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Sister Rosmary e l’orfanotrofio di Atiak: storie d’Uganda, di schiave e di perdono

 Uganda, un viaggio alla scoperta… dell’anima

“Terapeuta, cura innanzitutto le tue ferite! Sarà dalla luce dei tuoi occhi, prima ancora che dalle tue parole e azioni, che nascerà la guarigione”.

Queste parole mi tornavano spesso in mente mentre ero a Gulu, la città più grande del nord dell’Uganda, molto lontana dalla parte più moderna del sud che ruota attorno alla capitale, Kampala. Ci sono volute sei ora di macchina dall’unico aeroporto del paese fino alla comunità di Santa Monica dove avrei alloggiato. Ma in qualche modo il tempo si ferma nell’Africa centrale, ed anche i viaggi lunghi spariscono mentre ci si perde ad osservare dal finestrino un mondo tanto diverso dal nostro, tanto affascinate.

Con questo presupposto ho affrontato il mio viaggio, con la consapevolezza che stavo per affrontare le mie ferite e compiere un passo in più verso la mia guarigione.

Come ogni viaggio anche questo è stato un viaggio dentro di me, in zone ancora inesplorate, alla scoperta della mia anima e credo anche del mio cuore.

Sister Rosemary e la magia del VERO perdono

Conobbi Sister Rosemary circa un anno fa, per uno di quei miracoli che la vita ci riserva e che rendono meraviglioso il nostro fluire in quest’esistenza.

Ero alla ricerca di qualcuno che potesse scrivere l’introduzione per il libro che stavo ultimando Il Potere e la Magia del Perdono e qualcosa mi guidò verso il suo nome. Cercavo qualcuno che potesse insegnarmi qualcosa di profondo sul perdono, qualcuno che avesse vissuto in prima persona e affrontato le difficoltà del perdono. Non del semplice perdono di cui ci preoccupiamo spesso noi, ma del perdono nella sua accezione più grande, quando quel qualcosa da perdonare sembra troppo grande.

Mi colpì subito la sua figura sempre sorridente, le foto coi bambini, la forza d’animo che trasmetteva la sua voce… Essendo ormai famosa e sempre in giro per il mondo pensavo che sarebbe stato difficile contattarla, ma tutto avvenne rapidamente in un paio di giorni. Fu sufficiente inviare un’email e due giorni dopo ero con lei al telefono, tre giorni dopo da lei a Verona, ad un’ora da casa mia.

Mi venne data una volta ancora la prova che dobbiamo agire con fiducia e se qualcosa deve accadere, poi accade in modo fluido e qualcosa di più grande se ne prende cura.

La sua storia era incredibile, di quelle che pensi di leggere solo nei libri o vedere al cinema.

Uganda: storie di schiave, crimini di guerra e orfane…

Non molti anni fa il nord dell’Uganda era devastato dalla guerriglia. Un ribelle e le sue truppe seminavano terrore e morte nei villaggi. Rapivano ragazze giovani per renderle loro schiave e trasformarle in soldati. Chi si rifiutava veniva mutilata o uccisa. Vennero costrette ad andare nei loro stessi villaggi e sparare alle loro famiglie, crimini che non dimenticheranno mai. Alla fine della guerriglia, quando i ribelli vennero sconfitti dall’esercito ugandese, rimasero tutte queste ragazze senza più una casa, molte con figli e tutte devastate psicologicamente e fisicamente.

Le loro famiglie si rifiutavano di riprenderle. Fu così che Sister Rosemary decise di accoglierle e di ridare loro una dignità insegnando un lavoro e reinserendole pian piano nella vita.

Ha salvato più di 2000 ragazze da allora, molte portano ancora oggi i segni di quella violenza, ma molte hanno perdonato e sono rifiorite.

Verso l’Uganda con Sister Rosemary

Il nostro primo incontro iniziò con un grande abbraccio, non ci eravamo mai visti prima ma quello era ciò che istintivamente sentimmo di fare. Parlammo a lungo, delle sue ragazze, delle meravigliose borse creano con le linguette di scarto delle lattine, della nuova vita che molte hanno ritrovato. Parlammo anche dei miei libri, di gratitudine e perdono. Nella sua umiltà mi ringraziò a lungo per averle ricordato l’importanza della gratitudine. Poi disse:

“Ivan, il perdono è un cammino. Le mie ragazze hanno dovuto innanzitutto perdonare se stesse per i crimini commessi. Questo ha permesso loro di rifiorire, dentro e fuori.”
Poi mi guardò, mi chiese della mia storia e del mio libro e mi disse:
“Ivan vieni da me in Uganda, compiamo insieme un tratto del cammino del perdono”
Ho risposto istintivamente sì! 
“Affare fatto! Ti aspetto” rispose lei con un’energia che raramente vedo nelle nostre addormentate giornate del mondo moderno.

Così mi sono ritrovato quest’estate in Uganda, con tanti dubbi, tante speranze, tanta curiosità e soprattutto tanta voglia di amare ed essere amato. Perché, siamo onesti, è sempre l’amore, in ogni suo forma, che sa darci coraggio.

Africa dai mille colori… e l’orfanotrofio di Atiak

Sono state tre settimane meravigliose, ho visto un mondo che non avevo mai visto prima. Ho visto l’Africa delle persone semplici, l’Africa dai mille colori e dal grande cuore.

Arrivato alla comunità di Santa Monica, Sister Rosemary ci tiene a parlarmi… Prima mi mostra con orgoglio la sua comunità.

“Vedi qui abbiamo la scuola per le ragazze, l’asilo per i bambini, il villaggio per i volontari, il nuovo ristorante, e due ambulatori per fornire assistenza medica a chi non se lo può permettere e ha urgenza. Ma ti devo parlare di un’altra cosa: sta nascendo il nuovo orfanotrofio di Atiak, più a nord, in un paesino sperduto non lontano dal confine col Sud Sudan attualmente in guerra. In quel luogo c’è molto bisogno. Grazie al cielo un donatore americano ha pagato la costruzione dell’orfanotrofio, ad ottobre sarà ultimato. Ora però mi serve qualcuno che mi aiuti a mantenere i bambini. Ne ospiteremo fino ad 80! Non so come fare, Dio ti ha mandato quindi dovrai occupartene tu…Servono soldi per le medicine, il cibo, i vestiti la scuola. Vedrai, ci riuscirai, qui la vita costa molto poco.”

Ho capito che questo era il senso del mio viaggio.

Da quel primo giorno sono successe cose straordinarie. Ho cominciato a pubblicare qualche foto del viaggio su Facebook e da lì sono arrivate offerte di aiuto. Non solo economico, anche di diffusione, materiale, volontariato. Molte persone hanno acquistato il mio libro sul perdono e ho deciso di destinare da allora in poi parte dei proventi all’orfanotrofio. Tutto è andato oltre le mie aspettative. Molte persone mi hanno cercato, hanno aperto il cuore ed hanno inviato aiuti. È stato commuovente.

Ovviamente c’è ancora molto da fare ma siamo sulla buona strada.

I 4 doni che ho ricevuto

Ho deciso di chiamare questo progetto “Adotta l’orfanotrofio di Atiak”, perché chi contribuirà non si legherà ad un solo bambino ma sosterrà l’intera struttura dalla sua nascita.

Molte sono state le parole d’amore e supporto. A testimonianza che viviamo in un mondo pieno di gente meravigliosa. Siamo persino finiti sul Corriere della Sera.

Al tempo stesso sono arrivati anche attacchi e critiche violente: mi è stato detto che devo aiutare prima gli italiani, che i bianchi che aiutano i neri sono uno stereotipo da eliminare… Ma da quel viaggio io il colore della pelle non lo vedo più. Questo è stato uno splendido dono che ho ricevuto. Avrei aiutato chiunque, mi avessero invitato in un orfanotrofio europeo avrei fatto lo stesso, non c’è distinzione tra un bambino e l’altro: sono tutti angioletti.

Ho passato tanti pomeriggi con quei bambini ad Atiak, nel nuovo orfanotrofio in costruzione. Per ora sono 18, tra cui anche due bambini profughi del Sud Sudan scappati dalla guerra. Questa è stata la seconda grande lezione appresa durante il mio viaggio: si può essere generosi anche se poveri. Dovremmo impararlo… e ricordarcelo.

Mi sono molto affezionato a quei bambini, e loro mi hanno insegnato cos’è la vita e dove sta la ricchezza. Ogni loro sorriso, ogni loro abbraccio era un tesoro che sentivo entrare dentro di me. Ecco il terzo dono, la ricchezza della vita sta nelle cose semplici.

Era così facile renderli felici, la mattina si faceva la spesa e il pomeriggio andavamo da loro dopo la scuola. Bastava portare una caramella, dei biscotti o anche semplicemente prenderli in braccio ed erano felici e grati per tutto il giorno: una gioia pura, sincera…

Il quarto dono che ho ricevuto è stato vedere la mia vita, il mio mondo, da lontano. Tutto assume una dimensione diversa, tutto appare più piccolo. I problemi, le persone, le ansie. Vedi ogni cosa con una luce nuova e così anche le persone. Ti accorgi di chi è più vicino a te in questo percorso di vita e di chi è invece altrove. Nessuno è migliore o peggiore ma ho capito chi cammina al mio fianco col cuore e chi lo fa perché non ha altro da fare.

Adotta l’orfanotrofio di Atiak

Prima ancora che portare aiuto a loro sono stato aiutato io… Porterò per sempre dentro di me quegli sguardi d’amore, quella gioia, quei sorrisi.

Tutti mi chiamavano zio, anche i volontari e le suore, i bambini dell’asilo e quelli dell’orfanotrofio e questa cosa mi piaceva tanto. Mi faceva sentire a casa a migliaia di chilometri. Ora cercherò, per quanto mi sarà possibile, di rendere qualcosa di quanto ricevuto con il mio impegno per l’orfanotrofio e gli angioletti di Atiak.

E sono certo che ritornerò presto.

Chi volesse saperne di più o aiutare in qualsiasi modo (sostegno a distanza col progetto Adotta l’orfanotrofio di Atiak, invio materiale, volontariato, diffusione media…) mi scriva info@ivannossa.com

Un’offerta può essere fatta tramite la fondazione americana che aiuta le opere di Sister Rosemary, aggiungendo il messaggio Atiak Project, al seguente conto Paypal: jeff@sewinghopefoundation.com,  www.sewinghopefoundation.com

Ivan Nossa

Nossa Ivan

Autore: Ivan Nossa

Ivan Nossa: Co-autore dei bestseller “The Midas Touch” e “The Prosperity Factor”, Ivan Nossa è spinto da una grande passione per la ricerca interiore. Dopo la laurea in Lingue diventa imprenditore di successo nel campo delle traduzioni e della formazione. I suoi studi sulla legge dell’Attrazione lo porteranno alla collaborazione con Joe Vitale. Il suo amore per la scrittura lo trasforma in giornalista, autore di poesie, testi di canzoni e finalmente libri.

1 Comment

  1. Il perdono? ... Un qualcosa di meraviglioso e di terribile insieme. Non tutti, anche se cristiani praticanti, sono capaci di perdonare.... ma a volte basta il sorriso di un bambino per smuovere un macigno grande quanto una montagna!

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