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Leopardi accanto a Dan Brown, Grazia Deledda accanto a Sally Rooney: UNO Editori raccoglie recensioni, percorsi di lettura e storie di scrittori, dai classici del canone ai romanzi usciti da pochi anni.
Leopardi e Dan Brown sullo stesso scaffale
Dante, Shakespeare e Leopardi, qui, condividono lo scaffale con scrittori che il pubblico ha scelto prima della critica: Haruki Murakami, che ha raccontato di aver deciso di scrivere il suo primo romanzo nell'aprile 1978, sugli spalti dello stadio Jingu di Tokyo, durante una partita di baseball, quando aveva ventinove anni e gestiva un jazz bar; David Foster Wallace, che nel 1996 affidò a Infinite Jest più di mille pagine e 388 note finali; Dan Brown, il cui Codice da Vinci (2003) ha venduto decine di milioni di copie.
Anche il fantasy ha il suo posto. Terry Brooks pubblicò La spada di Shannara nel 1977 e da quel primo romanzo ha ricavato un ciclo che ha accompagnato i suoi lettori per più di quarant'anni, fino all'ultimo volume, The Last Druid, uscito nel 2020. Tra un canto di Leopardi e un romanzo di Brooks la distanza è enorme, eppure le domande che un lettore si porta dietro spesso coincidono: chi ha scritto questo libro, in quali condizioni, e perché funziona ancora.
Due premi Nobel a ottantasette anni di distanza
Grazia Deledda resta l'unica italiana ad aver ricevuto il Nobel per la letteratura: il premio del 1926, consegnato l'anno successivo, andò a una scrittrice nuorese che aveva lasciato la scuola dopo le elementari e si era formata da autodidatta. Nel 2013 l'Accademia svedese premiò Alice Munro, prima donna canadese a ricevere il Nobel, definendola «maestra del racconto breve contemporaneo».
Le due autrici hanno in comune più di quanto le date lascino pensare. Deledda ha costruito quasi tutta la sua opera attorno alla Sardegna in cui era cresciuta; Munro ha ambientato i suoi racconti nelle piccole città dell'Ontario sudoccidentale, attorno a Wingham, dove era nata. Due province lontane dai centri editoriali, raccontate da chi le conosceva dall'interno. Deledda è una delle cinque autrici che hanno segnato la letteratura italiana, accanto a Gaspara Stampa, Elsa Morante, Natalia Ginzburg e Alda Merini.
Quattro recensioni e una clinica di Baltimora
Al centro ci sono quattro libri del primo Novecento: La signora Dalloway e Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf, La metamorfosi di Franz Kafka e Il grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald. Ognuno ruota attorno a un nodo preciso: la giornata londinese di Clarissa Dalloway, le cinquecento sterline l'anno e la stanza con la serratura che secondo Woolf servono a una scrittrice, la routine familiare che si inceppa attorno a Gregor Samsa, le feste di West Egg. Accostati a due a due, i libri dialogano: Woolf e Fitzgerald sul tempo e sulla memoria, Woolf e Kafka sulle stanze e sulla libertà.
Poi ci sono le storie di chi ha scritto. Quella di Zelda Fitzgerald, per esempio: nel 1932, ricoverata in una clinica psichiatrica di Baltimora, finì di scrivere il suo unico romanzo e lo spedì all'editor del marito prima che lui potesse leggerlo.
Da dove cominciare: un romanzo irlandese del 2018
Per chi cerca un libro recente, un buon punto d'ingresso è Persone normali, il secondo romanzo di Sally Rooney, uscito nel 2018 e pubblicato in Italia da Einaudi l'anno dopo, nella traduzione di Maurizia Balmelli. Connell e Marianne crescono nella stessa cittadina dell'Irlanda occidentale: lui è popolare a scuola ed è figlio della donna che fa le pulizie a casa di lei, lei è benestante e isolata. Il romanzo li segue fino al Trinity College di Dublino, e ogni capitolo porta una data: tra l'uno e l'altro possono passare settimane o mesi, e il lettore scopre dopo che cosa è cambiato tra i due.
Letture.org dedica a Persone Normali di Sally Rooney una scheda con trama e recensione. Entrato nella lista lunga del Man Booker Prize, il libro vinse il Costa Novel Award nel 2018, e due anni dopo la BBC e Hulu ne trassero una serie in dodici episodi.