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Serapeum di Saqqara: tecnologia avanzata, sarcofagi giganti, segreti nascosti

I sarcofagi giganti di Saqqara

Quando pensiamo alla misteriosa maestosità delle irriproducibili opere che dalla notte dei tempi sono giunte fino a noi, la nostra mente finisce per visualizzare inevitabilmente lo splendore delle piramidi di Giza, le forme geometriche delle rovine di Puma Punku, Stonehenge e tanti altri luoghi, ma scommetto che nessuno immagina o pensa al Serapeum di Saqqara.

Eppure, col supporto delle conoscenze moderne e il realismo di una logica senza preconcetti, il Serapeum e i suoi contenuti sono senza ombra di dubbio una prova indelebile di una civiltà antichissima ed estremamente evoluta o quantomeno dotata di una tecnologia della lavorazione della pietra e del suo trasporto dalla quale noi distiamo anni luce.

Qui lo affermo e lo ribadisco: il Serapeum è un “cannone fumante” che prova inequivocabilmente l’esistenza dell’avanzata civiltà che ci ha preceduto, le cui tracce tutti noi ricerchiamo con grande passione.

Le memorie perdute dell’umanità

Quest’area dell’Egitto, in prossimità della piramide di Djoser, racchiude tutti insieme i misteri che dovrebbero disturbare il sonno dei veri ricercatori, quasi fosse un prezioso scrigno che conserva le memorie perdute di un’umanità affetta da un’amnesia pressoché totale.

In questo luogo mistico tutto è fuori dal comune e non vi è una sola mente dotata di razionalità che possa pensare diversamente, a patto di non mentire a sé stessa.

Le dimensioni, le lavorazioni, i materiali, la posizione, la precisione, le forme, la funzione, il trasporto, TUTTO è fantascienza e NULLA o quasi sarebbe possibile oggi giorno.

Tanto per cominciare, in prossimità dell’ingresso del Serapeum troviamo numerosi “vertical shafts”, pozzi verticali scavati nella roccia madre, che sono una palese testimonianza delle incongruenze della storia classica che ci viene raccontata.

Vi basti guardare l’immagine seguente per comprendere quali di questi pozzi furono opera degli egiziani del periodo dinastico e quali furono scavati da LORO, in un’epoca antecedente e con una tecnologia radicalmente diversa ed evidentemente più evoluta.

Qual era lo scopo di questi pozzi?

L’altra domanda da porsi è chiaramente quale fosse lo scopo di questi enormi pozzi scavati nel substrato roccioso della zona.

Direi che escludendo la ricerca dell’acqua, non servono dimensioni del genere, l’unica altra logica è che servissero per comunicare con un qualche sistema di strutture sotterranee.

Sia Strabone (geografo, storico e filosofo greco antico) che “ricercatori” più recenti con le loro testimonianze scritte parlano di chilometri e chilometri di gallerie, corridoi e stanze sotterranee, che formavano un intricatissimo labirinto di strutture dall’estensione incredibile, la cui funzione ci è però ignota.

Ora, io non sono mai stato sul luogo e dovrei fare ricerche molto più approfondite su queste strutture, ma mi
verrebbero in mente un paio di ipotesi.

La prima è che potessero essere dei pozzi di aerazione e a questo punto, viste le loro dimensioni, se tanto mi da tanto, ne consegue che le strutture sotterranee dovessero essere estesissime, ben più di quelle visitabili oggi, che sono
comunque un’esigua parte di quelle accessibili, ma cui le autorità non consentono di accedere.

Erodoto e l’antico labirinto…

In Prima di Noi, tornando indietro nel tempo, in un viaggio fantastico a ritroso
nella storia, menziono le testimonianze di numerosi autori antichi, tra cui Strabone,
Diodoro, Plinio, Crantore, Ammiano Marcellino, Altelemsani, Manetone e Erodoto, che descrivono un leggendario labirinto egizio, fatto d’incredibili colonnati e numerosissime stanze adorne di statue, nel quale tra l’altro sarebbero conservati i segreti più importanti della storia dell’umanità, fin dai tempi che precedettero il diluvio universale.

Erodoto, in particolare, sembrò rimanere estasiato da ciò che ebbe modo di vedere di persona visitando il labirinto, al punto da dichiarare che esso superava in bellezza e grandiosità le stesse piramidi ed era “una meraviglia senza fine”.

Egli descrisse una struttura principale circondata da una muraglia che conteneva dodici edifici o cortili coperti, colonne bianche, incisioni ovunque e poi due piani sovrapposti, composti da addirittura millecinquecento stanze ciascuno, dei quali egli poté visitare solo quello a livello del suolo.

Erodoto parla anche di una piramide posta a lato del labirinto e alta quaranta orgie, cioè
circa settantadue metri e di un lago con al centro altre due piramidi, alte centottanta metri e
che sporgevano per metà dall’acqua.

Secondo tale descrizione il labirinto dovrebbe trovarsi nei pressi dell’oasi di Faiyum, a poco meno di cento di chilometri a sud di Giza, vicino al lago di Meride, oggi conosciuto come lago di Qarun, di probabile origine artificiale, adesso notevolmente ridotto rispetto alla sua superficie iniziale.

Erodoto riporta anche un particolare, che sarebbe quantomeno sconcertante, quando rivela che, molto probabilmente,
esistevano passaggi sotterranei che collegavano la piramide del labirinto con quelle dell’antica Memphis, cioè Giza; se così fosse staremmo parlando di una struttura sotterranea
di proporzioni inusitate, ma viste le capacità di lavorare la roccia di questa civiltà perduta,
dopotutto non ci sarebbe di che stupirsi.


E allora perché non pensare in grande e ipotizzare che perfino le strutture del Serapeum avessero fatto parte di questo enorme complesso sotterraneo, interconnesso ed esteso fino alle tre piramidi di Giza? Del resto della LORO incredibile capacità di creare queste complesse strutture sotterranee ne abbiamo evidenza in tutto il pianeta.

 

Perché non sono consentite le esplorazioni dei tunnel?

Tralascio di commentare il fatto che dal Serapeum partono un’infinità di gallerie che si addentrano nel substrato roccioso e che, almeno ufficialmente, sono inesplorate: ma perché, mi domando io?

Possibile che con tutte le università e i centri di ricerca in giro per il mondo, che avrebbero i mezzi finanziari e tecnologici per effettuare un’accurata ispezione e mappatura delle gallerie, le “supreme” autorità egiziane non prendano in considerazione queste opzioni?

Di cosa hanno paura?

Cosa temono di trovare?

Vi basti considerare che il Serapeum, scoperto nel 1851, è stato aperto al pubblico nel 2012… fate un po’ voi.

Seconda ipotesi: antichi montacarichi?

Tornando allo scopo funzionale di questi shafts, la seconda ipotesi, che immagino acquisterà valore leggendo il prosieguo di questo capitolo inedito di Prima di Noi, è che gli ampi pozzi verticali servissero per calare nel sottosuolo oggetti ingombranti.

Se posso “sparare” la mia, questi shafts mi ricordano tantissimo le trombe degli ascensori e dei montacarichi e pur capendo che si tratta unicamente di una sensazione, ritengo che, in mancanza di altre ipotesi, potrebbe anche avere una sua logica.

Sulla parete di uno shafts si vedono una serie di fori simmetrici, che avrebbero potuto sorreggere una sorta di impalcatura, ma stiamo parlando di oggetti del peso di cento tonnellate, per cui ritengo vada cercata un’altra
spiegazione…

Altre testimonianze: il Serapeum

Ma torniamo alle testimonianze di queste strutture sotterranee a Saqqara. A metà del 1800 il famoso archeologo francese, con buona probabilità proprio guidato da questi antichi scritti di Strabone, rinvenne l’ingresso di un complesso di
numerose stanze e gallerie sotterranee scavate nella roccia, cui gli egiziani del medio regno diedero il nome di Serapeum, nome che tradisce l’influenza greco tolemaica del periodo.

Quando Mariette entrò nel sito sotterraneo non trovò segni d’infrazione da parte di
tombaroli e precedenti visitatori, motivo per cui si ritiene sia stato il primo a penetrarvi in tempi recenti.

Il Serapeum  è un insieme di tunnel sotterranei scavati nella roccia, ricco di nicchie e alcove, la cui estensione complessiva non è nota, al punto che si ritiene che in
antichità le sue gallerie potessero estendersi almeno fino alle vicine piramidi…

Anche all’occhio degli inesperti esso è diviso in due gruppi di corridoi e nicchie:

• le “lesser galleries”, di fattura molto grezza e approssimativa, di probabile epoca tolemaica, che ospitano sarcofagi in legno di dimensioni ridotte e

• una seconda parte, oggetto delle nostre attenzioni, con alcuni corridoi che uniscono numerose stanze che ospitano
ventiquattro sarcofagi, quasi tutti in granito, le cui dimensioni, lavorazione e funzione, vanno ben oltre la più fervida immaginazione e costituiscono un mistero impenetrabile per gli scienziati classici, al pari della piana di Giza.

Lo stesso Auguste Mariette evidenziò senza mezzi termini la chiara differente origine dei due complessi…

Sei curioso di scoprire questa ricerca sorprendente?

Scarica qui il PDF gratuito con lo studio completo

Un’indagine oltre i confini dell’archeologia, alla ricerca di misteri non svelati

Caranzano Massimiliano

Autore: Massimiliano Caranzano

Massimiliano Caranzano, nato a Loano nel 1968, laureato in Ingegneria Elettronica, esperto di Information Technologies, Intelligenza Artificiale e speaker in eventi di livello mondiale. Autore di libri sulle tematiche energetiche e la salvaguardia ambientale, coltiva da oltre quarant’anni un interesse particolare per la ricerca delle vere origini dell’umanità.

1 Comment

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    Sarei felice di sentirmi con lo scrittore Caranzano perché anchio sono giunto a molte delle sue conclusioni, soprattutto grazie alle spedizioni che ho fatto per scoprire "l'altra storia" dell'Umanità. Esperienze che condivido da anni con alcuni scienziati "liberi". Complimenti comunque alla Direzione di Uno Editori per il coraggio di pubblicare verità scommode. Ho conosciuto i produttori del film "Anunnaki" e conosco la loro storia e l'improvvisa reazione del mondo "per bene" che è riuscita alla fine ad interrompere la lavorazione del film. Di questo e di altro potremmo parlarne. Ennio La Malfa 338.8513915

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