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Propaganda bellica: usare i bambini per confezionare fake news e generare empatia

La propaganda bellica… in tempo di pace

L’Occidente sta sprofondando in una crisi globale, e i media mainstream ruotano vorticosamente come topi impazziti per veicolare la propaganda bellica e creare il giusto stato di spirito per diffondere come lecite e giuste le rivendicazioni del potere.

Si deve giustificare l’ennesima spirale di guerra sul fronte siriano, ricorrendo alle ennesime fake news belliche per scopi tutt’altro che umanitari.

In un mondo sempre più globale, anche le emozioni vengono plasmate e imposte dall’alto per manipolare e soggiogare le masse, persino per legittimare interventi bellici. Seguendo lo schema della dittatura dolce, si manipolano l’emotività e l’immaginazione del popolo per far sì che siano gli stessi cittadini a chiedere quei provvedimenti che i governanti vogliono introdurre o che tali provvedimenti sembrino legittimi e ottengano il consenso.

Si mettono in scena degli opinion leader che si scandalizzino per le immagini di guerra, per i bambini colpiti dai gas e l’opinione pubblica sarà indignata e solidale.

La tecnica delle false flag così come il ricorso alle fake news, la creazione di pseudoeventi e la strumentalizzazione dell’informazione, possono infatti servire per ottenere quel casus belliutile a giustificare l’ennesimo conflitto che in uno stato normale il popolo non accetterebbe mai. Ne abbiamo avuti innumerevoli esempi nella storia recente (dall’Iraq alla Libia), ma sembra che non riusciamo a imparare la lezione dal passato.

La falsificazione della storia e il controllo della realtà

Ci stiamo avvicinando sempre più al futuro distopico immaginato da George Orwell in 1984. Nel romanzo il controllo è totale in quanto i colleghi del protagonista, Winston Smith, si occupano di falsificare la storia seguendo l’adagio del Partito, «Chi controlla il passato […] controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato».

Il “controllo della realtà” e la falsificazione costante del passato servono a soggiogare il popolo tenendolo imprigionato in una forma di eterno presente: privo di memoria storica e senza più la capacità di usare la coscienza critica, l’uomo comune è costretto a crollare di fronte alla dissonanza cognitiva che viene indotta dal Grande Fratello, senza nemmeno accorgersi delle bugie a cui viene bombardato quotidianamente.

Dovrà quindi allinearsi completamente all’Ortodossia, accettare e credere qualunque menzogna come dogma, anche qualora si dica che 2+2 fa 5.

Come se fossimo sgusciati dalle pagine del romanzo, la storia viene orwellianamente riscritta di continuo, mentre i media tentano di distrarre l’opinione pubblica cancellando tracce e distogliendo lo sguardo da ciò che potrebbe causare problemi al potere: si utilizza cioè la tecnica della distrazione. Una partita convoglierà più attenzione che le noiose veline belliche.

Invece di essere testimoni passivi degli eventi, dovremmo tornare a esercitare la nostra coscienza critica, fidandoci meno di ciò che ci viene “raccontato” quando in ballo c’è l’ennesima insensata, folle guerra. Come ora. Siamo, infatti, nuovamente sull’orlo del baratro. Un baratro che si chiama guerra globale. Dati i precedenti casi di distorsione e manipolazione dell’informazione sul fronte siriano (pensiamo ai casi di Ghouta e Idlib), la denuncia dell’ennesimo attacco chimico contro i civili attribuito al regime di Damasco nell’area di Douma (senza prove, senza pistola fumante), avrebbe dovuto essere prima approfondito invece di diventare la giustificazione per l’intervento. Invece di aspettare gli ispettori internazionali si è passati ai bombardamenti. E nessuno si sta chiedendo perché e a chi giova tutto ciò.

 

Usare i bambini per confezionare fake news e generare empatia

Si sta vendendo “paura” per legittimare una guerra che sarebbe totale.

Lo si sta facendo mostrando, per creare empatia, immagini riguardanti i bambini. I media e gli spin doctor sanno che strumentalizzare l’infanzia serve per indignare l’opinione pubblica e creare un contatto, turbare la sensibilità e convincere lo spettatore della veridicità di ciò che si vuole mostrare (anche qualora ciò sia falso).

Ciò avviene soprattutto con la propaganda tesa a legittimare un intervento bellico. Lo spiego ampiamente in Fake news, documentando innumerevoli casi di pseudoeventi o di bufale create e diffuse ad arte per diffondere un’immagine distorta del “regime” di Damasco. Riporto alcuni esempi per chiarire come anche notizie inventate o bufale sapientemente architettate vengano spesso diffuse come reali e diventino persino virali:

a)     Nel dicembre 2016 a Port Said in Egitto la polizia ferma un gruppo di cinque film maker che sta effettuando delle riprese con una bambina con un abitino sporco di sangue (in realtà è vernice rossa). Il regista spiegherà in commissariato l’intenzione di realizzare e distribuire un falso filmato sulla crisi umanitaria di Aleppo in modo da mostrare la mondo i crimini di Assad.

b)     Poche settimane dopo, mentre l’esercito siriano festeggia la liberazione di Aleppo, gli oppositori del regime siriano diffondono con un tweet l’immagine di una bambina che corre tra i cadaveri: si tratta di una ripresa tratta dal videoclip della cantante della cantante libanese Hiba Tawaji. La sequenza diventa però virale venendo spacciata come “reale”.

c)     Due anni prima, nel novembre 2014, una troupe norvegese aveva deciso di realizzare un cortometraggio intitolato «“Eroico ragazzo siriano salva la sorella da una sparatoria”». Prima di ammettere che il film era un falso girato a Malta con attori professionisti e fondi inspiegabilmente pubblici, gli autori avevano incassato più di 5 milioni di visualizzazioni e scatenato l’indignazione di pubblico ed esperti per l’“uso di cecchini contro i bambini piccoli” da parte dell’esercito siriano».

d)     A tutto questo si aggiunge un’altra, incredibile, storia: la presunta morte nel 2011 del cantante siriano Ibrahim Qashoush “sgozzato e buttato nel fiume” dal regime di Assad. La sua canzone “Yalla Erhal Ya Bashar”, era diventata l’inno della “rivoluzione”. Il giornalista James Harkin in un articolo pubblicato su GQ ha dimostrato che la storia era una bufala e quell’artista – il cui nome reale è Abdul Rahman Farhood – è vivo e vegeto.

 

Nel 1938 in Omaggio alla CatalognaGeorge Orwell scriveva nel suo resoconto personale durante la guerra civile spagnola, una delle considerazioni più vere e feroci sulla guerra:

«Una delle più orribili caratteristiche della guerra è che la propaganda bellica, tutte le vociferazioni, le menzogne, l’odio provengono inevitabilmente da coloro che non combattono».

Vera perché racchiude in poche righe l’assurdità della guerra che accompagna inesorabilmente la storia dell’uomo. Feroce perché svela come soldati e civili siano semplicemente carne da macello indirizzati da politici e lobbisti senza scrupoli verso il sacrificio per potersi garantire maggiori profitti, soldi, gas e petrolio, concessioni edilizie, controllo del mercato della droga, potere. Dovremmo imparare dal passato per immunizzarci dalle balle del sistema.

Perucchietti Enrica

Autore: Enrica Perucchietti

Enrica Perucchietti vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. Laureata col massimo dei voti alla Facoltà di Lettere e Filosofia, abbandona la carriera universitaria per diventare giornalista televisiva. Dopo numerose pubblicazioni su riviste digitali e cartacee, decide di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura (Il Fattore Oz; Governo Globale; Libertà religiosa nello stato laico e nella società aperta, in AA. VV. Credere è reato?; L’ultimo Papa; I Maestri Invisibili del Nuovo Ordine Mondiale).

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