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Editori

La scrittura di Zelda Fitzgerald

Nel 1932, durante un ricovero a Baltimora, Zelda Fitzgerald portò a termine il suo unico romanzo: la storia di una donna che cerca nella danza un'identità propria, accanto a un marito artista più celebre di lei.

Montgomery, 1918: la figlia del giudice e il tenente

Zelda Sayre nacque il 24 luglio 1900 a Montgomery, in Alabama, ultima dei sei figli di Anthony Sayre, giudice della Corte suprema dello Stato. In città aveva fama di ragazza indocile, e nel luglio 1918 conobbe a un ballo F. Scott Fitzgerald, giovane tenente di stanza a Camp Sheridan. Si sposarono il 3 aprile 1920 nella cattedrale di St. Patrick a New York, otto giorni dopo l'uscita di Di qua dal paradiso, il romanzo che rese Scott famoso.

Negli anni Venti i due diventarono il simbolo dell'età del jazz, tra New York, Parigi e la Costa Azzurra. Il 26 ottobre 1921 nacque la figlia Frances, detta Scottie, e Scott annotò le parole che Zelda pronunciò uscendo dall'anestesia: sperava che la bambina fosse bella e sciocca, «una bella piccola sciocca». Quattro anni dopo le avrebbe messe in bocca a Daisy Buchanan nel Grande Gatsby.

«Il plagio comincia in casa»

Scott attingeva di continuo ai diari e alle lettere della moglie. Nell'aprile 1922 il New York Tribune chiese a Zelda di recensire il secondo romanzo del marito, Belli e dannati, e lei ne approfittò con ironia: riconobbe nel libro brani di un suo vecchio diario, sparito poco dopo le nozze, e frammenti di lettere, e osservò che il signor Fitzgerald sembrava convinto che il plagio cominci in casa.

Negli anni seguenti Zelda cercò una strada tutta sua. Nel 1927, quando le ballerine di professione hanno già alle spalle anni di palcoscenico, cominciò a studiare danza classica, fino a otto ore al giorno, prima a Filadelfia e poi a Parigi con Ljubov' Egorova, già ballerina del Balletto imperiale russo. Nel 1929 arrivò l'invito della compagnia di balletto del Teatro San Carlo di Napoli. Rifiutò. Nell'aprile 1930 ebbe il primo crollo e fu ricoverata in Francia, poi in Svizzera.

Un manoscritto dalla clinica Phipps

Il 12 febbraio 1932 Zelda entrò nella clinica Phipps di Baltimora, il reparto psichiatrico del Johns Hopkins Hospital diretto da Adolf Meyer. Lì portò a termine il romanzo cominciato in gennaio a Montgomery e lo spedì a Maxwell Perkins, l'editor di Scott da Scribner's, senza farlo leggere prima al marito.

Scott reagì con rabbia. Da anni lavorava a Tenera è la notte, che avrebbe attinto allo stesso materiale (il matrimonio, la Riviera, la malattia di Zelda), e le contestò anche l'uso del nome di Amory Blaine, il protagonista di Di qua dal paradiso. Zelda rivide il manoscritto, e le bozze corrette che si sono conservate portano quasi solo la sua grafia; lo stesso Scott, rimandandolo a Perkins, scrisse che ormai era un buon romanzo, forse un ottimo romanzo. Scribner's lo pubblicò il 7 ottobre 1932.

Alabama Beggs accetta l'offerta di Napoli

Lasciami l'ultimo valzer (Save Me the Waltz) racconta Alabama Beggs, figlia di un giudice del Sud, che sposa il pittore David Knight e lo segue in Europa. Stanca di essere la moglie di un uomo di successo, Alabama si dedica alla danza sotto la guida di una maestra russa a Parigi, e quando arriva la proposta del San Carlo, a differenza della sua autrice, parte da sola per Napoli. Lì ottiene una parte di rilievo, finché una vescica al piede, infettata dalla colla delle scarpette da punta, le provoca una setticemia: non potrà più ballare.

Il romanzo porta dunque nella finzione la scelta che Zelda non aveva fatto, e la fa pagare comunque alla protagonista. La critica dell'epoca lo stroncò quasi all'unanimità: su una tiratura di 3.010 copie ne furono vendute meno di 1.400, e all'autrice andarono 120,73 dollari.

Dal rogo di Asheville alla biografia del 1970

Zelda continuò a scrivere racconti e a dipingere, e nel 1934 i suoi quadri furono esposti a New York. Passò gran parte degli anni successivi tra ospedali e case di cura. Scott morì a Hollywood il 21 dicembre 1940; Zelda il 10 marzo 1948, nell'incendio dello Highland Hospital di Asheville, in North Carolina, insieme ad altre otto pazienti.

La sua figura tornò al centro dell'attenzione nel 1970 con Zelda, la biografia di Nancy Milford, rimasta 29 settimane nella classifica dei best seller del New York Times. Da allora Lasciami l'ultimo valzer si legge come un romanzo a sé, e in Italia Elliot lo ha pubblicato insieme ad altri scritti dell'autrice.