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Sanremo 2021… E la “canzone italiana” dove starebbe?

Quel che resta di Sanremo

È stata diramata ufficialmente la lista degli artisti che parteciperanno alla prossima edizione del Festival di Sanremo nella categoria “Big”.

A differenza di altri fenomeni – come i Talent Show oppure la Trap – che, come spiego nel mio libro “La Musica e i Suoi Nemici”, rivestono una importanza sociologica non irrilevante e con essa destano motivate preoccupazioni, Sanremo – o meglio ciò che resta di Sanremo – difficilmente descrive qualcosa della società in cui viviamo e dunque meriterebbe di essere ignorato per la sua effettiva irrilevanza.

I “big” di Sanremo 2021

Scorrendo però la lista di questi “big”, in cui compaiono perfetti sconosciuti, personaggi esterni al mondo della musica, antiche glorie assenti dalle scene da decenni e un paio di onesti mestieranti, si capisce che anche Sanremo una sua rilevanza ce l’ha in quanto suona come una sorta di manifesta dichiarazione di resa.

Una doppia resa: la prima quella che decreta una marginalizzazione sempre maggiore della musica – persino quella più commerciale – all’interno del mondo televisivo e in quello della informazione.

In Italia, che ci piaccia o meno, la “musica” (non a caso messa tra virgolette) assume oramai da anni un risalto mediatico in un’unica settimana, che è quella che coincide col Festival di Sanremo.

Si tratta di una narrazione spenta e falsificante in cui si utilizza un mezzo per parlare di altro (moda, fenomeni di costume, sex symbol, etc…). Tuttavia  non esistono altre occasioni per esprimere la convinzione che la musica sia essa stessa un argomento.

È anche la “nostra” unica occasione contro i “nemici della musica”!

Ecco dunque che leggere questa lista surreale e sconfortante rende sempre più difficile qualsiasi tentativo estremo di cogliere una occasione per tentare di reintrodurre questa nobile assente all’interno della narrazione egemonica

Tra sondaggi, look estrosi e pubblico giovane

La seconda resa ci fa pensare al modo in cui i politici oramai da troppo tempo non anticipano mai il sentimento popolare, ma governano per sondaggi, seguendo gli umori del momento, oppure pendendo dalle labbra dei propri gruppi di influenza, più o meno occulti.

I direttori artistici di Sanremo oramai brancolano ancora più nel buio, inseguendo un supposto “pubblico giovane” di cui probabilmente hanno una cognizione solo teorica, dando il contentino a quel target di pubblico che immaginano fidelizzato, seguendo soprattutto gli input delle case discografiche.

Di tutto si tratta, tranne che di uno spettacolo musicale.

Anche questo anno ci si inventerà il “caso”, ci si stupirà per qualche look più estroso, si dibatterà sulla parolaccia inserita in un testo.

E il resto svanirà nell’attimo del suo svolgimento.

Ripensare la musica

Chi scrive, sommessamente ma con fermezza, lancia sin da ora un doppio interrogativo: davvero la “canzone italiana” è rappresentata – anche parzialmente – dalla lista appena presentata?

Se così è non credete che siamo di fronte alla necessità di un ripensamento da parte di tutti su una forma musicale e comunicativa che pare davvero scomparire dalle nostre facoltà?

Cresti Antonello

Autore: Antonello Cresti

Antonello Cresti: è saggista, conferenziere ed agitatore culturale. Si è laureato con lode in Scienze dello Spettacolo presso l'Università di Firenze. Ha iniziato la sua attività artistica come musicista, animando vari progetti e producendo numerosi album. Ha già pubblicato undici libri, usciti con varie case editrici, dedicati a musica underground, cultura britannica, esoterismo, controcultura. E' ideatore di un film e di un documentario, entrambi a tematica musicale. E' fondatore della Convenzione degli Indocili, una rete trasversale di intellettuali e creativi che operino in opposizione al Pensiero Unico.

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