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Primavera, equinozio e Dea Brighid: la rinascita ai tempi del virus

Primavera: la rinascita ai tempi del virus

Oggi parleremo di Equinozio e di Equilibrio.

Anche quest’anno abbiamo la fortuna e il piacere di passarla chiusi in casa, terrorizzati dal virus, nell’attesa spasmodica della pozione magica druidica – leggasi: vaccino.

A parte l’amara ironia, è beffardo che nel momento dell’anno in cui dovremmo celebrare in natura la rinascita della vita, siamo continuamente terrorizzati dalla morte; quando dobbiamo far l’amore sentendo i corpi nudi nei prati, insistono sul distanziamento sociale; invece di camminare liberi in natura a contemplare i colori dei fiori, dobbiamo associare il concetto di “colore” alle orribili imposizioni liberticide chiamate “Zona”.

 

In questi giorni, come tutti, sento anche io scorrere la rinascita della vita nelle mie vene.

Inoltre celebro l’equinozio (via Zoom ovviamente) e ci prepariamo tutti, per 40 giorni, fino a Beltane: il 1° maggio, celebreremo così la Festa celtica della vita e della rinascita.

I giovani uomini indosseranno corna di cervo e andranno nella grotta a fecondare le giovani sacerdotesse che impersoneranno la dea Primavera.

Si celebreranno nelle caverne, nel ventre della Madre Terra, i riti antichissimi delle unioni sacre, della sessualità sacra.

Le giovani sacerdotesse fecondate dal dio Cervo, re della Foresta, contribuiranno a far rinascere la Primavera. La primavera scorrerà in loro e loro danzeranno per sostenere la rinascita della primavera. In un ciclo armonico e naturale perfetto.

Questo è il periodo nella Ruota dell’anno, delle unioni sessuali e dell’equilibrio maschile/femminile.

L’equinozio di primavera è uno dei due giorni dell’anno in cui abbiamo 12 ore di luce e 12 ore di buio.

In questi due giorni (l’altro è tra 6 mesi, Equinozio d’Autunno) il Sole sorge a Est e tramonta a Ovest.

Quando dico ai miei gruppi questa frase, c’è sempre qualcuno che rimane con faccia perplessa, come per dire: “Beh, è ovvio: il Sole sorge a Est e tramonta a Ovest”… Approfondiremo dopo

Addestrati dal Sistema

Questo pensiero deriva dal fatto che, fin da piccoli, nei sussidiari scolastici ad esempio, siamo abituati a pensarla così. Il “sistema” ci ha addestrati a pensare così.

geografia sacraNegli ultimi anni la mia natura anarchica eretica anticlericale anti-lavaggio-del-cervello del “Sistema”, da buon Asterix gallico che si oppone alle imposizioni romane, mi porta a rimettere tutto in discussione. A rivedere e revisionare. Più che altro: a pormi delle domande. A non dare tutto per assodato e scontato.

L’appiattimento culturale sociale psicologico a cui siamo ormai tutti abituati, anzi, “addestrati”, ci porta a mio modo di vedere verso una sostanziale devitalizzazione, depressione esistenziale, uniformità ideologica e dunque energetica-vibrazionale.

Siamo tutti, chi più chi meno, agnelli pasquali sacrificali. Sacrifichiamo la nostra libertà di pensiero, la nostra curiosità, ma soprattutto le nostre energie vitali, la nostra primavera interiore, la nostra natura istintiva animale irrazionale (per non parlare del mondo infinito di fantasia, immaginazione, creatività che questo periodo storico sta mortificando).

I rospi dell’amore in Valsusa

In questi giorni dell’anno negli stagni e acquitrini vicino casa, in Valsusa, da anni osservo un fenomeno davvero curioso, buffo, grottesco: misteriosamente, non so da dove, per pochissimi giorni si materializzano migliaia di rospi – forse milioni mi verrebbe da dire – che iniziano una danza sfrenata e voluttuosa di accoppiamento promiscuo.

Assisto incredulo e basito a un’orgia di creature magiche e misteriose (sbucate non so da dove e che spariranno da qui a breve non so dove). Se avete la fortuna di assistere a questo fenomeno della natura credetemi: è uno spettacolo surreale incredibile!

Dico questo per dire che nel libro della natura c’è scritto, nell’orologio solare di questo Momento dell’anno, che è sano, naturale, spontaneo e pacifico che ci si rotoli in libertà all’aperto a fare l’amore. Tutto il contrario di quello che, guarda caso, oggi ci spingono a fare.

Io credo che questa nostra cultura e società sia veramente alla frutta. Stiamo velocemente perdendo il contatto coi veri valori, sani, umani, le uniche cose che ci rendono esseri umani realizzati e felici profondamente, realmente: socialità e natura.

 

L’antica tradizione dell’equilibri tra natura, maschile e femminile

Vale a dire…

socialità: la possibilità di vivere e coltivare vere relazioni umane profonde, a partire dalle affinità elettive, dal sentire che insieme si può evolvere ed aiutarsi a crescere.

natura: la possibilità di stabilire un contatto profondo con la dea Brighid e le sue creature (alberi, rocce, animali, fiumi, mari…) e di vivere a contatto diretto con Lei.

Dal mio punto di vista, di un ricercatore della Tradizione nostra, autoctona, precristiana – tradizione che visse in equilibrio maschile femminile per migliaia e migliaia di anni, dal Paleolitico al Neolitico, ndr, circa per almeno 20 mila anni – la cultura greco romana cattolica prima, e la nuova religione scientista ateista materialista tecnocratica, hanno sferrato colpi micidiali all’Equilibrio.

 

La Dea Brighid e il femminino sacro

Il maschilista credo cattolico e grecoromano ha pesantemente annichilito quello che oggi chiamiamo – e che fortuna sta rinascendo – “Femminino sacro”.

In altri termini, per migliaia di anni i nostri antichi precursori concepivano ogni aspetto della Natura, della Terra, come una manifestazione, vivente, della Dea (dea Brighid ad esempio qui da noi).

Gli alberi e le foreste erano i suoi capelli, le rocce le sue ossa, i fiumi le sue vene, e così via. Ogni cosa era Lei. Ed era viva.

Stiamo parlando di “Ecologia spirituale”. C’era un rapporto sano ed equilibrato con gli elementi della natura. Ogni cosa era onorata e rispettata. Era viva. Era abitata. Era Lei.

Uomini e donne vissero in equilibrio con la Dea Madre e tra di loro. In pace.

Maschilismo, predominio e disequilibrio

Solamente negli ultimi 3000 anni, lentamente, con l’arrivo dei guerrieri popoli indoeuropei, arrivarono i concetti poi divenuti “maschilisti” di guerra tra i popoli, predominio sulla natura, e i conseguenti disequilibri.

Ma i popoli prima di tutto questo vivevano in equilibrio anche nei confronti della Ruota delle Stagione, la Croce (simbolo non cristiano) dell’Anno.

E in questo momento dell’anno dovremmo sentire scorrere nelle vene il piacere della vita. La rinascita (la Pasqua è l’ennesimo tentativo della Religione di impossessarsi degli antichi riti primaverili “pagani”).

 

Il sole sorge a Est e tramonta a Ovest…

Nei due Equinozi, dicevamo, il sole sorge a Est e tramonta a Ovest. Il fatto che nessuno lo sappia (che negli altri giorni non sorge esattamente a Est ed esattamente a Ovest) dal mio punto di vista è solo una delle dimostrazioni dell’appiattimento devitalizzante insano indotto dalla cultura dominante.

Oggi siamo talmente snaturati in tutto, non sappiamo più leggere il libro della natura… non sappiamo più dove sorge il sole, non lo osserviamo mai, nel suo arco e spostamento, nella sua danza lungo l’orizzonte all’alba e al tramonto, danza segnata dalla Croce dei due Equinozi e Solstizi.

 

…Vaccino di Betulla

Ora che rinasce la Primavera, e in cui dovremmo celebrare i valori sani della giovinezza (curiosità, sessualità, danze, movimento…), siamo costretti dal distanziamento sociale (una delle espressioni più violente e innaturali mai concepite dall’uomo, una vera opera d’arte linguistica, un capolavoro di magia nera e di contro-iniziazione, un ossimoro geniale) a restar chiusi in casa.

Forse, così, ci salveremo dal terribile virus, e con la pozione magica di Panoramix 2.0 (nota casa farmaceutica superpotente) chiamata Vaccino potremo tornare a vivere semiliberi e semivivi, ma nelle nostre vene non scorrerà acqua di betulla.

Per chi non lo sapesse, solamente in questi giorni dell’anno le Betulle, antico albero sacro precursore di tutte le nostre foreste (per informazioni, chiedere a Efrem Briatore, un fratello druido esperto di alberi e Ogham che ho avuto la fortuna di incontrare sul Cammino), producono una linfa squisita che, apparentemente, è acqua.

Si tratta in realtà di un elisir raffinato e leggermente dolce di Acqua di vita. Una vera pozione magica che la dea Brighid ci dona, con la sua clemenza e amorevole cura, attraverso le Betulle, solamente in questi giorni dell’anno. Sarebbe sano, salutare, e di preparazione per l’intero anno, abbeverarci alle sue sacre fonti. Nutrirci della sua quintessenza più pura e magica: l’Acqua di Betulla, vera prevenzione di ogni malattia.

E invece tutto spinge perché nelle nostre vene scorra la superpozione magica salvavita salvatutto chiamata SantiVaccini.

… Come rane bollite

Per risollevarmi il morale e tornare primaverile gioviale, e non più noioso vecchietto tradizionalista, riprendo il discorso sui rospi, immagino la loro orgia surreale buffissima, e chiudo con la nota metafora della rana bollita di Chomsky (do per scontato che tutti ormai la conoscano – la metafora, non la rana – e abbiano compreso che parla di questo momento storico più che mai, ma rinfrescarsi un po’ le idee non guasta mai).

«Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone» (Tratto dal libro “Media e Potere” di Noam Chomsky)

 

Quando barattammo la natura con la paura…

Io penso (e concludo) questo: se un uomo o una donna del popolo antico, precristiano, insomma, sano, improvvisamente con la macchina del tempo si trovasse a vivere qui da noi, dopo pochi secondi o minuti, guardandosi un po’ attorno (guardando le nostre facce devitalizzate, i nostri occhi spenti; ma soprattutto osservando le nostre scatole-case, le nostre città nauseabonde iperinquinate, grigiocemento ovunque, verde assente), e comprendendo insomma che aria tira, farebbe un balzo furioso-glorioso da rana e si catapulterebbe immediatamente nel suo mondo da dove proviene.

Io credo questo.

Probabilmente il suo mondo era molto più pericoloso e pieno di insidie, faticoso, zero zona di confort. Ma sicuramente queste persone non avrebbero alcune cose che noi abbiamo ormai profondamente: paura della morte, del dolore, della malattia, della fatica. Insomma, paura. Siamo la cultura e civiltà del Terrorismo e della Paura.

Asterix e i normanni

Mi viene in mente il buffissimo “Asterix e i Normanni”.

I Vikinghi (anzi, i loro progenitori), vivono nei paesi del Nord (diciamo, Danimarca) e hanno sentito dire che “la paura mette le ali ai piedi”. Sono disperati perché non sanno cos’è la paura.

Conoscono tutto ma non conoscono la paura. Sono frustrati. Partono alla ricerca e scoperta.

Il caso – o Wyrd – vuole che si imbattano nel villaggio di Asterix (Francia Nord-Ovest). Anche i Galli, insomma, i Celti, non sanno cos’è la paura (anzi, in realtà c’è una cosa, una sola cosa, che temono: che il cielo gli cada sulla testa, ma questa è un’altra faccenda).

Comunque: i proto-Vikinghi hanno la fortuna di imbattersi in un cugino fighetto di Asterix che viene da , cioè Parigi, dalla città. E che ha paura di ogni cosa…

Un consiglio:)

Non aggiungerei altro…

Anzi no: vi invito a farvi una seria cultura celtica, e sane risate primaverili, leggendo le avventure di Asterix. Anche qui scorrono le nostre vere radici spirituali. Danzano e vibrano le nostre vene. Non dimentichiamolo mai.

 

Cogerino Andrea

Autore: Andrea Cogerino

Andrea Cogerino, specialmente in seguito alla laurea in Filosofia del 2000 con una tesi sulla Sincronicità e il carteggio Jung-Pauli, segue il sentiero delle “coincidenze” e si rimette alla saggezza del “Tao”. Editor e scrittore freelance, dopo alcune esperienze di vita a Roma e Torino è tornato alle origini, nei monti e nei boschi della Val di Susa. Ricercatore spirituale a tutto tondo, da anni si occupa prevalentemente di sciamanesimo e druidismo.

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