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L’ansia di essere inadeguati e non all’altezza: siamo stati ingannati?

Quando la tecnologia sembrava fantascienza

Sono cresciuto, come molti altri, in un paesino molto piccolo in un’epoca in cui i “telefonini”, che in pochi avevano avuto la “fortuna” di vedere, erano grossi come mattoni e considerati “cose da ricchi”.

Ovviamente di Internet, in quell’epoca, non si era mai nemmeno sentito parlare e quei pochi computer che si vedevano in giro (di solito negli uffici o in qualche scuola) a noi ragazzi sembravano astronavi venute dal futuro. Naturalmente non sto parlando del dopoguerra ma di quel periodo che va dalla fine degli anni ottanta agli anni novanta, praticamente dell’altro ieri.

Insomma, in quegli anni la tecnologia, così come la intendiamo oggi, appariva più come fantascienza che una possibile realtà. Anche i viaggi all’estero erano “cose da ricchi” e ci si limitava soltanto a immaginare come potessero essere.

Ci sentivamo tristi e depressi? Macché, anzi, tutto il contrario.

Ricordi d’infanzia

Da piccoli, appena rientravamo a casa da scuola pranzavamo alla velocità della luce per andare con gli amici al fiume nella speranza, magari, di prendere un pesce (non siamo mai riusciti a pescarne nemmeno uno ma non importava) o in campagna a costruire qualche trappola per catturare qualche animaletto (anche in questo caso, sempre e solo nei nostri sogni) oppure per “rubare” qualche frutto da qualche albero (qui la “missione” riusciva ma sempre con il pericolo, molto serio, di essere scoperti dal contadino).

Non passava quasi nemmeno giorno che non si finiva a fare a botte con altri ragazzi o a farsi male per delle cadute, o perché ci infilavamo in qualche posto non proprio sicuro.

Ma non importava, era solo dolore fisico che poi passava e che, anzi, ci faceva sentire più forti e fieri perché eravamo stati coraggiosi.

Incantati e ingannati dai film americani

Poi, durante l’adolescenza, tutto è cambiato. 

Il fascino per i film americani, ambientati in super moderne città piene di grattacieli, di avventure e di bellezza, prese in noi il sopravvento.

In quei film tutti coloro che vivevano in città e facevano un “lavoro da ufficio” e giravano il mondo, quelli che si vestivano sempre in modo super elegante ed erano circondati da macchine, telefoni, orologi e computer super tecnologici erano i modelli da imitare… Mentre chi viveva nelle campagne – o comunque che svolgeva un lavoro manuale – era sempre rappresentato come un povero sfortunato, uno scarto della società.

Se poi a questo aggiungiamo il continuo bombardamento fatto a scuola dagli insegnanti nel far passare l’idea che coloro che dedicheranno la loro vita allo studio di materie astratte, scientifiche e tecnologiche diventeranno una qualche specie di “divinità” mentre chi farà un lavoro manuale o comunque qualcosa di fisico sarà “l’ultima ruota del carro”, non è difficile immaginare come gente cresciuta nel modo che vi ho descritto sopra inizi ad odiare tutto il mondo della sua infanzia e a “sognare l’America”.

È così che ha avuto inizio nella gente cresciuta come me – che, in genere, è la maggioranza – la rincorsa perenne dei soldi – perché si è “vincenti” solamente se si è ricchi – e del “metterci in mostra su uno schermo” – perché così possiamo vederci e farci vedere in tutto il nostro “splendore hollywoodiano”.

Sì perché è solo così – lo insegnano i film americani – che si raggiunge veramente l’obiettivo.  Ma dobbiamo ricordarlo: un ideale è soltanto un ideale che, per natura, è impossibile da raggiungere.

L’ideale è un coniglio di pezza

Tutto questo ci fa capire una cosa: più cerchiamo di raggiungere un ideale, cioè un mondo che esiste soltanto nella nostra testa, e più otteniamo soltanto una cosa: l’allontanamento dalla realtà, che consiste nel mondo fisico che ci circonda e dell’interazione del nostro corpo con esso.

A noi, però, è stato insegnato a odiare la realtà fisica, portandoci a legare questo odio alla pauradi dover fare “qualcosa di fisico” (e quindi di “inferiore”) per poter vivere.

Ed è per questo che preferiamo rincorrere un “coniglio di pezza” – cioè un premio finto, una illusione – accompagnati dall’onnipresente stato di ansia che questo modo di vivere comporta, piuttosto che “sporcarci” facendo qualcosa con il corpo.

Smettiamola di auto-ingannarci e torniamo alla realtà

Spesso giustamente si dice: va bene, questo è il problema, ma la soluzione? A mio parere questa esiste e si ottiene, come ho spiegato in modo più approfondito nel mio libro Manuale di Resistenza al Potere, essenzialmente attraverso due azioni:

  1. Prendendo coscienza del fatto che c’è sempre qualcuno che cerca di manipolarci per i propri interessi o che tendiamo noi stessi ad auto-ingannarci.

  2. Tornado ad amare tutto ciò che è corporeo e che ha a che fare con il nostro corpo, perché fino a quando avremo paura della fatica fisica, del dolore e della morte, non riusciremo mai a liberarci di questo sistema che ci ossessiona.

Putrino Michele

Autore: Michele Putrino

Michele Putrino, dopo aver studiato filosofia, ha lavorato per anni come Exhibition Manager presso la Fondazione Roma Museo dove si è occupato del coordinamento del personale e degli eventi. In seguito si è occupato di coaching, in particolare nel settore della leadership, collaborando con esperti del settore e scrivendo numerosi articoli ed ebook.

2 Comments

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    Molte cose erano meravigliose durante l'infanzia... anche raccogliere fiori di campo, noi bambine, e realizzare delle bellissime ghirlande che fungevano da collane o da diademi, oppure cercare di acchiappare i girini in uno stagno colmo di rane che gracidavano in modo quasi assordante senza però darti fastidio... poi però qualcosa cambia e tutto questo "strano paradiso infantile e limitato" svanisce...
  2. Avatar
    Si, bastava poco a farci felici da bambini, raccogliere fiori di campo, noi bambine, in maggio o guardare i girini in uno stagno dove il gracidare assordante delle rane era un piacere all'orecchio... piccole che cose che facevano la differenza... poi tutto cambia con il consumismo sempre più crescente e minaccioso.

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