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Puma Punku: un mistero più grande delle piramidi

Puma Punku, l’antico sito boliviano avvolto nel mistero

Puma Punku, scritto anche Pumapunku, è ciò che resta di un luogo sacro nella giungla della Bolivia e che, negli ultimi tempi, ha attirato molta attenzione. Il nome significa “porta del puma” e, stando agli archeologi, Puma Punku era una fiorente e antica città fondata intorno al 500-600 a.C.

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Un secolo e mezzo dopo il suo ritrovamento, continuano a sollevarsi voci che suggeriscono che le massicce strutture a blocchi di pietra di Puma Punku siano state tagliate in modo così preciso che l’unica spiegazione possibile sembra essere l’ipotesi di un’antica, avanzatissima tecnologia

Situato a ovest dell’odierna La Paz, Puma Punku si trova nella fiorente città di Tiwanaku, in cima a un altopiano desertico delle Ande, a un’altitudine di oltre 3000 metri. Tiwanaku è un luogo molto importante secondo le tradizioni Inca, poiché si credeva che fosse la culla del mondo.

In questa parte isolata del pianeta si trovano incredibili strutture lisce in pietra caratterizzate da tagli precisi, angoli retti e incastri perfetti.

Questi megaliti sono tra i più grandi sulla Terra: alcuni pesano diverse tonnellate. Mentre molte delle strutture sono ancora in piedi secoli dopo la scomparsa dei loro abitanti, la maggior parte degli edifici sono in rovina e sparpagliati attorno alla zona, lasciando i ricercatori a chiedersi cosa potrebbe aver mai causato un’onda d’urto forte abbastanza da disperdere strutture così pesanti.

Puma Punku: ricostruito grazie alla tecnologia moderna

Fino a poco tempo fa, a causa delle condizioni e della posizione di tutte le pietre sparse, non c’era alcun vero modo di “vedere” come sarebbe potuto apparire Puma Punku al suo apice. Grazie al lavoro svolto dai ricercatori dell’Università della California-Berkeley, la mappatura di Puma Punku ha permesso di ricostruire una prospettiva dell’antico sito archeologico.

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Utilizzando dati storici, pezzi stampati in 3D e software di architettura, la ricostruzione virtuale di Puma Punku dell’archeologo Alexei Vranich offre uno sguardo all’aspetto originale della struttura.

Vranich ha affermato che le rovine ricordano un gigantesco set di Lego, e ha dichiarato: “Abbiamo tentato di sfruttare la capacità degli archeologi di visualizzare e ruotare mentalmente oggetti irregolari nello spazio, fornendo loro oggetti stampati in 3D che potevano manipolare fisicamente”.

Al di là dell’abilità umana?

Gizmodo nota che Puma Punku è stato un risultato architettonico molto avanzato:

“I conquistatori spagnoli e altri che visitarono il sito durante il XVI e il XVII secolo lo descrissero come un edificio meraviglioso, sebbene incompiuto, con porte e finestre scolpite da singoli blocchi”.

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Puma Punku mostra un livello di abilità di costruzione senza pari nel Nuovo Mondo precolombiano, ed è spesso considerato il picco architettonico della tecnologia litica andina prima dell’arrivo degli europei. Ancora oggi, il lavoro sulle pietre del tempio è considerato così preciso che che i sostenitori della teoria degli antichi astronauti affermano che sia stato realizzato grazie a laser e altre tecnologie extraterrestri.

David Childress, autore di Lost Cities and Ancient Mysteries of South America, ha notato che i massicci pezzi di granito erano apparentemente sparsi come blocchi di costruzioni giocattolo, come se un gigantesco cataclisma avesse distrutto Puma Punku in un sol colpo. Gli archeologi sono sconcertati da ciò che Puma Punku era e da come appariva, ha detto Childress; lo scopo delle enormi strutture deve ancora essere spiegato.

La datazione di Posnansky

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Un fatto innegabile, tuttavia, è che l’intera regione e la sua popolazione erano molto importanti nell’antico mondo del Sud America. Si trattava della cultura dominante del bacino del Lago Titicaca, e il loro impero che copriva vaste zone nell’area degli attuali Bolivia, Perù e Cile.

Subito dopo la seconda guerra mondiale, l’archeologo austriaco Arthur Posnansky sviluppò un’ipotesi che era molto più avanti del suo tempo. I suoi scritti sulle pietre Puma Punku a Tiwanaku sono stati tramandati da Graham Hancock e altri scrittori che rimandano alla datazione di Posnansky per sostenere le loro teorie.

Posnansky, che ha lavorato sul sito per decenni, ha stipulato che Puma Punku fosse molto più antico di quanto ipotizzato dagli accademici.

Esaminando le rovine e la loro relazione con le stelle, l’archeologo ha datato le rovine a circa 15.000 anni fa.

Un mistero irrisolto

Come in molte aree che presentano strutture di tale peso e dimensioni – alcune delle quali sono alte più di 6 metri e pesano quasi mezza tonnellata – i pensatori controcorrente pongono la domanda: “Com’è stato costruito e da chi?”

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E la domanda resta valida: come avrebbero fatto dei popoli primitivi a realizzare, nelle pietre di Puma Punku, angoli retti lisci e impeccabili e fori circolari, quando la storia ci dice che avevano a disposizione solo martelli e scalpelli grezzi?

Ancora oggi, questi megaliti possono essere replicati solo con seghe e punte di diamante di alto livello. Puma Punku è stata forse visitata da un’antica civiltà aliena, la cui tecnologia rimane sconosciuta tutt’oggi?

Anche se alcuni studiosi sono scettici nei confronti dell’ipotesi extraterrestre, e hanno cercato di spiegare il fenomeno tramite la scienza ufficiale, nessuno scienziato si è ancora avvicinato a una soluzione convincente.

Riusciremo mai a trovare una risposta al mistero di Puma Punku?

Fonte: Gaia.com
Traduzione a cura di Uno Editori

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