Cinque opere della letteratura mondiale
Da 1984 a Cent'anni di solitudine, cinque romanzi usciti tra il 1813 e il 1967 che hanno cambiato il modo di raccontare il potere, la giustizia e il tempo, riletti attraverso i personaggi e gli episodi che li rendono memorabili.
1984: il ministero che riscrive il passato
George Orwell scrisse 1984 tra il 1947 e il 1948 e lo pubblicò l'8 giugno 1949, sette mesi prima di morire. Il romanzo immagina una società totalitaria in cui il Grande Fratello osserva tutti attraverso i teleschermi e il Partito controlla, insieme al presente, anche la memoria.
Winston Smith, membro del Partito esterno, lavora al Ministero della Verità: il suo compito è correggere i vecchi articoli di giornale perché coincidano con le dichiarazioni più recenti del regime. In Oceania il passato non è mai concluso. Winston comincia a tenere un diario, gesto che basta già a renderlo colpevole, e intreccia una relazione clandestina con Julia.
L'invenzione più inquietante del libro è la neolingua, la lingua ufficiale che il regime riduce di edizione in edizione eliminando parole. Syme, un collega di Winston impegnato a compilarne il dizionario, ne spiega lo scopo con entusiasmo: quando mancheranno le parole per pensare una ribellione, lo psicoreato sarà letteralmente impossibile. Orwell sposta così il controllo dalla polizia al vocabolario.
Il piccolo principe e i sei pianeti degli adulti
Antoine de Saint-Exupéry pubblicò Il piccolo principe a New York nel 1943, poco più di un anno prima di scomparire in volo sul Mediterraneo durante una missione di ricognizione. Il racconto ha l'aspetto di una favola per bambini, ma il suo bersaglio sono gli adulti, che il protagonista incontra uno per uno, pianeta dopo pianeta, durante il viaggio dall'asteroide B 612 verso la Terra.
Il primo è un re che si dice sovrano di tutto e che, per non essere disobbedito, impartisce soltanto ordini destinati a realizzarsi comunque: comanderà al sole di tramontare, purché si aspetti l'ora giusta. Più avanti c'è l'uomo d'affari, che passa le giornate a contare le stelle, ne ha registrate più di cinquecento milioni e le considera sue perché ci ha pensato per primo. Il geografo, infine, riempie volumi enormi senza essersi mai mosso dalla scrivania: raccoglie i resoconti degli esploratori e annota soltanto ciò che è eterno, come le montagne e gli oceani.
È proprio il geografo a cambiare il viaggio. Quando il piccolo principe gli parla della sua rosa, si sente rispondere che i fiori non si registrano perché sono «effimeri», cioè minacciati di scomparire presto. Per la prima volta il protagonista prova rimorso per averla lasciata sola, e da quel rimorso nasce la lezione che la volpe gli consegnerà sulla Terra: «l'essenziale è invisibile agli occhi».
Orgoglio e pregiudizio: una tenuta che passa al cugino
Orgoglio e pregiudizio uscì nel gennaio 1813; la prima stesura, intitolata First Impressions, risale al 1796-97, e il romanzo racconta l'Inghilterra di campagna a cavallo tra Settecento e Ottocento. Jane Austen parte da un problema molto concreto. La tenuta di Longbourn, dove vivono le cinque sorelle Bennet, è vincolata per legge a un erede maschio: alla morte del padre passerà al cugino Mr Collins, e alle ragazze resterà ben poco. Il matrimonio, per loro, è una questione di sopravvivenza.
Su questo sfondo si muovono Elizabeth Bennet e Mr Darcy, preceduto a ogni ballo dalla notizia delle sue diecimila sterline di rendita annua. Alla prima festa lui la giudica appena passabile, non abbastanza bella da invitarla a ballare; lei lo archivia come un uomo superbo, e le confidenze di Wickham sembrano darle ragione. Quando Darcy le chiede di sposarlo, a metà del romanzo, Elizabeth lo respinge con durezza: gli rimprovera di aver allontanato Bingley dalla sorella Jane e di aver trattato ingiustamente Wickham.
La lettera che Darcy le scrive il giorno dopo costringe Elizabeth a rileggere tutto ciò che credeva di sapere. Il pregiudizio del titolo appartiene a entrambi, e Austen lo usa per mettere in scena, con ironia, una società in cui il valore di una persona si misura in rendite.
Il buio oltre la siepe: il braccio sinistro di Tom Robinson
Harper Lee pubblicò Il buio oltre la siepe nel 1960 e l'anno dopo vinse il premio Pulitzer. Il romanzo è ambientato a Maycomb, cittadina immaginaria dell'Alabama, a metà degli anni Trenta, e a raccontarlo è Scout Finch, una bambina che osserva il mondo degli adulti senza conoscerne ancora le regole non scritte.
Suo padre Atticus, avvocato, accetta di difendere Tom Robinson, un bracciante nero accusato di aver violentato Mayella Ewell, una giovane bianca. Durante il processo Atticus dimostra che l'accusa non regge: chi ha picchiato Mayella l'ha colpita sul lato destro del viso, quindi con la sinistra, mentre il braccio sinistro di Tom è inservibile da quando, da ragazzo, gli è rimasto impigliato in una sgranatrice di cotone. Bob Ewell, il padre di Mayella, è mancino.
La giuria, composta soltanto da uomini bianchi, condanna Tom comunque. Harper Lee non commenta il verdetto: la distanza tra le prove e la sentenza misura da sola il peso del razzismo nella Maycomb di quegli anni. Quando Atticus lascia l'aula, gli spettatori neri della galleria si alzano in silenzio, e il reverendo Sykes deve dire a Scout, seduta in mezzo a loro, di alzarsi anche lei: sta passando suo padre.
Cent'anni di solitudine: la peste dell'insonnia a Macondo
Gabriel García Márquez pubblicò Cent'anni di solitudine a Buenos Aires nel 1967; nel 1982 avrebbe ricevuto il Nobel. Il romanzo segue sette generazioni della famiglia Buendía, a partire dalla fondazione di Macondo per opera di José Arcadio Buendía e di sua moglie Úrsula Iguarán. Úrsula, che vive ben oltre i cent'anni, è il perno della casa: mentre gli uomini inseguono esperimenti alchemici e guerre, lei mantiene la famiglia vendendo animaletti di caramello e allarga la casa per chi arriva.
Il libro si apre con il colonnello Aureliano Buendía che, davanti al plotone d'esecuzione, ricorda il pomeriggio lontano in cui il padre lo portò a conoscere il ghiaccio. Aureliano promuoverà trentadue sollevazioni armate e le perderà tutte. I nomi, intanto, passano di generazione in generazione, Aureliani e José Arcadi con gli stessi caratteri e gli stessi errori, e il tempo della famiglia finisce per girare in tondo.
Il realismo magico di García Márquez tratta il prodigio con il tono della cronaca. Remedios la Bella sale al cielo un pomeriggio, in giardino, mentre aiuta a piegare le lenzuola di Fernanda, che invece di stupirsi prega Dio di restituirle la biancheria. Quando la peste dell'insonnia colpisce Macondo, gli abitanti smettono di dormire e cominciano a dimenticare: si appende allora a ogni oggetto un cartello con il nome e l'uso, come quello sulla vacca che ricorda di mungerla ogni mattina. A guarire il paese sarà una bevanda portata da Melquíades.