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Storia di quello stronzo del professor Battaglia: il nuovo romanzo di Mimmo Oteri per ridere, crescere ed emozionarsi

Vi proponiamo l’intervista a Mimmo Oteri, autore del Romanzo “Messaggio di una scimmia che si crede un’aquila. Storia di quello stronzo del professor Battaglia“. È un libro che sembra rivolgersi a due tipi di lettori. La prima parte tratta temi di impegno civile: c’è una forte polemica con l’Università, la Religione e la Politica. Nella seconda parte invece si affrontano temi di crescita personale dove l’ego bisbetico, arrogante e saccente del professor Battaglia è protagonista. Allora ecco la nostra prima domanda:

Come mai hai voluto conciliare nel libro tematiche così diverse?

La loro differenza è solo apparente. In realtà il vero tema del libro è uno: la felicità. È un argomento che mi ha sempre affascinato e attraverso il libro ho avuto l’occasione di parlarne.

Mi dispiace quando leggo o sento alcuni autori trattare questo argomento solo dal punto di vista spirituale. Come se abbandonare qualunque legame con la materia ti possa rendere felice. Secondo me non è così. La felicità sta in mezzo. Viviamo in questo mondo e con questo mondo ci dobbiamo fare i conti.

È facile essere felice se sei un’eremita. Scommetto che se tutti coloro che hanno “rinunciato alla materia” dovessero fare i conti con le bollette, il lavoro precario, i figli, la burocrazia etc, non resisterebbero un secondo. Finirebbero dallo psicologo dopo neanche mezza giornata.

Per questo bisogna imparare ad essere felici sia nella materia che nello spirito. Sia dentro che fuori.

 

Questo professor Battaglia, sempre arrabbiato, cinico, arrogante, presuntuoso, che ne ha per tutti e che non risparmia nessuno, da dove l’hai tirato fuori?

Quando Max Formisano [responsabile della collana “Se solo potessi” di Uno editori, ndr] mi ha dato l’opportunità di scrivere il libro, ho pensato che mi sarebbe servito un personaggio che avrebbe dovuto compiere un certo percorso spirituale. Non avrei potuto scegliere qualcuno in pace con se stesso. Il cognome Battaglia non è un caso. Mi serviva qualcuno che fosse in guerra. Non ci ho messo molto a trovarlo, mi sono ispirato a una mia vecchia conoscenza. L’unica differenza è che il mio personaggio alla fine si salva…

 

Ora siamo curiosi di avere qualche anticipazione sul viaggio che compie il protagonista…

In realtà i viaggi sono tre. Uno per ogni compagno di viaggio. I protagonisti della seconda parte del libro compiono un autentico viaggio spirituale che passa soprattutto attraverso le loro debolezze. Roberto – il Professor Battaglia – è costretto a rivedere la sua cinica visione della vita. Ma c’è anche Maya, che dovrà fare i conti con la sua incapacità di creare relazioni sane e virtuose e Patrizio, che dovrà invece attingere finalmente a tutto il suo potenziale.

Sono temi che toccano qualunque persona in momenti diversi della vita. Con riferimento al viaggio del protagonista, tutti noi abbiamo dovuto fare i conti con una delusione cocente che ha condizionato la nostra visione del mondo. Da quel momento le cose cambiano e a seconda di come reagiamo a quel dolore le lenti attraverso cui osserviamo la realtà si oscurano facendoci precipitare sempre di più nell’angoscia e nella disperazione. Altri, come Roberto, reagiscono invece con odio e rabbia diventando appunto cinici e stronzi.

Tornando alla prima parte, l’università è uno dei grandi temi… hai appunto scelto un professore universitario come protagonista. Quali sono le critiche principali che muovi nei confronti di quello che a tutti gli effetti è il centro nevralgico culturale della società?

Io sono di Messina. La mia città è stata oggetto di pesanti scandali legati al mondo dell’Università. Non potevo evitare di trattare l’argomento… Naturalmente non ho nulla contro l’Università in sé. Sono quelli che credono di gestire un feudo che mi stanno sulle palle. Non a caso gli episodi principali nel romanzo, in merito a questo tema, sono legati agli atteggiamenti di due professori in particolare. Battaglia, che terrorizza gli esaminandi neanche dovessero affrontare la santa inquisizione e Spadaro, che cerca di raccomandare la figlia di un suo amico.

All’estero non è così. Io ho studiato all’Università di Southampton. I professori non hanno quell’aura di santità della quale sono imbevuti i professori italiani e soprattutto quelli messinesi.

Immagino che qualche radical chic adesso tuonerà dalla sua torre d’avorio al grido di “Non sono tutti così”. “E menomale” rispondo io. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio. Io sto solo criticando chi si comporta in quel modo. Chi invece svolge la sua professione in maniera seria e onesta si ritenga fuori da questa polemica.

E questo vale per tutte le altre critiche che rivolgo alla religione, alla politica e alla massoneria. Non sto dicendo che sono tutti in quel modo. C’è del buono in queste istituzioni e a tratti, tra le righe, lo affermo anche. Io voglio solo prendere in giro le incongruenze di questi mondi.

 

A dire il vero c’è un protagonista indiscusso: un narratore che si diverte a tenere le fila del romanzo raccontando in modo irriverente e assolutamente politically uncorrect fatti e avvenimenti.

Sì quello sono io. Ridevo da solo come un pazzo mentre scrivevo. La mia ragazza a volte mi guardava e pensava “l’abbiamo perso”. Ho affidato al narratore il compito di descrivere il dialogo mentale che avveniva nella mia testa quando mi sono ritrovato in molte delle circostanze che ho raccontato. Questa è un’altra particolarità del libro.

Molte delle storie bizzarre che leggerete sembrano il frutto della mia fantasia, ma non è così. Mi sono ritrovato davvero in quelle circostanze. Come quando ho assistito all’episodio della grattugia. Avevo otto anni. Mia nonna, a cui è ispirato il personaggio della sig.ra Iolanda, era terribile. Ma penso anche a tanti altri episodi, come quello del viaggio a Fiuggi nel terzo capitolo o quello della spada nel quarto. È chiaro che ho romanzato il tutto fino a renderlo grottesco, ma un fondo di verità c’è sempre.

Un’ultima domanda: a chi vuoi rivolgerti con questo libro? O meglio: che lettore ideale immagini?

Non certamente un radical chic! Non lo capirebbe. Scherzi a parte 🙂

Credo che il lettore ideale sia quello che riesce a prendersi poco sul serio e riderci sopra, anche su argomenti importanti come questi. Ho affrontato questi temi in maniera leggera. Si può essere seri senza essere seriosi. Si può essere profondi senza essere noiosi. L’importante è non essere radical chic, insomma.

Grazie Mimmo!

Grazie a voi!

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Intervista a Mimmo Oteri nasce a Messina lo stesso giorno del suo compleanno. Per festeggiare un evento di tale portata, diciotto anni dopo, i genitori decidono di iscriverlo a Giurisprudenza da dove riesce a scappare, non senza gravi disturbi mentali. Gli stessi che lo hanno aiutato a scrivere il suo primo romanzo. Scoperto da Max Formisano a cui sarà per sempre devoto, si trastulla nella terra di sua maestà tra un corso di marketing e l’altro all’Università di Southampton. Odia i bigotti e i radical chic ma soprattutto i loro elettori. Ama Messina, i pitoni e l’arancino e soffre come un cane la distanza. La distanza che lo separa dalla granita. Nonostante gli sforzi della fidanzata si rifiuta di partecipare a manifestazioni di carattere sociale ove siano presenti più di due persone quindi se potete, non cercatelo. Ma se proprio dovete, potreste iniziare leggendo gli articoli del suo Blog, SaggioImpertinente.it, dove decide di condividere la sua personalissima e bisbetica visione della vita sempre in polemica con tutti: chiesa, politica, università e chiaramente, con se stesso. Per Uno Editori è autore del Romanzo “Messaggio per una scimmia che si crede un’aquila

Oteri Mimmo

Autore: Mimmo Oteri

Mimmo Oteri Scoperto da Max Formisano a cui sarà per sempre devoto, si trastulla nella terra di sua maestà tra un corso di marketing e l’altro all’Università di Southampton.

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