un articolo di Stefano Re

Gesù e Apollonio di Tiana: stessi miracoli e… stessa persona?

I miracoli di Gesù

Il termine “miracolo” (dal latino miraculum, cosa meravigliosa, sostantivo derivato dal verbo miror, meravigliarsi) ha molteplici significati e genericamente indica un evento inspiegabile, al di sopra delle leggi naturali, o almeno di quelle conosciute, oppure viene usato per sottolineare il verificarsi di un fatto inaspettato, naturalmente favorevole o la piega eccezionale inopinatamente assunta da una situazione che sembrava zoppicare.

In ambito religioso, ossia quello in cui si fa più uso della parola, i miracoli sono sempre espressioni della potenza del dio di turno, costituiscono una testimonianza della sua benevolenza, a volte curiosamente a discapito di altri:

sia nell’Antico, sia nel Nuovo Testamento, l’aiuto divino (o quello contrabbandato come tale) viene infatti chiamato “segno” (in ebraico א , in greco σηµεῖον) ma se nel primo tali eventi straordinari sono sempre manifestazioni di Yahweh a favore del Popolo eletto o di qualche “giusto”, oppure funzionali ai ghiribizzi divini, nel secondo è Gesù a compierli, con l’aggiunta di episodi narrati negli Atti degli apostoli, dove Pietro, Paolo e altri si esibiscono in alcune guarigioni.

La maledizione di Gesù

L’elenco dei miracoli del Cristo evangelico è suddiviso in base alla tipologia del prodigio; si contano una ventina di guarigioni da disabilità, malattie e infortuni, quattro o cinque liberazioni da spiriti maligni, tre resurrezioni (cui va aggiunta la sua), più un’altra decina di genere vario (per esempio la trasformazione dell’acqua in vino, la moltiplicazione dei pani e dei pesci, la pesca miracolosa, la camminata sull’acqua) tra i quali ce n’è uno quanto meno curioso, quello della maledizione del fico.

L’episodio è narrato da Marco (Mc11,12-21) e da Matteo (Mt 21,18-20) con alcune piccole differenze, ma la sostanza resta uguale:

(Foto di: wikipedia.org)

il Maestro, insieme agli apostoli, se ne sta andando da Betania a Gerusalemme quando avverte un languorino, vede in lontananza un albero di fico ma, raggiuntolo, scopre che ha solo foglie e nessun frutto, nemmeno acerbo, per il semplice motivo che – come afferma chiaramente Marco – «Non era infatti quella la stagione dei fichi» (Mc 11,13);

Il brano di Marco così termina: «La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: “Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato”» (Mc 11,20-21).

Matteo racconta lo stesso episodio in modo più sintetico:

«La mattina dopo, mentre rientrava in città, ebbe fame. Vedendo un fico sulla strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: “Non nasca mai più frutto da te”. E subito quel fico si seccò. Vedendo ciò i discepoli rimasero stupiti e dissero: “Come mai il fico si è seccato immediatamente?”» (Mt 21,18-20).

Cosa dicono gli esperti sulla Maledizione del fico

La spiegazione data in ambito cristiano di questo incredibile episodio, che racconta un Gesù molto distante dal personaggio “peace&love” che l’apologetica pretende di rappresentare, è – come sempre accade quando gli esegeti si trovano in grande imbarazzo – un capolavoro di arrampicata sugli specchi:

«La maledizione del fico da parte di Gesù è un’azione difficile da capire, perché così diversa dalle altre cose che fece. Non solo maledisse un fico, ma non era neanche la colpa del fico, perché “non era la stagione dei fichi” (Mc 11:13)!

Era per questa “ipocrisia” del fico che fu maledetto, non perché non avere frutto quando non era neanche la stagione dei fichi.

È comunque meglio intendere questa azione di Gesù come una parabola “recitata”, cioè la spiegazione di una verità paragonandola non con una storia raccontata ma con un’azione veramente svolta.

In questo caso, il fico rappresenta la città di Gerusalemme, che non risponde a Gesù come dovrebbe quando Gesù viene, e che come conseguenza subì la punizione di Dio. Come il fico, così Gerusalemme» (cit. laparola.net).

Un corrispondente pagano

Ma torniamo ai miracoli e scopriamo come questi non furono un’esclusiva né dell’iracondo Yahweh, né del figlio di quel misterioso “Padre” che il cristianesimo paolino, ricorrendo a un’inaudita forzatura, pretese di ripescare con nonchalance dall’Antico Testamento, trasformandolo in un dio d’amore.

Nel mondo pagano, infatti, anche «li dèi falsi e bugiardi» si dedicarono a operare prodigi e vi fu addirittura un uomo con caratteristiche molto simili a quelle del Cristo evangelico: si chiamava Apollonio di Tiana.

 

Apollonio di Tiana

Di questo personaggio parla diffusamente il sofista Filostrato l’Ateniese, in una monumentale opera scritta per incarico di Giulia Donna, moglie dell’imperatore Settimio Severo, dove le analogie con Gesù sono sorprendenti, a partire dalle due più significative:

  1. Non esistono prove storiche della reale esistenza sia dell’uno, sia dell’altro (almeno delle versioni miracolistiche che ne fornirono le rispettive apologie) 
  2. Le loro gesta furono narrate a posteriori da autori che non li avevano nemmeno conosciuti.

Corrispondenze tra “i Messia”

(Foto di: romanoimpero.com)

Gesù e Apollonio – a dare retta a quanto venne raccontato di loro – furono contemporanei (Apollonio nacque presumibilmente intorno al 4 a.C.), ma mentre ci fu chi si appropriò della (eventuale) vicenda umana del primo, vi costruì una religione e la trasformò nel più grande business di tutti i tempi, la storia del secondo non ebbe sponsor altrettanto agguerriti, né provetti marketing manager ante litteram, né fu ritenuta utile agli scopi di qualche gruppo di potere e rimase circoscritta in un ambito ristretto, fino a cadere nel dimenticatoio.

«Mago e stregone abilissimo», come lo definì Cassio Dione, storico vissuto a cavallo tra il II e il III secolo d.C., Apollonio nacque a Tiana, antica città della Cappadocia, nell’attuale Turchia centro-meridionale, da genitori benestanti; questa sua condizione agiata gli consentì di studiare e di essere attratto dagli insegnamenti di Pitagora e dal modello di vita improntato all’ascetismo insegnato nelle scuole che si ispiravano al grande filosofo greco.

Viene descritto come un uomo dai lunghi capelli, rigorosamente vegetariano, che se ne andava in giro scalzo e non indossava nemmeno indumenti realizzati con tessuti di origine animale.

Sembra che non si sposò mai, condizione che i santi padri della Chiesa cercarono di affibbiare a Gesù e agli apostoli, mentendo sapendo di mentire.

Apollonio studiò medicina in patria, poi si recò in India, dove rimase per alcuni mesi in un ashram, quindi, completata la propria formazione, rinunciò all’eredità paterna e iniziò a viaggiare, girando attraverso Grecia, Italia, Spagna, Egitto, diffondendo e praticando la dottrina, la regola di vita, la scienza taumaturgica e mistica di Pitagora.

 

Stesso cursus accademico

Dalla sua biografia scritta da Filostrato – che quanto a fantasia può essere paragonato agli evangelisti – e dagli accenni fatti da altri storici come il già citato Cassio Dione, ma anche da autori cristiani quali Eusebio di Cesarea (Contra Hieroclem) e Lattanzio, emergono le analogie con il Cristo del Nuovo Testamento:

entrambi i personaggi sono descritti come taumaturghi e predicatori itineranti, accompagnati da un gruppo di discepoli, a

entrambi viene riconosciuto un indiscutibile carisma;

prima di iniziare la propria missione, entrambi si ritirano nel deserto, dove i demoni li tentano, a entrambi sono attribuiti profezie, esorcismi, guarigioni, resurrezioni di defunti e altri miracoli assortiti.

Inoltre, l’apologetica costruita intorno a loro li descrive come bambini prodigio e ne fa esseri speciali generati per intervento divino.

Apollonio, come Gesù, subì un processo: fu accusato di stregoneria, di praticare sacrifici umani e di istigare i suoi seguaci alla sedizione contro Roma; si racconta che se la cavò meglio del suo collega ebreo, semplicemente (si fa per dire) scomparendo dall’aula del tribunale romano e tronando a girovagare tra la Grecia e l’Asia Minore.

Anche la sua dipartita è circondata da leggende: c’è chi dice che defunse serenamente come ogni altro comune mortale, ma anche chi afferma che ascese al cielo, comparendo in seguito ad alcuni discepoli e addirittura a un giovane che non credeva alle sue dottrine.

 

Altre peculiarità dalla biografia

Nella biografia di Apollonio scritta da Filostrato nei primi anni del III secolo, l’autore afferma che le fonti dalle quali ha attinto provengono dalle città e dai templi dove il protagonista operò, dalle lettere e dal testamento dello stesso e da opere precedenti che ne parlano, tra le quali una scritta da un non meglio identificato Moiragene e un’altra di un certo Massimo da Egea, una piccola città a est di Tarso, dove Apollonio iniziò i propri studi e dove in seguito trasformò il locale tempio di Asclepio in un liceo e in un’accademia.

Le fonti principali della fatica di Filostrato, tuttavia, sono le testimonianze scritte da Damis (o Damide) l’assiro, discepolo del Maestro di Tiana, dalle quali risulta che Apollonio pregasse gli dèi di rimettergli “i debiti”.

Insomma, come già detto le somiglianze di Apollonio con il Cristo evangelico sono tante e fatte le debite differenze attribuibili al diverso ambito nel quale nacque la loro leggenda, le storie dell’uno e dell’altro sono quasi sovrapponibili.

I discepoli

Paolo di Tarso inventò il personaggio Gesù, che in seguito i cosiddetti evangelisti avrebbero amplificato e c’è perfino chi dubita della reale esistenza dell’Apostolo delle genti, ritenendo che anche nel suo caso, come in quello dei presunti Marco, Matteo Luca e Giovanni, sotto il nome affibbiato all’autore delle Lettere e all’ispiratore degli Atti si nasconda, in realtà, una scuola di pensiero facente capo a un gruppo di potere.

Come il titolare del “cristianesimo”, Apollonio ebbe i propri apologeti e fu trasformato in un essere divino, venerato da imperatori romani quali Alessandro Severo e Caracalla, che favorì il suo culto facendogli perfino edificare un tempio a Tiana e apprezzato dalla concorrenza al punto da essere elogiato da personaggi irriducibilmente anti pagani, come Ambrogio di Milano e Agostino di Ippona.

 

Uomini o miti?

Le somiglianze continuano anche sulla reale esistenza di entrambe le figure:

si trattò, presumibilmente, di due predicatori che, animati da ideali diversi, decisero di dedicarsi a diffondere un credo anti romano per ciò che riguarda Yehoshua, ebreo fino al midollo, cresciuto con il mito della promessa fatta da Yahweh a Mosè, pitagorico e mistico nel caso di Apollonio.

In seguito, qualcuno si appropriò delle loro vicende e le trasformò a proprio uso e consumo, così i due personaggi entrarono a far parte di un mondo letterario di pura fantasia e intorno a essi fu creata quell’aura divina e miracolistica che tanta presa ha sull’immaginario popolare.

Ma le analogie terminano qui: il destino postumo di Apollonio e Gesù, infatti, fu molto diverso.

 

Questione di marketing?

La figura del primo, creata per puri scopi devozionali, per diffondere un modello di vita improntato all’amore per la conoscenza e alla realizzazione di sé, scomparve con la caduta dell’impero romano, quella del secondo, architettata come testimonial di una precisa strategia politica, infarcita di sofferenza e sensi di colpa, resiste ancora oggi e consente agli eredi di coloro che la inventarono duemila anni fa con uno straordinario colpo di genio, di mantenere il controllo su milioni di coscienze.

Il diverso epilogo delle vicende di Yehoshua e di Apollonio, insomma, è solo una questione di marketing.

 

Un articolo di Laura Fezia

 

Autore: Laura Fezia

Laura Fezia è nata a Torino, dove vive e lavora. Studiosa di antropologia, psicologia, storia, religioni, criminologia e del “mistero” in tutti i suoi molteplici aspetti, appassionata di animali e della sua città, fa la scrittrice e la ricercatrice. Ama definirsi «una laica a 720°, perché un giro solo non basta» e il suo impegno è volto non già contro la fede, ma a scardinare il perverso binomio che la lega alla Chiesa cattolica, un’istituzione millenaria costruita su falsi documenti che si pone arbitrariamente come unica intermediaria tra l’umano e il divino. Ha pubblicato finora 15 titoli, tra i quali : 101 misteri di Torino (che non saranno mai risolti); Misteri, crimini e storie insolite di Torino; Il giro di Torino in 501 luoghi; Forse non tutti sanno che a Torino…, Alla scoperta dei segreti di Torino, per l’editore Newton Compton. Dal 2016 ha iniziato la collaborazione con il Gruppo Editoriale Uno con il volume Apparizioni mariane: il grande imbroglio.

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