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Perucchietti: scientocrazia, censura e pensiero unico

Battaglia alle fake news o controllo della società?

Canali YouTube cancellati o demonetizzati, profili social, siti e blog chiusi, video oscurati, persone a cui viene impedito di commentare o pubblicare.

La furia censoria iniziata nel 2020 con l’oscuramento dei contenuti non allineati da parte dei grandi colossi della rete è diventata oggi conclamata, feroce e persino sfacciata, come se dovesse fungere da un lato come arma contro coloro che osano dissentire o esprimere ancora il proprio pensiero, dall’altra come gesto intimidatorio per spingere le masse a una forma di autocensura.

Complice la pandemia che viene strumentalizzata con la creazione di task force sulle fake news fino alla proposta di introduzione di disegni di legge contro la disinformazione e di regolamentazione comunitaria della rete.

 

Non c’è più libertà di parola

I casi di censura si sono moltiplicati negli ultimi mesi, rendendo evidente come il potere si avvalga della censura per inibire il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero e persino di fare informazione. 

Il potere non ha più interesse a uccidere in pubblica piazza i propri nemici, come avveniva in passato durante le persecuzioni o l’Inquisizione, rischiando pertanto di creare dei martiri.

Il potere adesso vuole invece rieducare e convertire le menti di costoro al proprio volere.

Curarli se possibile, e se la rieducazione di costoro dovesse risultare impraticabile, “vaporizzarli”, cancellandone ogni traccia in una moderna forma di damnatio memoriae.

Questo processo ha avuto inizio qualche anno fa ed è rimasto sottotraccia, imponendosi gradualmente, finendo per divenire negli ultimi mesi un efficace grimaldello per le multinazionali del Big Tech che sono finite a dettare le regole e a imporre la censura.

 

Una legittimazione morale della censura

La battaglia contro le fake news, infatti, come spiego da tempo, è una moderna caccia alle streghe che ha un duplice scopo: da un lato portare alla creazione di una informazione certificata, dall’altro ottenere la legittimazione morale della censura.

Si è partiti con la graduale costituzione di siti atti allo smascheramento di bufale, per arrivare a una loro autoinvestitura a novelli censori del web e alla autoproclamazione dei “professionisti dell’informazione”: secondo il principio di autorità, quello che essi scrivono dovrebbe essere accolto in modo acritico come dogma. 

Proprio alcuni di questi “professionisti dell’informazione” sono arrivati a parlare di “censura costruttiva” spiegando come in una situazione di emergenza sanitaria sia “etico” e doveroso oscurare i contenuti “pericolosi” per salvaguardare la collettività dal rischio di disinformazione.

 

Scientocrazia: una nuova fede

Sorvolando sull’aspettando paternalistico di tale atteggiamento autoritario, molti si sono fatti convincere da questo argomento, arrivando a sostenere che sia lecito silenziare le voci controcorrente che dissentono e mettono a rischio la liturgia del pensiero unico, discostandosi per esempio dai “dati ufficiali” e dalla scienza.

Scienza, però, che viene piegata al biopotere e che insieme ai suoi dogmi è finita per assumere un’aura di religione con i suoi feticci e i suoi culti superstiziosi, divenendo l’esatto opposto di quello che dovrebbe essere: un culto dogmatico, infallibile, inviolabile, manicheo.

Una scientocrazia.

 

Schiavi della scienza

In una società che critica e contesta qualsiasi tema e mette sotto esame qualsiasi autorità, da quelle politiche a quelle religiose, le uniche autorità che restano inattaccabili sono quelle identificate come le ancelle della “scienza”.

Le loro voci si diffondono e dispiegano attraverso i media di massa entrando quotidianamente nelle nostre case tramite televisione, radio e quotidiani, con il chiaro intento di imporci cosa pensare in base al nuovo catechismo scientocratico.

In una società sempre più laica, si è fatta strada la scientocrazia con i suoi pilastri e i suoi diktat, con la sua furia censoria e la volontà di piegare e soggiogare chiunque metta in discussione le sue verità di fede ed eserciti ancora il pensiero critico.

Soprattutto, con la sua psicopolizia assetata di censura.

 

I social sono armi della censura

I social network e la loro censura privata rappresentano oggi una delle più potenti armi a supporto del discorso politicamente corretto e contro la diffusione di qualunque idea alternativa a quelle che quel discorso ammette.

YouTube, Facebook, Twitter, Google stanno diventando sempre più potenti, trasformando spesso le loro azioni in atti autoritari nei confronti degli utenti.

Le conseguenze pesano sul dibattito di una società democratica, andando a ledere lo stesso diritto di pluralismo e di informazione.

Un articolo di Enrica Perucchietti

Autore: Enrica Perucchietti

Enrica Perucchietti vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Laureata con lode in Filosofia, è caporedattrice del Gruppo Editoriale UNO. È autrice di numerosi saggi di sucesso, tra cui ricordiamo: Cyberuomo. Dall’intelligenza artificiale all’ibrido uomo-macchina; Dietro le quinte; Fake news; Governo Globale; La fabbrica della manipolazione; Unisex; Utero in affitto; False Flag. Sotto falsa bandiera. Il suo sito è: www.enricaperucchietti.it Il suo blog è: enricaperucchietti.blog

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