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Shamir: lo strumento miracoloso degli dèi… Alla ricerca di antichi scavi in Africa

Miniere africane di 100.000 anni fa 

L’Africa è considerata, dalla teoria prevalente, il luogo di origine del primo essere umano, che circa sette milioni di anni fa imparò a camminare eretto nelle savane di questo continente.

Nel 1948, durante gli scavi di un gruppo di archeologi britannici in Malawi, sono stati scoperti attrezzi metallici la cui età è stimata in 56.300 (!) anni!

Questo è rivoluzionario per quanto riguarda lo sviluppo della nostra storia ed esige una risposta!

Anche se archeologi e teologi, dalla mentalità ristretta, sono ancora alla ricerca di “spiegazioni” per non dover riscrivere la Storia, nel 1951, alla ricerca di cave di diamanti, furono riscoperte antiche miniere, come conferma che erano già in funzione migliaia di anni fa.

C’è una miniera di rame nello Zimbabwe che il geologo tedesco dott. Robert Wirbel data 47.000 anni fa. È stata creata e scavata dal nostro diretto antenato, Homo sapiens sapiens e viene assegnato a una civiltà ancora sconosciuta.

La miniera testimonia ancora una volta il fatto che i nostri antenati non erano tanto primitivi quanto alcuni scienziati vorrebbero farci credere.

Ci sono anche miniere di ferro vecchie di 100.000 anni, delle quali il Dott. Wirbel mi ha detto quanto segue in una conversazione del Giugno 1998:

«…Gli storici devono considerare seriamente se l’umanità di oggi sia apparsa centinaia di migliaia di anni prima, e quindi abbia costruito città grandiose in un periodo geologico molto precedente, poi distrutte da catastrofi impreviste».

Allora perché nei nostri libri di testo non si fa riferimento a tali scoperte? La risposta diventa evidente quando rivolgiamo la nostra attenzione a un’altra curiosa storia africana, finora tenuta nascosta al grande pubblico.

Mondi perduti dell’Africa

Si tratta della scoperta dell’archeologo e reporter di viaggio britannico, Prof. James Wellard, che nel suo libro del 1967 Lost Worlds of Africa (“Mondi perduti dell’Africa”) racconta di una cultura perduta e misteriosa, i cui ultimi resti sono ancora oggi sotto le dune di sabbia del Sahara:

«Sulla pista nel deserto di Sebha, l’odierna capitale Fezzan,  […] esiste un grandioso sistema di approvvigionamento idrico sotterraneo, che nella storia dell’Africa non ha eguali».

Il prof. Wellard nella sua esplorazione si era imbattuto nel sistema a labirinto di un impianto di gallerie sotterranee che non era mai stato esplorato prima.

Continua nella sua relazione:

«Non è ancora stato chiarito quante di queste gallerie esistano. Ne sono tuttavia visibili centinaia… arriviamo a una lunghezza totale di quasi 1600 chilometri, compresi i tunnel secondari…».

Quando sono state costruite queste strutture sotterranee?

Wellard ritiene che il funzionamento dell’impianto richieda precipitazioni di quantità e frequenza regolari. Tuttavia, nella regione del Sahara ci furono precipitazioni regolari solo nel periodo compreso tra il 6000 e il 9000 a.C. In base a ciò, l’impianto dovrebbe avere almeno 8000 anni!

Ma potrebbero davvero essere state realizzate così tanto tempo fa?

Altre gallerie sotterranee nel mondo

Anche con il sistema radar progettato per sondare la superficie di Venere si fece una scoperta sorprendente già negli anni Settanta.

Quando si valutarono i risultati delle scansioni durante la fase di test sulla Terra, sulle giungle coperte di nuvole del Guatemala e del Belize (America Centrale), gli scienziati della nasa ottennero immagini sensazionali.

Venne quindi scoperta una complessa rete, fino a quel momento sconosciuta, di linee rette e linee ondulate, rivelatasi negli scavi successivi un antico sistema maya di canali: questo spiega come i maya siano riusciti a mantenere una civiltà avanzata con diversi milioni di persone.

Sotto la città inca peruviana inca di Cuzco esistono i cosiddetti “Chinkanas”, che costituiscono un enorme sistema di labirinti sotterranei. Anche se gli archeologi conoscono l’ingresso al sistema (proprio sotto la chiesa di Santo Domingo), non si fa nulla per studiarlo.

Ma una cosa va detta: secondo alcuni storici, tutte le civiltà avanzate sulla Terra iniziarono solo con la costruzione di un sistema di canali.Perché allora nessun archeologo è interessato?

 

Le misteriose gallerie a Sud dell’Egitto (Axum)

Un’altra città in cui sono stati scoperti misteriosi sistemi di gallerie si trova a sud dell’Egitto, nell’allora città-stato Axum nell’odierna Etiopia.

Il mio collega Horst Dun-kel di Braunschweig visitò la città di Axum nel Gennaio 1995 per indagare sulla verità affermò: «Il modo in cui è stata lavorata la pietra, così come l’abbiamo trovata nelle gallerie sotterranee, impone il confronto con gli edifici preincaici in Perù».

Ciò su cui l’esploratore vuole attirare l’attenzione sono le innumerevoli perforazioni e fresature in rocce come il granito e la diorite, che hanno gradi di durezza 9.

Com’è possibile?

Carotatrici di 10.000 anni fa

Nel Petrie Museum di Londra c’è una punta di carotatrice dell’antico Egitto, inventariata con il numero di catalogo U.C. 16037.

Quando W. M. Flinders Petrie la scoprì a Giza alla fine del XIX secolo, vide che la punta di trivellazione si era storta e quindi era stata abbandonata dagli scalpellini dell’epoca.

Tuttavia, questa testa di perforazione è adatta solo per la perforazione su rocce calcaree perché l’intera punta è di rame.

Ma in ogni caso questa scoperta è la prova che gli antichi egizi della IV dinastia ben conoscevano il principio del carotaggio. Secondo quale principio perforavano rocce come il granito o la diorite?

Questo tipo di lavoro di precisione su rocce così dure non può essere fatto con un martello primitivo e uno scalpello di rame. Anche la punta di perforazione U.C. 16037 non può essere d’aiuto con queste rocce. Allora da che parte dobbiamo guardare?

Shamir, lo strumento miracoloso degli dei 

Secondo un’altra leggenda, il re ebreo Salomone rimase a lungo presso la regina di Saba nei dintorni di Axum. Forse portò questo segreto della lavorazione della pietra da Israele.

Il saggio re Salomone era uno dei pochi iniziati che conoscevano il segreto del verme “Shamir”: uno strumento miracoloso degli dèi con il quale si potevano perforare e tagliare pietre e persino intere pareti rocciose.

Era presente qualcosa di simile – che il dott. Felix Genzmer traduce come “trapano” – anche nella mitologia delle tribù germaniche.

Quando il dio della poesia e della sapienza, Odino, è intrappolato in una montagna rocciosa dal gigante Suttung, si libera dai massi con l’aiuto del suo trapano “Rati”.

Nel libro Edda, cap. 21, B3, è scritto: «Con la bocca di Rati mi sono fatto spazio e ho fatto divorare la roccia; su e giù erano le vie gigantesche: così mi misi al lavoro».

Secondo il dott. Genzmer, il termine “der Riesen Wege” è una parafrasi poetica per “parete rocciosa”, che apparentemente poteva essere perforata solo con l’uso di attrezzature tecnologiche.

 

Shamir, il pungiglione di luce

Gli studiosi associano fantasiosamente il “Rati” a un comune “ratto”, ma non considerano le sillabe “Ra” e “Ti” (“terra che forma luce”), che potrebbero ricondurre a un’origine egizia. In contrasto con l’apparato di perforazione delle tribù germaniche, tuttavia, il trapano ebraico sembra in realtà essere effettivamente materiale esportato dall’antico Egitto.

Perché la parola “shamir”, che può essere tradotta anche come “diamante”, perlomeno non è una parola ebraica, ma secondo il prof. Emil Kautzsch deriva dalla parola egizia “esmira” per “pungiglione di luce” o “punta di trapano” e nella sua forma originale significava anche “needle worm” (“ago verme”).

Se si considera la parola “Smir” (Schmira) nella radice della versione ebraica, allora si ottiene anche il nome di “la guardia”.

Anche la parola tedesca “Schmirgel”, che indica un abrasivo, fu presa in prestito nel XVI secolo dall’italiano “smeriglio”, che deriva dalla fase greco-egizia della città scientifica di Alessandria ed era scritta in greco “Smyris”.

Questo strano strumento è descritto nello Zohar (I.74, a-b) anche come un “verme che fende il metallo” e nel Talmud come un “”, le cui caratteristiche sono riportate da antichi studiosi:

«E non si sentirono il martello, l’ascia né un qualsiasi strumento in ferro. Dato che lo shamir ha diviso tutto, non c’era bisogno di altri strumenti per lavorare».

 

Lo Shamir (il laser di Mosè) nella Bibbia, Talmud e Zoar

Come ci tramandano la Bibbia, il Talmund e lo Zohar, il “verme da taglio” o “verme taglia metalli” esisteva in varie dimensioni. In un caso venivano utilizzati per incidere le corazze pettorali dei figli di Israele, e anche per la lavorazione di pietre preziose, e dall’altro lato furono usati per sette anni per costruire il Tempio di Salomone intorno al 1034 a.C.

Il libro 1 dei Re 6 dice della costruzione stessa:

«Per quanto riguarda la casa al momento della sua costruzione, è stata realizzata con pietra della cava già completamente sgrossate. Salomone ha tagliato con il verme da taglio le pietre che ha preso per costruire il tempio, e così ha obbedito alle parole della Scrittura che prescrive: “Che non scorra ferro sulle pietre”».

 

Da dove arriva questo strumento miracoloso?

Questo strumento miracoloso, che secondo la leggenda proviene direttamente dal Giardino dell’Eden, era appuntito e nella parte anteriore aveva solo le dimensioni di un chicco d’orzo.

Quando non era in uso doveva essere tenuto permanentemente in una scatola di piombo piena di stoppa.

Inoltre, il libro Il Tempio 1, capitolo 3-4, riporta anche qualcosa di strano sul segreto imposto dagli dèi ai capisquadra:

«Nessuno dei maestri artigiani che costruirono il Tempio di Salomone morì prima del tempo, e nessuno di loro si ammalò. Nessuna vanga e ascia si è rotta durante il lavoro, nessun occhio indebolito, nessuna cintura allentata, nessuna scarpa strappata, nessun danno alle persone e alle cose. Quando i maestri artigiani finirono di costruire il tempio, “aspirarono” la loro anima. Proprio ora abbiamo sentito dire che erano sani e salvi, e ora sentiamo che sono tutti morti! Ma il Signore disse: “Questo doveva accadere perché le nazioni non potessero portarli davanti a loro e fargli erigere i loro edifici”».

 

…Il segreto che arriva ” dal regno dei cieli”

Così anche allora la conoscenza della lavorazione della pietra era un segreto che la divinità biblica Yahweh portò dal suo “regno dei cieli”, e che più tardi portò anche all’assassinio di massa.

Ciò spiega l’immunità dei lavoratori edili contro le malattie a cui furono esposti durante la fase di costruzione.

Ancora una volta, sono stati dèi misteriosi a portare con sé questa meraviglia tecnica per la lavorazione della pietra. La divinità Yahweh è equiparabile alla divinità accadica Baal e al dio egizio Seth. Se ricordiamo l’arcaico dio egizio “Jahes”, esiste anche un’ortografia simile. Così anche il verso successivo sulle qualità e i poteri dello “shamir” diventa comprensibile:

«Se fosse stato appoggiato su una montagna o su una roccia, si sarebbe fatto strada fino ai piedi di essa e l’avrebbe fatta esplodere».

È questa la soluzione al vecchio mistero della lavorazione della pietra in tutto il mondo?

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Autore: Erdogan Ercivan

Erdogan Ercivan, nasce il 16 Dicembre 1962 a Istanbul, Turchia ed è uno scrittore Tedesco di orgine turca. Ercivan si occupa dal 1978 di temi inerenti l’archeologia e l’astronomia prescientifica. Ha partecipato al Forum di Egittologia presso l’Università Humbodt di Berlino e nel 1998 è stato l’Organizzatore del Primo Congresso Mondiale sull’Archeologia Proibita. Le teorie di Ercivan vengono respinte dagli esperti di questa materia e non vengono accettate.

2 Comments

  1. Avatar
    La forza e la levità dello Shamir non avevano uguali sulla terra... soffio di luce che spezza, taglia, riduce in polvere. Costruisce e insieme distrugge. Strumento di vita e di morte. Un giorno forse la scienza positivista arriverà a scoprire e a capire lo Shamir... ma chissà poi quando e se avverrà.

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