros affinché, attraverso il ricongiungimento fisico, essi possano ricostruire “fittiziamente” l’unità perduta, così da provare piacere (e riprodursi) e potersi poi dedicare alle altre incombenze cui devono attendere.

Compensazione biologica: verso l’antica unità

L’Amore quindi non è altro che il desiderio e la ricerca del proprio completamento, della propria integrazione, una compensazione biologica a un incidente di percorso.
La caratteristica interessante del discorso di Aristofane risiede nel fatto che la relazione erotica fra due esseri umani non è messa in atto per giungere a un fine quale potrebbe essere la procreazione, ma ha valore per se stessa… Quindi tre erano i sessi, e due le tipologie d’amore: il rapporto omosessuale (se i due partner facevano parte in principio di un essere umano completamente maschile o completamente femminile) e il rapporto eterosessuale (se i due facevano parte di un essere androgino).

Così, evidentemente, sin da quei tempi lontani in noi uomini è innato il desiderio d’amore gli uni per gli altri, per riformare l’unità della nostra antica natura, facendo di due esseri uno solo e “ricostituire” così la nostra vera natura.

Dunque ciascuno di noi è una frazione dell’essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste dunque un’altra che le è complementare. Quando si incontra l’altra metà da cui si è stati separati, allora si è presi da una straordinaria emozione, colpiti dal sentimento di amicizia e dall’affinità con l’altra persona…

Non è possibile pensare che si tratti solo delle gioie dell’amore: non possiamo immaginare che l’attrazione sessuale sia la sola ragione della felicità e la sola forza che ci spinge a vivere fianco a fianco. C’è qualcos’altro: evidentemente la nostra anima cerca nell’altro qualcosa che non sa esprimere, ma che intuiamo con immediatezza: è il desiderio di essere una sola persona, di fonderci in un solo essere, in modo che da due si divenga uno…

Alla ricerca del Gemello scomparso

Prendiamo questa stessa formula e applichiamola alle modalità relazionali tipiche di coloro che sono in Sindrome da Gemello che resta: ci rendiamo conto che tutto combacia, i contorni, le sfumature, i colori, stesso disegno, stessa matrice.

E se la Sindrome, che sta coinvolgendo un numero sempre maggiore di persone, fosse il tentativo, la soluzione biologica di Madre Natura, per ristabilire la nostra “unità”, un percorso a ritroso rispetto all’intervento divino, spiegato in chiave mitologica?

E se il nostro gemello, che facciamo nostro nell’utero materno, contenesse il codice genetico, la password non per ricucire un vecchio strappo,  per riportarci ad una situazione di integrità antecedente la drastica decisione di Zeus, permettendoci di riacquisire i nostri poteri e i nostri infiniti talenti?

E se non fosse un caso che proprio in questo tempo stiamo restituendo dignità di esistenza ad un genere, che in apparenza sembra nuovo, il genere X, l’androgino, un genere che sembrava perduto?

Rossi Maria Luisa

Autore: Maria Luisa Rossi

naturopata e iridologa, Presidente dell’associazione Armonia di Manipura, promuove e struttura percorsi completi di integrazione olistica. Nei suoi seminari insegna tecniche di avvicinamento e di approfondimento olistico, nelle consulenze individuali imposta percorsi integrativi per il recupero dell’equilibrio corporeo e comportamentale. Organizza conferenze e scrive e realizza tesi mirate alla diffusione di argomenti scientifici in chiave semplice e di facile comprensione. Per Uno Editori e coautrice de “Il mio gemello mai nato” (2018)

Civallero Caterina

Autore: Caterina Civallero

Caterina Civallero si occupa di benessere da circa trent’anni. Organizza e gestisce corsi seminari e percorsi individuali per favorire la diffusione di un messaggio semplice e fruibile mirato alla gestione dell’alimentazione consapevole, della salute personale e dell’apprendimento delle arti corporee e delle tecniche di autoguarigione. Scrive da anni su alcuni giornali online articoli recensioni racconti.

1 Comment

  1. Articolo bellissimo e molto interessante. Complimenti alle due autrici. L’ho letto solo oggi, ma già avevo capito la differenza tra anima gemella e anima complementare, come potete leggere sul mio blog: https://www.giuseppenardoianni.it/la-carne-e-lanima/ Una domanda, ma il “Genere X”, ha a che fare con il “Cromosoma X”? Se è così allora consiglio di andar a vedere al cinema l’ultimo “Predator” e fare attenzione ai dialoghi, oppure leggere anche la mia recensione: https://www.giuseppenardoianni.it/the-predator-la-saga-e/ Spero in vs cortese riscontro. peppenardo

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