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Rolling Stone contro Salvini… Alla ricerca delle sinistre, scomparse dietro il pensiero unico e il politically correct

Macelleria sociale

«Stiamo cercando di proteggere le persone e non i loro posti di lavoro.

Gli atteggiamenti delle persone devono cambiare.

Il lavoro non è un diritto; deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio».

Così l’allora ministro Elsa Fornero al «Wall Street Journal» il 26 Giugno 2012

 

Questa citazione potrebbe essere riassunta così: macelleria sociale. Abbiamo assistito a questo e a molto altro in questi anni. Dopo il governo Monti è toccato a Letta, poi a Renzi, Gentiloni, ora a Conte. Proprio il neo-governo riceve attacchi mediatici ben mirati da ogni dove da rendere lampante che ai piani alti la tecnocrazia sta tremando per le possibili conseguenze del “populismo” giallo-verde.

 

Rolling Stone: noi non stiamo con Salvini

Una testata che pochi anni fa immortalava in copertina proprio Renzi, paragonato a un giovane Papa (giocando con la parola “pop”), non può ora che criticare l’attuale governo: la linea editoriale è abbastanza sfacciata. Mi riferisco ovviamente alla testata Rolling Stone e al suo accorato appello “Noi non stiamo con Salvini”, scritta  su cover arcobaleno, di cui si è parlato molto nei giorni scorsi.

Diversi personaggi che erano stati accreditati come sostenitori e firmatari dell’appello, da Enrico Mentana alla scrittrice Valentina Petrini, si sono però dissociati, spiegando di non essere stati interpellati o di aver declinato.

Il colpo di grazia lo ha dato Selvaggia Lucarelli, ex direttore per tre mesi di Rollingstone.it, che in un post al vetriolo ha denunciato la doppia morale del giornale: «L’editore urla e umilia continuamente i suoi dipendenti – scrive Lucarelli sul suo profilo FB – al punto che, per rimanere in tema umanità, c’è più gente che negli ultimi anni è scappata da Rolling Stone che dalla Siria».

Insomma, la morale è che è facile difendere gli ultimi quando si tratta di fare propaganda e di vendere, più difficile quando la notizia non fa rumore. Un po’ come le campagne commerciali di Benetton ideate o realizzate da Oliviero Toscani che arrivano a strumentalizzare il dramma dell’immigrazione per vendere indumenti…

 

Dov’erano le sinistre?

Quindi veniamo ai “veri” firmatari dell’appello.

A essi sono seguiti coloro che hanno abbracciato l’iniziativa di Don Ciotti che ha mobilitato la sinistra per i migranti, invitando tutti a fotografarsi con una maglietta rossa. Tra le adesioni non è passata inosservata quella di Gad Lerner che si è fatto immortalare con camicia rossa e… Rolex, suscitando l’ironia del web.

Mi domando quando si innescano certe campagne mediatiche dov’erano gli alfieri del politicamente corretto quando si consumavano esperimenti di macelleria sociale, scardinando anni di battaglie sociali? Dov’erano davanti ai crimini delle tecnocrazie, davanti agli eccessi del neoliberismo?

Cosa hanno fatto per criticare la disuguaglianza e l’impoverimento della società, la polverizzazione dei diritti dei lavoratori?

Quali manifesti hanno sottoscritto per criticare la finanziarizzazione dell’economia, per contrastare le delocalizzazioni selvagge e la pauperizzazione programmata? Come si sono espressi contro il dominio ormai incontrastato delle élite? Come hanno sostenuto gli esodati della Legge Fornero? E coloro che hanno visto distrutti i propri risparmi per il salvataggio delle banche? Si sono espressi col mutismo di fronte al Job Acts?

Le sinistre al potere e i loro menestrelli si sono dimostrati finora compiacenti rispetto agli interessi dell’egemonia culturale e della tecnocrazia, lasciando che il nostro Paese scivolasse in una lenta agonia. I menestrelli erano “distratti”, impegnati a rappresentare il falso buonismo imperante nei salotti buoni e radical chic che riempie le tasche, infischiandosene della rumorosa plebaglia.

Il problema di fondo è che dietro i mantra dell’ospitalità e dell’accoglienza, delle sinistre arcobaleno, dei diritti gay e dellutero in affitto, si nasconde il cavallo di Troia delle élite volto a distruggere quel poco che rimane dei diritti sociali e del lavoro, spazzare via la piccola e media borghesia, scatenare una guerra tra poveri (il metodo del Divide et Impera funziona sempre), mentre i super ricchi diventano sempre più ricchi sulla pelle dei sempre più poveri: NOI (indipendentemente dal colore della pelle, dalla cultura o dalla religione).

Noi siamo quel 99% della popolazione mondiale che si fa distrarre, controllare e comandare dall’oligarchia finanziaria mondialista che di certo non ha interesse per le sorti dei popoli. Noi siamo carne da macello per i loro esperimenti tecnocratici di laboratorio, come esemplificato dalla citazione di Elsa Fornero.

 

Asservire l’opinione pubblica al pensiero unico

Queste campagne mediatiche servono a ricordarci quanto già detto in un mio scorso articolo:

“Siamo di fronte a un’ideologia che è strumentale a quella rivoluzione antropologica e non solo culturale che stiamo vivendo. Lo scopo ora è chiaro e ne parlo da anni nei miei libri: modellare un’umanità docile, spersonalizzata, terrorizzata dal potersi esprimere liberamente, progressista, asservita ai miti del consumo compulsivo, schiacciata sotto il peso dell’indifferenziazione, votata a rivendicare diritti individuali a scapito però di quelli sociali e collettivi, convinta che ciò che è nuovo sia sempre migliore del vecchio, liquida persino nella propria identità sessuale. L’umanità doveva diventare a-morfa (senza forma), per poter essere meglio controllata e plasmata, per poterla piegare alla dittatura del pensiero unico”.

Occorrevano dei menestrelli, degli influencer e dei burattini vip che, facendosi testimonial del politicamente corretto, portassero con un sorriso i diktat del pensiero unico nelle case di tutti gli italiani.

Serviva cioè un’ideologia felpata, suadente come il sussurro del demonio e al tempo stesso ipnotica come il suono del pifferaio di Hamelin, che fosse in grado di abbassare le nostre difese inconsce e penetrare nel nostro immaginario senza che le nostre difese ci avvertissero del pericolo.

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di Enrica Perucchietti: laureata col massimo dei voti alla Facoltà di Lettere e Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. È autrice di numerose pubblicazioni. Per Uno editori: “NWO – New World Order“, “Utero in affitto” e “Le origini occulte della musica. VOL 1-2-3

Perucchietti Enrica

Autore: Enrica Perucchietti

Enrica Perucchietti vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. Laureata col massimo dei voti alla Facoltà di Lettere e Filosofia, abbandona la carriera universitaria per diventare giornalista televisiva. Dopo numerose pubblicazioni su riviste digitali e cartacee, decide di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura (Il Fattore Oz; Governo Globale; Libertà religiosa nello stato laico e nella società aperta, in AA. VV. Credere è reato?; L’ultimo Papa; I Maestri Invisibili del Nuovo Ordine Mondiale).

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