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Perucchietti. Green Pass per lavorare: tra ricatto e discriminazione

Stato di paura e strategia della tensione

Da vent’anni dallo shock globale dell’11 settembre, si passa da uno stato di paura a un altro. Da una emergenza a un’altra. Da un nemico a un altro. Cambiano i nomi, i protagonisti, ma lo schema è identico. Si tratta di strategia della tensione alimentata da un terrorismo sintetico.

Oggi il terrorismo sintetico ha il volto dei media di massa: la stampa, infatti, si è fatta docile cassa di risonanza del biopotere e sostiene la cosiddetta Scientocrazia, la nuova religione laica. La scienza, piegata ai precetti della biosicurezza, è finita per assumere un’aura di religione con i suoi feticci e i suoi culti superstiziosi, divenendo l’esatto opposto di quello che dovrebbe essere: un culto dogmatico, infallibile, inviolabile, manicheo. I sacerdoti e le ancelle di questo nuovo culto, inoltre, perseguitano con violenza i disallineati, coloro che rifiutano l’ortodossia o criticano la narrativa pandemica e per questo vengono additati come “eretici”.

Criminologia sanitaria

Per mantenere assoggettate le masse, si inocula nella società un virus particolare: la paura. L’unico “vaccino” contro questo virus mentale è il senso critico.

La paura ci viene somministrata quotidianamente dai media mainstream, dai loro bollettini dei morti e dalla loro criminologia sanitaria. Proprio la paura ha indotto nell’opinione pubblica l’idea che si dovesse per forza scegliere tra salute e libertà per poter tornare a sentirsi “sicuri”. Ovviamente, una falsa scelta, motivata non da misure mediche e sanitarie, ma da interessi e dal controllo sociale.

Si è convinta così la popolazione della necessità di cedere libertà, privacy, diritti fondamentali, mostrando una cieca e passiva obbedienza nei confronti dell’autorità. Si sono convinti i cittadini a intraprendere un conflitto orizzontale, facendosi la guerra tra loro, legittimando la discriminazione di coloro che non vogliono sottoporsi a un siero sperimentale e l’ennesima spirale di odio e violenza (il cosiddetto Effetto Sarajevo).

 

La minaccia globale del nemico invisibile

I poteri dominanti hanno deciso di sfruttare come un pretesto la pandemia per stringere le maglie del controllo sociale e traghettarci, mansueti disorientati e spaventati, verso un dispotismo tecno-sanitario, abbandonando i paradigmi della democrazia per sostituirli con nuovi provvedimenti e dispositivi governativi basati sulla biosicurezza e sul biopotere.

In poco tempo un virus ci ha espropriati del diritto di uscire, vivere, crescere, imparare, confrontarci, persino di lavorare, rendendoci creature terrorizzate, rintanate in casa o esasperate da precetti e obblighi assurdi, ridotte alla “nuda vita”, quella biologica di mera sussistenza.

Di fronte alla paura di ammalarci abbiamo dimostrato di essere pronti a sacrificare tutto, dalle normali condizioni di vita e lavoro ai rapporti sociali, diventando degli animali addomesticati chiusi in gabbia. Abbiamo proiettato le nostre ansie, frustrazioni e paura su una minaccia globale che viene nuovamente – come era accaduto con l’11 settembre – sfruttata dal potere per accelerare uno stravolgimento della società. Una ristrutturazione, una rifeudalizzazione della società di cui parlo ampiamente in Coronavirus. Il nemico invisibile. Dalla minaccia globale al Grande Reset.

 

Questa forma di autoritarismo tecno-sanitario si alimenta di paura e si autosostiene grazie alla creazione di una mitologia bellica, con i suoi eroi (medici, infermieri, ecc.), i cattivi (gli untori, i negazionisti, i no mask), le spie (i delatori), i dissidenti (che vanno censurati o addirittura internati e curati), i salvatori della patria (i governi), persino con l’imposizione dell’ordine – solitamente militare – del “coprifuoco”. E con la nascita del “nemico” si è scatenata anche la caccia alla “quinta colonna” di questo, “ai disertori”, il perfetto capro espiatorio: i no vax.

Il Green pass: la schedatura di massa

L’idea che si è trasmessa, grazie alla propaganda vaccinale, è che per riaprire fosse necessaria l’introduzione di un lasciapassare governativo, il green pass: senza si sarebbe rischiato il collasso dell’economia e di rimanere in un immobilismo sociale, spettatori passivi dei lockdown e delle restrizioni a corrente alternata.

Con un vero e proprio ribaltamento, si è fatta passare l’idea che il green pass sia sinonimo di libertà, quando questi è una discriminazione e ha uno scopo ben preciso. Anzi, voler associare il concetto di libertà al green pass è degno del Socing orwelliano.

Lo scopo essenziale della tessera verde è spingere i cittadini a farsi il vaccino. Si chiama obbligo indiretto. Si chiama ricatto. È l’escamotage con cui il governo, in assenza di obbligo vaccinale, punta a far vaccinare più gente possibile. Anche perché farsi i tamponi ogni 48 ore costa. Mentre il vaccino è gratis.

Ogni giorno si stringono sempre più le maglie di questa forma di autoritarismo e le imposizioni si fanno più feroci. Seguendo la dinamica del capro espiatorio, si vuole creare una nuova classe di cittadini di serie B, una sorta di reietti, i nuovi “paria”, a cui addossare le colpe di possibili futuri lockdown e contro cui innescare l’odio sociale.

Il green pass non è una misura sanitaria 

Ci troviamo, infine, di fronte a una nuova forma di “schedatura” di massa che riecheggia periodi oscuri del nostro recente passato. Si pongono anche dei curiosi paradossi, perché sono errate e pretestuose le basi su cui tale provvedimento si muove. Innanzitutto, la premessa scientifica è errata, in quanto il certificato si basa sul presupposto che coloro a cui sarà permesso di viaggiare e accedere alla vita sociale non siano più portatori del virus. I dati dimostrano il contrario: anche i vaccinati si contagiano e possono a loro volta contagiare (come dimostra il caso di Israele).

Come ha ben osservato Giorgio Agamben, il cittadino non tesserato sarà, paradossalmente, più libero di colui che ne è munito e a protestare e a ribellarsi dovrebbe essere proprio la massa dei tesserati, che d’ora in poi saranno censiti, sorvegliati e controllati in una misura che non ha precedenti anche nei regimi più totalitari.

 

GUARDA QUI IL VIDEO DI ENRICA PERUCCHIETTI

Autore: Enrica Perucchietti

Enrica Perucchietti vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Laureata con lode in Filosofia, è caporedattrice del Gruppo Editoriale UNO. È autrice di numerosi saggi di sucesso, tra cui ricordiamo: Cyberuomo. Dall’intelligenza artificiale all’ibrido uomo-macchina; Dietro le quinte; Fake news; Governo Globale; La fabbrica della manipolazione; Unisex; Utero in affitto; False Flag. Sotto falsa bandiera. Il suo sito è: www.enricaperucchietti.it Il suo blog è: enricaperucchietti.blog

1 Comment

  1. […] In poche settimane ci siamo trovati catapultati in una vera e propria distopia, un dispotismo tecno-sanitario, tra monitoraggio dei cittadini, dispiegamento di droni, multe selvagge, proposte di braccialetti e collari hi-tech per il distanziamento sociale, psicopolizia, neolingua con l’invenzione di termini ad hoc per marchiare i dissidenti (NO mask, negazionista, NO Vax, ecc.), censura sul web, patologizzazione del dissenso e trattamenti sanitari obbligatori, delazione, proposta di vaccinazione obbligatoria, green pass per accedere alla vita sociale e ora persino per lavorare. […]

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