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Yahweh, il dio della Guerra: Il libro perduto, le iscrizioni sui ciotoli ostraka e i giganti della terra di Ar…

Libro perduto delle guerre di Yahweh

In Deuteronomio, quando il popolo si trova nell’Aravà, al di là del Giordano, Mosè rivolge un discorso in cui rievoca gli eventi verificatisi durante il pellegrinaggio nel deserto e ricorda anche i momenti in cui gli Israeliti si sono ribellati alla volontà dell’Elohìm che li guidava.

In Dt 1,28 Mosè ricorda poi come il loro Elohìm – che si faceva chiamare Yahweh – abbia combattuto per loro molte volte, sotto i loro occhi.

A questo proposito non possiamo non esprimere il disappunto per la perdita, pare definitiva, di un libro extrabiblicodenominato il Libro delle guerre di Yahweh (citato in Nm 21,14) che forse avrebbe potuto illuminarci sulla concretezza di quanto questo Elohìm ha fatto nelle battaglie combattute per il popolo con cui aveva stabilito un patto privilegiato.

Di questi combattimenti la Bibbia non mantiene purtroppo che un vago ricordo: evidentemente il tutto era ampiamente conosciuto perché narrato nel libro andato perso e dunque non si riteneva necessario riportarlo nei particolari.

Poniamo ora alcune domande che esprimono un dubbio di fondo:

• Questo Libro delle guerre di Yahweh è veramente scomparso?

• O piuttosto è stato fatto scomparire volutamente?

• È custodito da chi non può permettere che racconti tanto precisi possano ulteriormente mettere in dubbio la spiritualità di un Dio la cui figura è stata creata artificiosamente?

• I racconti di come Yahweh combatteva non sarebbero compatibili con quanto la Chiesa sostiene circa l’infinita, universale bontà di questo Dio?

Gli ugariti e le iscrizioni sui ciotoli ostraka

Nell’antico territorio corrispondente agli attuali Libano e Siria, prima della comparsa degli ebrei in Palestina si era sviluppata una civiltà conosciuta come “cultura ugaritica”, dal nome della città di Ugarit il suo più importante centro urbano, che corrisponde all’attuale Ras Shamra, situata sul Mediterraneo.

A questa civiltà appartengono gli ostraka, ciotoli di ceramica contenenti scritture beneauguranti, ritrovati dagli archeologia (XIV secolo a.C.).

In alcuni di essi ci si rivolge a dei viaggiatori che si accingevano a scendere verso sud e ai quali viene detto: «Vi possano accompagnare Yahweh del temàn e la sua Asheràh». In queste scritte apparentemente banali ci sono in realtà due indicazioni sorprendenti

1) Innanzitutto, la cultura ugaritica conosceva Yahweh come “signore del temàn”, termine che in lingua semitica indica il Sud, ed è noto che Israele e il Sinai si trovano a sud rispetto al Libano e alla Siria. Quindi i viaggiatori che si recavano in quei territori venivano affidati alla protezione di quell’Elohìm che li governava.

2) Ma si dice anche che l’Elohìm chiamato Yahweh aveva una Asheràh, cioè una “compagna”. Una descrizione che si attaglia perfettamente alla figura degli Annunaki, che si erano divisi i territori di competenza, sui quali governavano con le loro rispettive consorti. Inoltre il nome Yahweh è attestato nel territorio del Sud della Palestina (Negev e Sinai) sin dal III e II millennio a.C., nelle forme Ya, Yaw, Yahu, Yah: era dunque un (dio) governatore localeconosciuto e adorato.

Inoltre appartengono a questo periodo (quindi molto tempo prima quindi di Mosè e dell’esodo degli ebrei…) le iscrizioni con il tetragramma di Yahweh (YHWH) e con la scrittura Yaw-rad che significa “discesa”. E Yeh-red è il nome di un patriarca nato «nei giorni in cui ci fu la discesa»…

Non abbiate paura dei Giganti, Yahweh combatterà!

In Deuteronomio 2,9 Mosè prosegue il suo racconto enunciando gli ordini ricevuti da Yahweh: in particolare, non doveva combattere contro Moab perché i figli di Lot, nipote di Abramo, avevano già in possesso la “terra di Ar”. E dice che in questa terra di Ar (2,10) vi erano gli Emìm, individui giganti e considerati Refaìm come i figli di Anàq, della stirpe dei Nefilìm: il termine stesso significa forse “terribili”.

Anaqiti, Refaìm ed Emìm sono sempre messi in parallelo, identificati gli uni con gli altri e di conseguenza tutti considerati della stirpe dei Nefilìm: esseri di alta statura I giganti caduti/scesi dall’alto. Individui potenti, forti, che incutevano terrore e la cui presunta invincibilità induceva il popolo di Israele a rinunciare alla conquista.

Il libro del Deuteronomio ci ricorda anche il nome e le dimensioni di uno di questi Refaìm.il suo letto (misurato in cubiti) era di 4,5 metri di lunghezza per 2 di larghezza!

Segue quindi un’esortazione che parte dalla presa di coscienza di questa situazione: Mosè riconosce l’oggettiva difficoltà, ma spinge il suo popolo a non avere paura perché il suo Elohìm combatterà davanti a lui e distruggerà i nemici (Dt 9, 2-3)…

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Mauro Biglino, studioso di storia delle religioni, è stato traduttore di ebraico antico per conto delle Edizioni San Paolo. Da circa 30 anni si occupa dei cosiddetti testi sacri nella convinzione che solo la conoscenza e l’analisi diretta di ciò che hanno scritto gli antichi redattori possano aiutare a comprendere veramente il pensiero religioso formulato dall’umanità nella sua storia. Autore di numerosi best seller, tra cui: “La Bibbia non è un Libro Sacro“, “Il Libro che Cambierà per Sempre le Nostre Idee sulla Bibbia“, “Il dio alieno della Bibbia

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Autore: Mauro Biglino

Mauro Biglino, studioso di storia delle religioni, è stato traduttore di ebraico antico per conto delle Edizioni San Paolo. Mauro Biglino è curatore di prodotti multimediali di carattere storico, culturale e didattico per importanti case editrici italiane, collaboratore di riviste, studioso di storia delle religioni, traduttore di ebraico antico per conto delle Edizioni San Paolo. Da circa 30 anni si occupa dei cosiddetti testi sacri nella convinzione che solo la conoscenza e l'analisi diretta di ciò che hanno scritto gli antichi redattori possano aiutare a comprendere veramente il pensiero religioso formulato dall'umanità nella sua storia.

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