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Valdesi, la strage dimenticata: 600 anni di persecuzioni e massacri

Persecuzioni contro gli eretici

La ferocia della Chiesa contro gli eretici si manifestò indiscriminatamente nei confronti di tutti coloro che si permisero di mettere in discussione il potere dell’istituzione, contestando, completamente o in parte, l’ortodossia stabilita a Nicea nel 325.

A partire dal concilio convocato da Costantino per pure questioni politiche e di cui le correnti cristiane più forti approfittarono spudoratamente, non solo i fedeli furono obbligati a credere per decreto, ingabbiati in un dogma al di fuori del quale vi era “eresia”, ma iniziò la controffensiva nei confronti dei dissidenti, che inizialmente si limitò a interdetti, scomuniche o esili, ma ben presto assunse le fosche tinte dell’eliminazione fisica.

È curioso constatare, vocabolari alla mano, che “eresia” significa semplicemente “scelta” (dal greco αἵρεσις), dal che si evince come “scegliere” sia sempre considerata un’esecrabile colpa.

Dopo Tessalonica, la carneficina

Dopo il 380 e l’editto di Tessalonica, emanato da Teodosio, con il quale il cristianesimo divenne religione di Stato e tutte le altre furono dichiarate fuori legge, insieme alla distruzione di templi, statue, icone, antichi culti, iniziò una carneficina che sarebbe durata ben oltre un millennio, assumendo, via via, caratteristiche di autentico orrore.

Pagani ed eretici vennero sistematicamente massacrati, fossero essi singoli predicatori, uomini di cultura o gruppi numerosi e le cifre parlano chiaro: si stima, per esempio, che solo tra i catari furono assassinate circa un milione di persone.

La maggior parte di queste eresie fu definitivamente cancellata dalla faccia della Terra.

Fecero eccezione i valdesi, la cui Chiesa ancora sopravvive, ma che furono vittime di stermini di massa per più di seicento anni.

Valdo di Lione: da avido mercante a predicatore spirituale

Valdo di Lione

I valdesi erano i seguaci di Pietro Valdo, anche se questo nome compare solo a partire dal XIV secolo e sarebbe più corretto utilizzare quello di Valdo di Lione o Valdesius, come egli stesso si presentò in un documento del 1180.

Dopo essersi dedicato allo studio della Bibbia e degli scritti dei Padri della Chiesa, frutto, a quanto affermano gli attuali valdesi, di una non meglio identificata “crisi spirituale”, qualcosa cambiò in lui e Valdo si trasformò da ricco mercante in predicatore, devolvendo il proprio ingente patrimonio ai poveri.

La sua predicazione non tardò a fare seguaci e insieme ai sempre più numerosi compagni iniziò a diffondere i Vangeli e a confessare.

Valdesi: arriva la scomunica

Si ha solo la certezza – suffragata da documenti – che l’ex mercante lionese e i suoi seguaci vennero dichiarati eretici e raggiunti dalla scomunica durante il concilio di Verona del 1184.

Fu lo stesso dal quale uscì la bolla Ad abolendam diversarum haeresium pravitatem emanata da Lucio III, con la quale fu posto il primo mattone della Santa Inquisizione e dove vennero messi in un solo calderone e colpiti da anatema catari, patarini, umiliati, valdesi, arnaldisti e, in generale, chiunque si fosse permesso di professare dottrine contrarie all’ortodossia in materia di sacramenti e avesse predicato senza autorizzazione.

 

Sopravvissuti agli stermini di massa

Ciò non fermò i Poveri di Lione, anzi, la loro predicazione continuò, estendendo la possibilità di arringare i fedeli anche alle donne: un ulteriore affronto per la Chiesa, ostinatamente arroccata sulle posizioni paoline, che vietava al gentil sesso di prendere la parola nelle assemblee.

I valdesi, cacciati da Lione, si dispersero tra Francia meridionale, Italia del nord, Germania e Svizzera.

Sembra, comunque, che nel convertirsi e iniziare la propria predicazione Valdo non intendesse ribellarsi alla Chiesa, ma, al contrario, ritenesse di collaborare al suo cambiamento, invitando le gerarchie ecclesiastiche a seguire l’esempio degli apostoli.

Ma per tornare alle origini del cristianesimo, sarebbe stato necessario che l’istituzione rinnovasse la fedeltà al Vangelo e il clero riscoprisse quella povertà che Gesù aveva predicato, rinunciando al lusso, al potere politico, all’uso della forza, alle alleanze con le potenze del mondo e abolendo la corruzione dei costumi nella quale era precipitata.

È questo il particolare che accomunò la maggior parte dei movimenti condannati come eretici e ne decretò la condanna…

È anche il motivo per cui questi movimenti pauperistici ebbero successo: al popolo (o almeno a parte di esso) saltò all’occhio la profonda differenza esistente tra le proprie condizioni di vita e quelle del clero, che ciò nonostante continuava a propinargli la povertà e la sofferenza come viatico per la salvezza eterna, tra l’indigenza e le rinunce che costellavano la sua quotidianità e il florido aspetto dei pingui cardinali, circondati da agiatezza e assidui commensali di tavole riccamente imbandite.

Stermini di massa contro gli eretici

Non fu difficile per le gerarchie ecclesiastiche coinvolgere i poteri civili nella lotta contro l’eresia valdese: l’aspetto pacifista del movimento, il suo rifiuto a ricorrere alle armi, la condanna delle guerre, diventarono intollerabili per re e imperatori.

Questi elementi fecero iscrivere i valdesi nel libro nero dei nemici dell’autorità costituita.

Insomma, così come per molti altri dissidenti, l’aspetto sociale ed economico – l’unico di concreto interesse sia per la Chiesa, sia per i regnanti – fu occultato dietro motivazioni teologiche e dottrinali.

Le persecuzioni contro i valdesi furono, all’inizio, relativamente circoscritte, anche perché nei luoghi in cui si stanziarono, i seguaci di Valdo, ben consapevoli della scomunica che pesava sulle loro teste e delle sue possibili conseguenze, si adoperarono per mantenere un basso profilo, cercando di attirare il meno possibile le pericolose attenzioni della Santa Inquisizione.

Trascorsero, dunque, circa quattrocento anni in relativa tranquillità, ma lo scenario mutò drasticamente a partire dalla prima metà del XVI secolo.

1517: l’anno del cambiamento 

Sabato 31 ottobre 1517, infatti, il monaco agostiniano Martin Lutero affisse sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg le sue novantacinque tesi di contestazione al cattolicesimo: era forse la prima volta che una protesta tanto articolata minava il potere della Chiesa dalle fondamenta, proponendo una riforma drastica di usi e costumi.

“Riformare”, oggi, significa quasi sempre modernizzare, avanzare, adeguare un’istituzione alle mutate esigenze sociali: Lutero, invece, proponeva di tornare indietro, all’autentico messaggio di Cristo, e pretendeva di eliminare tutte quelle zavorre di cui il cristianesimo si era appesantito, mistificandone il significato e rendendo la Chiesa romana una potenza terrena che aveva tradito la propria missione e l’eredità apostolica.

Martin Lutero contro la Curia

Nel XVI secolo, infatti, la Chiesa era diventata un mastodontico apparato burocratico, amministrativo e fiscale, guidato senza pudore alcuno dalla Curia romana, nella quale alcuni cardinali avevano allestito vere e proprie sfarzose corti principesche, nel cui ambito avveniva tutto ciò che caratterizzava le corti dei regnanti laici – dai favoritismi, agli intrighi, ai festini lussuriosi, ai banchetti pantagruelici, alle beghe tra cortigiani – mentre non ci si faceva scrupolo alcuno di spendere e spandere i soldi dello Stato (pontificio, ovviamente).

Quest’ultimo particolare impose ai papi di doversi continuamente inventare nuovi sistemi per spremere i sudditi, come, per esempio (ma non è l’unico), la vendita delle indulgenze, che divenne uno dei cavalli di battaglia di Lutero insieme ad altri aspetti di carattere organizzativo, teologico e dottrinale.

Furono molti i movimenti che aderirono alla Riforma luterana, dando vita a una più generica “Riforma protestante”: tra questi, vanno annoverati i valdesi, che il 12 settembre 1532 indissero un sinodo a Chanforan, nei pressi di Angrogna, in provincia di Torino, trasformando, di fatto, il movimento in una vera e propria Chiesa in antitesi a quella romana, provvista di predicatori addetti al culto e alla celebrazione dei sacramenti.

Fu da quel momento che l’Urbe reagì duramente: ormai non era più sufficiente lanciare scomuniche, arrestare, processare e condannare qualche gruppo o eretico isolato, occorreva una controffensiva che avesse le caratteristiche di una crociata, con tutti i suoi orrori.

Per i valdesi, che numerosi si erano rifugiati nelle vallate alpine al confine tra Francia e Piemonte, iniziarono tempi duri.

A Torino, nella centralissima piazza Castello, una targa incastonata nella pavimentazione ricorda ancora Goffredo (o Giaffredo) Varaglia, arso sul rogo il 29 marzo 1558; nella stessa sorte era incorso Bartolomeo Hector, il 19 giugno 1555, anche se alcuni testi riportano la data del 20 giugno 1556: sono solo due dei tanti valdesi incappati nella furia anti eretica di santaromanachiesa.

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Articolo tratto dall’approfondimento “I valdesi. Una strage dimenticata” di Laura Fezia

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Fezia Laura

Autore: Laura Fezia

Laura Fezia è nata a Torino, dove vive e lavora. Studiosa di antropologia, psicologia, storia, religioni, criminologia e del “mistero” in tutti i suoi molteplici aspetti, appassionata di animali e della sua città, fa la scrittrice e la ricercatrice. Ama definirsi «una laica a 720°, perché un giro solo non basta» e il suo impegno è volto non già contro la fede, ma a scardinare il perverso binomio che la lega alla Chiesa cattolica, un’istituzione millenaria costruita su falsi documenti che si pone arbitrariamente come unica intermediaria tra l’umano e il divino. Ha pubblicato finora 15 titoli, tra i quali : 101 misteri di Torino (che non saranno mai risolti); Misteri, crimini e storie insolite di Torino; Il giro di Torino in 501 luoghi; Forse non tutti sanno che a Torino…, Alla scoperta dei segreti di Torino, per l’editore Newton Compton. Dal 2016 ha iniziato la collaborazione con il Gruppo Editoriale Uno con il volume Apparizioni mariane: il grande imbroglio.

1 Comment

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    I Valdesi sono sopravvissuti sì alle persecuzioni, mentre i Catari no. Se non ci fosse stata la Rivoluzione francese nel 1989, che ha scalzato il potere secolare della chiesa cattolica,forse avremmo ancora i tribunali dell'Inquisizione!

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