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Shit Syndrome: la sindrome degli adolescenti “della vita di me…a”

Adolescenti e suicidi: statistische allarmanti 

Secondo uno studio dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza tra il 2015 e il 2017 sono quasi raddoppiati i tentativi di suicidio da parte degli adolescenti, passando dal 3,3% al 5,9% rispettivamente. Per 6 adolescenti su 100 che si tolgono o provano a togliersi la vita, ce ne sono altri 50 che stanno male, che sono tristi o depressi o che semplicemente non riescono a dare un senso alla loro vita.

Il fatto che questi numeri riguardino degli adolescenti è particolarmente scioccante perché l’età che va dai 14 ai 18 anni dovrebbe essere l’età dei sogni, delle aspettative e dell’entusiasmo per la vita.

Continuando ad analizzare lo studio scopriamo che a suicidarsi sono soprattutto gli uomini (69.763 contro 21.472 totali), il che per inciso conferma ciò che ho sempre sostenuto. La donna è più forte, più stabile, più centrata, più preparata ad affrontare la vita.

Il suicidio non si può far risalire ad una sola causa specifica. È invece ragionevole parlare di una serie di concause che si manifestano in un malessere ampio e generalizzato che poco alla volta penetra le anime dei ragazzi (soprattutto di quelli più sensibili). Meno ancora esso rappresenta il frutto di un raptus momentaneo, bensì l’atto ultimo ed estremo di questo malessere radicato da tempo e già manifestatosi attraverso svariati campanelli di allarme (evidentemente non colti).

 

Shit Syndrome: Sindrome della vita di merda

Uscendo dai confini nazionali e “giovanili”, due recenti studi hanno individuato che la prima causa di morte tra i maschi americani under 50 sarebbe la cosiddetta “Shit Syndrome”. Che cos’ è dunque la “Sindrome della vita di merda”?

Il premio Nobel Angus Deaton, autore della ricerca assieme alla moglie Ann Case, la definisce, forse non elegantemente ma con indubbia efficacia, come la «percezione e l’esperienza di vivere una vita di merda».

Questa percezione, la sensazione cioè che la propria vita non valga nulla e non abbia un senso, produrrebbe nell’individuo una sorta di resa progressiva che lo portano a «sedentarietà, passività, stasi psicologica, alimentazione con cibi junk e iperdolcificati, droghe e così via».

Il tutto mina le difese immunitarie dell’organismo facendolo poi cadere in una spirale di «medicianalisi, controlli, farmaci» che non fanno altro che indebolire ulteriormente la persona fino a portarla a una morte prematura.

Negli USA gli allarmi sulla Shit Syndrome si moltiplicano. Chris Christie, ex governatore del New Jersey ha anche tentato la scalata alla Casa Bianca nel 2016 tra le fila dei repubblicani, già Presidente della speciale “Commissione da oppioidi” ha urlato la propria preoccupazione direttamente a Trump: «La nostra gente sta morendo, Presidente».

Il trionfo della morte sulla vita 

Non c’era bisogno dello studio dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza né di quelli d’oltreoceano sulla Shit Syndrome per capire ciò che è perfettamente ovvio.

Anzitutto che viviamo in una cultura dove assistiamo al trionfo della morte sulla vita (basterà pensare che per chi vuole farla finita è sufficiente digitare su Google “Come suicidarsi” per trovare consigli su “Come morire serenamente” o “Metodi di suicidio non dolorosi” e così via).

Ma soprattutto il mondo moderno, con le sue superficialità fatte di materialismo e consumismo sfrenato, idolatria di personaggi vuoti e spesso autodistruttivi, e un più generale progressivo allontanamento dalla realtà quotidiana, non fa altro che sostituire valori tradizionali  con il Nulla.

I tempi del consumo, le vetrine dello shopping, il vuoto dei social e delle augmented realities e più in generale di quell’universo tecnologico che abitiamo (che siamo costretti ad abitare) e che ci stritola sempre di più come un coniglio tra le spire di un boa contractor, non hanno tanto esacerbato il malessere quanto lo sono essi stessi. Rappresentano, nel loro insieme, la vera causa dei suicidi e della “Sindrome della vita di merda”.

Dal non avere nulla, al nulla 

Ancora solo pochi decenni addietro la gente aveva pochi riferimenti e certamente molto più limitati (non si era ancora nell’universo globale e artificiale contemporaneo), la mentalità era più chiusa ma i valori c’erano ed erano più solidi. E questi riferimenti e questi valori, rappresentavano le fondamenta sulle quali vivere.

Due settimane fa in aereo ho conosciuto un argentino sulla quarantina cresciuto a Fuerte Apache, uno dei quartieri più malfamati e pericolosi di Buenos Aires. Le sue parole mi hanno fatto molto riflettere:

«È stata un’infanzia difficilissima. In casa c’era poco da mangiare e se avevo fame dovevo arrangiarmi da solo. E per i miei amici era la stessa cosa. Del resto non era qualcosa di cui si parlava; era così e basta. E comunque lì non ti senti povero perché tutti sono poveri. Però c’erano droga, rapine, pistole e coltelli e ogni tanto qualche morto. Faceva tutto parte della nostra vita. Ma la gente si aiutava e noi bambini eravamo sempre fuori in banda. Tutto sommato mi sento di dire che sono stato fortunato, che ho avuto un’infanzia felice».

Sono parole e concetti forti, me ne rendo conto. Ma che devono spingerci a  riflettere. Meglio questo o il vuoto che circonda i nostri adolescenti? E soprattutto, possibile che non si trovi una via di mezzo?

Autore: Andrea Bizzocchi

Andrea Bizzocchi (autore, ricercatore, conferenziere), scrive di economia, salute, ecologia, stili di vita, viaggi, libertà, controinformazione. Appena raggiunta la maggiore ha iniziato a lavorare in proprio in svariate attività al di qua e al di là dell’oceano (Atlantico). Ha smesso nel 2004 quando ha capito che non era lui a mandare avanti le sue attività ma le sue attività a mandare avanti «lui» (e questo nonostante si divertisse). Vive con la sua famiglia tra l’Italia e le Americhe, con pochi beni materiali ma con la ricchezza del tempo liberato e di esperienze e incontri con personaggi straordinari (incontri in parte raccolti nel suo libro "Pura Vida").

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