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Strage di via D’Amelio: la sentenza che fa giustizia «Uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana»

Strage di Via D’Amelio

Le istituzioni che cercavano la verità sulla strage di via D’Amelio avvenuta il 19 luglio 1992 a Palermo, nella quale persero la vita il magistrato italiano Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta, furono depistate da uomini delle istituzioni.

Non si tratta dell’ennesima tesi “complottista” ma di quanto certificato dalla Corte d’Assise di Caltanissetta nelle 1865 pagine di motivazioni della sentenza con cui si è concluso, 14 mesi fa, l’ultimo processo sull’attentato terroristico-mafioso. Molto è stato detto per celebrare la figura di Paolo Borsellino. Molto poco si sa ancora, a 26 anni dall’attentato, degli ultimi 56 giorni della sua vita, ossia dalla strage di Capaci in cui perse la vita Falcone all’esplosione di via d’Amelio.

Centri di potere dietro la strage

Si è trattato di «Uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana». Si legge così nel documento depositato, in cui i magistrati puntano il dito contro i servitori infedeli dello Stato che imbeccarono piccoli criminali, trasformati in falsi pentiti di Cosa nostra, costruendo falsi scenari sugli autori dell’attentatoI giudici imputano il depistaggio proprio agli investigatori dell’epoca e parlano espressamente di “disegno criminoso” che esercitarono «in modo distorto i loro poteri».

Secondo i giudici, uno dei moventi del depistaggio potrebbe essere «l’occultamento della responsabilità per la strage di via D’Amelio, nel quadro di una convergenza di interessi tra Cosa nostra e altri centri di potere» che percepivano come un pericolo l’opera di Borsellino. Sì, proprio così: «Centri di potere dietro la strage». Insomma, il sospetto dei Pm di Caltanissetta è che  Paolo Borsellino nelle ultime settimane della sua vita avesse scoperto la trattativa tra Stato e Mafia e che per questo sia stato ucciso.

 

Il mistero della sparizione dell’agenda rossa

I magistrati dedicano parte della motivazione alla famosa agenda rossa di Borsellino, il diario dell’Arma dei Carabinieri, con la copertina rossa, che il magistrato aveva ricevuto in dono all’inizio del 1992 e che portava sempre con sé nella borsa, sparita però dal luogo dell’attentato.

L’ex questore Arnaldo La Barbera, ora morto, viene accusato della sparizione. Nella borsa rimasta intatta dentro l’auto blindata sono stati trovati alcuni effetti personali, ma non l’agenda che secondo la moglie Agnese Piraino Leto e il figlio Manfredi si trovava sicuramente nella borsa.

Nell’agenda rossa, secondo la testimonianza dei suoi più stretti collaboratori, e soprattutto dopo l’attentato a Falcone, Borsellino aveva iniziato a scrivere una serie di appunti su quei drammatici giorni seguiti alla strage di Capaci. E proprio in quei giorni aveva avuto notizia di un “dialogo” tra alcuni esponenti dello Stato e i mafiosi.

Una traccia che aveva fatto ripartire le indagini sulla sparizione dell’agenda rossa è stata trovata grazie a una fotografia scattata subito dopo l’attentato. Nell’immagine, e poi nei filmati girati dalla Rai, si vede chiaramente un carabiniere in borghese, si ipotizzò che potesse essere il colonnello dei carabinieri Giovanni Arcangioli, che si allontana da via D’Amelio con in mano la borsa. La borsa verrà però ritrovata ufficialmente sul sedile posteriore dell’auto blindata del magistrato solo dopo aver compiuto uno strano tragitto: è stata presa per recuperare l’agenda e consegnarla a qualcuno? Perché l’agenda è stata fatta sparire? Riportava appunti scottanti per chi aveva deciso la morte di Borsellino?

Negli anni sono state avanzate molte ipotesi sulla sparizione dell’agenda rossa. Arcangioli è stato indagato per il reato di furto con l’aggravante di aver favorito l’associazione mafiosa, e poi prosciolto “per non aver commesso il fatto”. Una relazione di servizio della Polizia di Stato, invece, racconta che quella borsa venne portata alla squadra mobile e consegnata all’allora capo della Mobile La Barbera, che ora, secondo la Corte d’Assise viene accusato di aver avuto un «ruolo fondamentale nella costruzione delle false collaborazioni con la giustizia ed è stato altresì intensamente coinvolto nella sparizione dell’agenda rossa, come è evidenziato dalla sua reazione, connotata da una inaudita aggressività, nei confronti di Lucia Borsellino, impegnata in una coraggiosa opera di ricerca della verità sulla morte del padre».

 

Terrorismo sintetico, Terrorismo di Stato

In “False Flag. Sotto falsa bandiera” (Arianna Editrice) parlo proprio di questo: di terrorismo di Stato o terrorismo sintetico.

Nel libro ricostruisco una serie impressionante di vicende diverse, attribuibili a differenti Stati e legate a circostanze storiche non sempre connesse direttamente fra di loro, ma accomunate da un metodoche sembra essere uno strumento essenziale della moderna “arte di governo” e che possiamo ritrovare anche nell’operato dei “centri di potere” nella strage di via D’Amelio.

In “False Flag” entro nel dettaglio sui misteri e le scoperte che rivelano, da un’altra prospettiva, decine di incidenti militari, attentati e azioni terroristiche: affiorano indizi, prove, collegamenti clamorosi, fino alla censura e al depistaggio.

Perciò cito regolarmente il saggista statunitense Webster Tarpley, che ha coniato un termine efficacissimo, “terrorismo sintetico”, per descrivere questo sistema, il quale altro non è che

«il mezzo con cui le oligarchie scatenano contro i popoli guerre segrete che sarebbe impossibile fare apertamente. L’oligarchia, a sua volta, ha sempre lo stesso programma politico. […] Il programma dell’oligarchia è di perpetuare l’oligarchia».

A qualunque costo. E chi si avvicina troppo alla verità, chi lotta per svelare le trame di questi centri di potere paga spesso con la vita il suo coraggio e la sua onestà.

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di Enrica Perucchietti: laureata col massimo dei voti alla Facoltà di Lettere e Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. È autrice di numerose pubblicazioni. Per Uno editori: NWO – New World Order“, “Utero in affitto” e “Le origini occulte della musica. VOL 1-2-3

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Perucchietti Enrica

Autore: Enrica Perucchietti

Enrica Perucchietti vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. Laureata col massimo dei voti alla Facoltà di Lettere e Filosofia, abbandona la carriera universitaria per diventare giornalista televisiva. Dopo numerose pubblicazioni su riviste digitali e cartacee, decide di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura (Il Fattore Oz; Governo Globale; Libertà religiosa nello stato laico e nella società aperta, in AA. VV. Credere è reato?; L’ultimo Papa; I Maestri Invisibili del Nuovo Ordine Mondiale).

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