Elezioni: Renzi rottama se stesso. La fine dei partiti filo-Bruxelles, tra populismi e voti di protesta…


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Elezioni: Renzi rottama se stesso. La fine dei partiti filo-Bruxelles, tra populismi e voti di protesta…

Renzi: il rottamatore ha rottamato se stesso 

La notizia è arrivata alle 18.15 di ieri pomeriggio: Matteo Renzi si è dimesso da segretario del PD (mantenendo la carica di senatore).

Calato il sipario sulle elezioni, il verdetto è stato netto (ed era prevedibile). Il centrodestra è la prima coalizione del Paese con la Lega che supera Forza Italia, piazzandosi come terza forza del Paese. Il Movimento 5 Stelle è, invece, il primo partito del Paese, dopo aver sfondato soprattutto al Sud. Il PD è crollato invece sotto il 20% e le critiche dei suoi hanno portato all’inevitabile decisione che molti si attendevano prendesse già all’indomani del referendum del 4 dicembre.

Lo scrivevo già nel 2014 nella biografia non autorizzata dell’ex premier, Il lato B. di Matteo Renzi: come in ogni gioco d’azzardo, la carriera dell’ex sindaco di Firenze poi Presidente del Consiglio era bruciare le tappe e bruciarsi a sua volta.

Il giocatore d'azzardo che è andato di fretta

Lo aveva predetto «The Economist» in un articolo datato 22 marzo 2014, descrivendolo come un «Gambler in a rush», un giocatore d’azzardo che va di fretta. Già allora la stampa aveva sposato la satira dipingendo il premier come un televenditore, un prestigiatore, un illusionista. Uno che spara promesse a raffica, una dietro l’altra senza poterle realizzare.

Il settimanale britannico scriveva infatti che «Mr Renzi» è noto per essere uno che si assume il rischio («is known to be a risk-taker»), impegnato a bussare alle porte dei colleghi dell’Eurozona per chiedere di «scommettere» sull’Italia. «Correre può andar bene, ma Renzi dovrebbe star attento a non inciampare» (nel senso di non compiere passi falsi), suggeriva quasi quattro anni fa il settimanale inglese.

Da noi questo monito era già stato sollevato all’indomani della famigerata “staffetta”: non tutti avevano gradito la modalità aggressiva con cui era stato silurato Enrico Letta e soprattutto era iniziato a serpeggiare il dubbio che Renzi potesse bruciarsi con le sue stesse mani. Nella mia biografia non autorizzata avevo scavato nella storia personale e politica di Matteo Renzi per scoprire il lato “nascosto” del premier, con interviste, fotografie, documenti raccolti sul territorio. Avevo anche analizzato i peccati veniali del Nostro: fretta, ambizione, incoerenza.

Il "Letticidio": l'inizio della fine

Nel già citato “Letticidio” si era palesato il primo peccatuccio veniale di Renzi: la fretta. Quella stessa fretta che l’ha portato in soli dieci anni a scalare le vette del potere politico nazionale e in altri quattro anni al tracollo. Una parabola che era facilmente prevedibile. L’uomo Renzi ha dimostrato velocemente di avere le zanne del lupo dietro le sembianze ammaliatrici dell’agnello che incarnava il simbolo della “speranza”, volendosi porre come una copia sbiadita di Barack Obama: la spregiudicatezza in politica provoca il biasimo ma al contempo origina rispetto e timore da parte di colleghi e avversari. Solo che alla lunga ti crea il vuoto attorno e nemici pronti a colpire nell’ombra quando sarai più debole.

Che a Renzi non piacessero le mezze misure è ormai noto: è sempre stato un turbinio di promesse che dispensa con sicurezza e proponendo date così ravvicinate da far girare la testa. E nella fase delle vertigini ci si scorda di quanto aveva assicurato un attimo prima.

Se poi se ne dimentichi anche lui e sia una coazione a ripetere, rimane ancora un mistero. Fatto sta che negli ultimi anni le promesse sono state troppe, i fallimenti si sono accumulati e lo spacco con l’elettorato si è fatto sempre più drammatico. L’ambizione a dir poco sfrenata che gli ha permesso di asfaltare nella sua corsa al pantheon della politica, senza troppi problemi, avversari e colleghi, è il peccato che lo ha condotto ora alla débâcle, rendendo progressivamente sempre più antipatico e scollato dalla realtà.

Unito a una eccessiva dose di presunzione (fin da piccolo sognava di diventare Presidente della Repubblica!). Un conto è sapere presentarsi in pubblico, parlare a braccio, improvvisare, elargire sorrisi e battute, battere il cinque ai bambini incontrati per la strada, farsi i selfie o cinguettare su twitter, un altro è concretizzare le riforme. E a Renzi è mancato proprio questo.

È stato e rimane comunque un campione indiscusso nella comunicazione, parla a braccio, improvvisa, risponde a tono e zittisce chi osa metterlo in difficoltà (su questo fronte gli manca soltanto lo sguardo di ghiaccio di D’Alema che farebbe sentire a disagio anche un premio Nobel). Il suo piglio moderno e controcorrente, informale, colpisce nel segno. Ha ammaliato gli italiani con il suo carisma e la capacità di rivolgersi al pubblico, non tanto (o non solo) ai giornalisti.

Dall’altra, però, si è circondato di Yes Man, alcuni dei quali imbarazzanti, impreparati, insopportabili e incapaci, che non sono stati in grado di orientarlo nelle scelte o almeno di consigliarlo. Alcuni di essi, lo hanno anzi appannato nei consensi, trasmettendo l’idea di una cupola di politici insensibili ai veri problemi del Paese.

Anche per questo domenica le urne hanno decretato la sua fine politica e l’annuncio è arrivato ieri dopo un rincorrersi di voci e smentite.

Elezioni: quando parlare di "voto di protesta" non basta più

Torniamo così alle elezioni. Si dirà ancora una volta che è stato un voto di protesta. La stampa straniera registra la vittoria dei «partiti populisti e di estrema destra» e la preoccupazione per i mercati. No. Possiamo dire, in estrema sintesi, per ora, che sono stati puniti severamente tutti i partiti filo-Bruxelles, neo-liberisti e mondialisti. E da qua dovremmo partire per molte e numerose riflessioni che prendano atto del risultato e delle motivazioni a monte che hanno spinto i cittadini a votare così, esasperati dalla campagna elettorale più brutta di sempre.

Ne converrete: è stata la campagna elettorale italiana peggiore di sempre. Non solo per la legge elettorale, non solo per i candidati (tra resuscitati, voltagabbana e semplicemente impresentabili), ma anche e soprattutto per il clima di violenza che si è riversato sulle strade con episodi gravissimi. È come se il fenomeno degli haters fosse sgusciato dai social network per contagiare l’intera società, mostrando così il lato peggiore dell’umana convivenza: la disperazione ha assunto il profilo della follia sociale.

Invece di puntare sui programmi elettorali, si è focalizzata l’attenzione sugli slogan triti e ritriti da salotto televisivo e si è distratta l’opinione pubblica sulla lotta tra fascismo e antifascismo (utilizzando così due regole auree della manipolazione sociale, il divide et impera e la distrazione delle masse dai veri problemi).

Come potevamo aspettare, tutto è stato spettacolarizzato e banalizzato.

Pensiamo agli slogan del PD: vota la scienza, vota il PD… ecco infatti il PD è crollato e la lista della Lorenzin si aggira su un 0,45. Il tema vaccini, censurato o denigrato dalla stampa, ha avuto invece, fino alla fine, un peso specifico. Così come i veri problemi che attanagliano la popolazione e che vengono bollati come “populisti”: crisi, lavoro, disoccupazione, sicurezza, immigrazione, pensioni, ecc. Proprio i partiti “populisti”, Lega e Movimento 5 Stelle sono stati premiati alle urne.

Questo risultato dimostra che la popolazione è ormai cosciente che il vero nemico va cercato nel liberismo, nei poteri forti atlantisti, nella ferocia del mercato e dei suoi aguzzini, nella diseguaglianza sociale, nello smantellamento delle conquiste sociali, nei falsi filantropi in realtà speculatori finanziari e registi da dietro le quinte di colpi di stato e di rivoluzioni colorate.

Bisogna ricordare che negli ultimi anni la battaglia per i diritti civili ha infatti oscurato e fagocitato quella per i diritti sociali, portando a una società sempre più povera e precaria. I diritti civili sono sacrosanti, ma sono stati usati per spostare l’attenzione dall’affossamento dei diritti sociali. Infatti sono stati puniti severamente tutti i partiti filo-Bruxelles, neo-liberisti e mondialisti.

Il popolo non ha rinunciato all’idea concreta del cambiamento o almeno a sognarlo. Ora vedremo se era l’ennesima illusione, oppure no…

Il futuro dipende da noi e da chi ora ci rappresenterà. Dovremmo ricordarcelo sempre e focalizzare l’attenzione sui veri problemi e i veri “nemici”, invece di passare il tempo a scannarci nella solita guerra tra poveri. E dovremmo aver compreso che il nostro consenso è prezioso e che non si esercita soltanto alle urne, ma sempre, nelle nostre scelte e azioni quotidiane.

 

______________________________ 

di Enrica Perucchietti: laureata col massimo dei voti alla Facoltà di Lettere e Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. È autrice di numerose pubblicazioni. Per Uno editori: "NWO - New World Order", "Utero in affitto" e "Le origini occulte della musica. VOL 1-2-3" 

 


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Visualizza tutti i commenti (4)

Francesca Rita Rombolà


19/03/2018 14:08:59

Cara Enrica, come dimostri di conoscere bene questa figura di pseudo - leader che, in fondo, è una novità assoluta per l'Italia! (Mussolini, a mio parere, non potrà mai essere paragonato a un Renzi). Mi domando da un pò di tempo: il popolo è ancora sovrano nelle democrazie occidentali? E che cosa sono ormai più le democrazie occidentali? Veramente i "poteri forti" vogliono destabilizzare il pianeta? Ma per quale scopo reale e segreto? Portare alla fame o alla morte o alla disperazione milioni di esseri umani in tutto il globo a cosa condurrebbe? All'estinzione del genere umano? E una guerra atomica? E una rivoluzione mondiale? E poi forse si ripartirà da zero con nuovi cieli e una nuova terra!? Grazie Enrica per le tue analisi lucide e il coraggio di scrivere certe verità!

Edgardo Ciravegna


12/03/2018 10:09:48

Gentile Enrica, dell'articolo su Renzi, la frase che più mi ha copensavolpito è questa ""volendosi porre come una copia sbiadita di Barack Obama"". Proprio vero, lo pensavo e lo penso ancora , perchè a me, questo suo modo di presentarsi era a mio avviso molto palese nel suo tentativo di imitare i comportamenti di Barack Obama come per esempio scendere la scala posta all'uscita di un aereo o il modo di come indossare la camicia sino quasi imitarne la gesticolazione nel salutare persone che solo lui vedeva nelle riprese televisive, con sorrisi a 32 denti o espressioni di lieta sorpresa. Personalmente ho mai visto altri politici che salutassero così tante persone. A mio modesto parere questa bramosia di emergere, ha portato Renzi ad essere succube del volere dei gestori USA del NWO, che già ha i suoi galoppini nel presidente emerito Napolitano, in Monti e altri assertori di tale controllo mondiale. Detto questo mi dilungo ancora nel credere che le annunciate dimissioni di Renzi dopo la sconfitta nel referendum costituzionale , siano state dal medesimo non effettuate dopo ordini superiori ricevuti dalle persone succitate, causa il proseguire nelle sviscerate riforme tendenti al NWO che tutt'oggi sono ancora sponsorizzate dal PD e dal buon Padre Bianco Vestito che solo ieri è stato molto esplicito a riguardo di questo disegno mondiale che porta al pensiero unico. Ringrazio per l'attenzione e porgo ossequi Edgardo Ciravegna

Marco Antonio Virbio


10/03/2018 02:41:22

Gentile Enrica, ho apprezzato il tuo articolo e siccome lo avevo un po' provocato commentando il tuo precedente, ora aggiungo qualcosa di mio, visto che una posizione l'avete presa. Renzi è uscito di scena (almeno si spera: lo aveva detto anche dopo il referendum...) mantenendo la carica di Senatore di quel Senato che voleva abolire: è nello stile del personaggio. Le responsabilità però non sono tutte del Bomba, ma dell'intero PD e dei filo UE, dal colpo di stato, politicamente almeno definibile così, dell'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in poi. D'accordissimo sulla polemica distraente sull'antifascismo. Armi di distrazione di massa. Dici: “Questo risultato dimostra che la popolazione è ormai cosciente che il vero nemico va cercato nel liberismo, nei poteri forti atlantisti, nella ferocia del mercato e dei suoi aguzzini, nella diseguaglianza sociale, nello smantellamento delle conquiste sociali, nei falsi filantropi in realtà speculatori finanziari e registi da dietro le quinte di colpi di stato e di rivoluzioni colorate. Bisogna ricordare che negli ultimi anni la battaglia per i diritti civili ha infatti oscurato e fagocitato quella per i diritti sociali, portando a una società sempre più povera e precaria. I diritti civili sono sacrosanti, ma sono stati usati per spostare l’attenzione dall’affossamento dei diritti sociali. Infatti sono stati puniti severamente tutti i partiti filo-Bruxelles, neo-liberisti e mondialisti”. Concordo assolutamente. Ricordiamoci però lo strumento con cui tutto questo in Europa è stato possibile: la valuta unica, l'euro. E non dimentichiamoci che dietro questa moneta e la sigla generica Unione Europea, non c'è nulla, solo pseudo istituzioni mai votate da nessuno, un parlamento che non ha facoltà di legiferare(!) e una banca centrale che controlla, ossia elimina, la sovranità politica e monetaria degli stati membri ed è di fatto legibus solutus, cioè non risponde a nessuno, come l'imperatore di Roma. E il commento del dopo elezioni da parte dei burocrati di Bruxelles è stato ancora: l'Italia non ha i conti in regola ed è indietro con le riforme. Questi sono dei sociopatici sadici! Hanno creato il falso problema del debito pubblico, peraltro e ovviamente peggiorato con l'austerità, lo spread, ve lo ricordate? e i compiti a casa per coprire i loro giochi truccati, i loro profitti immensi e lo svuotamento di senso delle Istituzioni che in uno stato libero e di diritto sono sovrane. Hanno aperto la strada alla finanziarizzazione dell'economia con il cosiddetto divorzio fra la Banca d'Italia e li ministero del Tesoro (Andreatta e Ciampi nel 1981, mai passato in Parlamento), con la fusione di attività e funzione fra banche di credito e banche d'affari o speculative. Hanno fatto riforme pensionistiche di cui non c'era bisogno, soprattutto la Fornero: Hanno distrutto la domanda interna, con Monti. Hanno votato una legge quadro sul lavoro che precarizza ogni posto di lavoro, esercitando una progressiva deflazione salariale con l'aiuto della concorrenza sleale e selvaggia degli schiavi che continuano a far arrivare senza controllo, senza che essi abbiano un futuro per loro e il loro paese e togliendo il futuro a noi. Speriamo che gli Italiani abbiano finalmente capito cosa sta succedendo e non si facciano più fregare con favole tipo 'guadagneremo come avessimo lavorato un giorno in più lavorando un giorno di meno' (la seconda parte è stata abbondantemente realizzata...) o 'a Parigi pago il caffè senza cambiare', o, il massimo: 'la UE ci ha dato 70 anni di pace!' Ce l'ha data anche quando non c'era ancora? E la Guerra dei Balcani? E l'Ucraina? In entrambi i partiti che hanno vinto le elezioni, 5 Stelle e Lega, ci sono delle insidie al loro interno. Speriamo che riescano a stornare gli infidi di partito e di coalizione e a far prevalere il vento di novità. Devo dire che la Lega è avvantaggiata sia perché è stata più chiara e ha iniziato prima e poi perché ha un gruppo di economisti di livello che gli altri partiti se li sognano. Ma l'importante è che l'Italia intera ce la faccia a uscire da questo incubo e mandi a casa definitivamente quei partiti, politici, giornalisti, comici e televisionari, e i cosiddetti uomini di cultura, che hanno tradito il loro paese, altrimenti è la fine.

Marco Manzardo


09/03/2018 18:04:52

Enrica, quando un libro sui Faivstars?

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