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Peter Singer e la bioetica nazista: “i neonati non sono persone”

Peter Singer: Animal liberation

Il «Time» lo ha inserito di diritto «tra i cento uomini più influenti del pianeta».

Altri lo hanno accusato di essere un “nazista” (anche se ebreo), un novello Mengele («ho perso tre nonni nell’olocausto e questo paragone svilisce ciò che fecero i nazisti e mi offende profondamente» risponde lui), un “ministro della campagna di Erode”, un “decano della morte”, chi semplicemente lo giudica un folle che gioca a fare Dio.

Australiano, filosofo docente a Princeton, massimo esponente mondiale dell’utilitarismo portato fino alle sue estreme conseguenze, classe 1946, Peter Singer a 29 anni era già passato alla storia per Animal Liberation: un best-seller che gli animalisti più arrabbiati considerano il loro manifesto fondativo.

Questo saggio, che continua a essere ristampato ogni anno in tutte le lingue, lanciò il termine “specismo”: l’equivalente, in termine di discriminazione verso gli animali, di ciò che è il razzismo in termini di discriminazione verso altre razze e il sessismo in termini di discriminazione dell’uomo verso la donna.

Singer ha formulato teorie che con gli anni sono diventate casi da manuale,

• dal Protocollo di Groningen sulla “morte bambina”

• alle raccomandazioni del Royal College sull’eutanasia dei neonati disabili fino al parere del Nuffield Council on Bioethics,

• secondo il quale ai medici del Regno Unito dovrebbe essere imposto l’obbligo di staccare la spina ai bambini nati prima delle 22 settimane di gestazione.

Il caso del piccolo Charlie Gard può essere compreso alla luce dell’operato del Singer e dei suoi seguaci.

Etica della Qualità della Vita

Sostenitore del vegetarianesimo e dell’abolizione della vivisezione sugli animali (perché, semmai, si dovrebbe praticarla sui cerebrolesi o sulle persone in coma vegetativo), Singer è anche il promotore della cosiddetta Etica della Qualità della Vita che si contrappone a quella della Sacralità della Vita: ovvero un orientamento laico (e ateo) contrapposto a quello religioso (vitalismo etico o finalismo autoconservativo) che si basa sulla salvaguardia di tutto ciò che è “vita”.

Per Singer si deve distinguere nelle cure chi è persona da chi non lo è. È persona non solo chi ragiona, ma chi ha interesse per la vita.

Pertanto ci sono umani che non sono persone (i neonati o i cerebrolesi) e non umani che invece sono persone (come cani, gatti, scimmie, elefanti e maiali).

Non tutte le forme di vita hanno lo stesso valore (Singer fa l’esempio della differenza che intercorre tra “raccogliere un cavolo nell’orto” o “sparare a un passante”).

In Ripensare la vita Singer scriveva:

«Né un neonato né un pesce sono persone, uccidere questi esseri non è moralmente così negativo come uccidere una persona».

Se il vitalismo etico è quindi basato sull’antropocentrismo e nega il diritto all’aborto, eutanasia, infanticidio, clonazione, ecc, l’Etica della Qualità della Vita di Singer riconosce invece che le persone hanno e devono avere la piena signoria sul proprio corpo: la norma diventa un “mezzo” per consentire un miglioramento della vita della persona.

Secondo il filosofo australiano le etiche tradizionali non sono in grado di dare risposte ai problemi della bioetica e, in genere, ai problemi posti dalla applicazione di nuove tecnologie; è necessario ripensare le norme morali e riformularle, alla luce delle questioni attuali.

I 5 comandamenti per “Ripensare la vita”

Nell’opera più celebre di Singer che viene adottata e studiata nelle Facoltà, Ripensare la vita l’autore propone quindi una revisione dei precetti basilari, che ritiene essere cinque.

  1. Primo comandamento è «Tratta tutte le vita umane come dotate di eguale valore», ma non è sempre seguito, inoltre la vita vegetativa, di chi è in coma, non è uguale alla vita di chi è cosciente. Il nuovo precetto suonerà: «Riconosci che il valore della vita umana cambia», permettendo di giustificare la morte celebrale e di riconoscere diverse qualità della vita.
  2. Secondo comandamento: «Non sopprimere mai una vita umana innocente», troppo perentorio, non orienta in casi difficili, come nell’aborto terapeutico, dovrebbe essere riformulato così: «Assumi la responsabilità delle conseguenze delle tue decisioni».
  3. Terzo comandamento: «Non toglierti la vita e cerca di evitare che gli altri lo facciano», il divieto del suicidio è stato punito dalla legge, anche se il suicidio non nuoce alla libertà degli altri; non è lecito impedire a una persona di rinunciare alla propria vita, allora la nuova formula dovrebbe essere: «Rispetta il desiderio delle persone di vivere e di morire».
  4. Il quarto comandamento: «Crescete e moltiplicatevi», aveva senso nell’antichità, quando alta era la mortalità infantile, ora ha più senso dire «Metti al mondo un bambino se lo desideri».
  5. Il quinto precetto: «Tratta ogni vita umana come invariabilmente più preziosa di ogni vita non umana» deve diventare: «Non operare discriminazioni sulla base della specie».

 

Eugenetica e infanticidio 

Una volta abbandonato il vitalismo, secondo cui ogni “vita” è sacra e inviolabile (anche quella del feto), si arriva consequenzialmente a un’Etica della Qualità della Vita che, però, portata alle sue logiche conseguenze, giustifica l’aborto anche dopo i tre mesi, l’infanticidio per motivi eugenetici (patologie particolari come l’emofilia o disabilità del neonato), morte volontariasperimentazione sui cerebrolesi, ecc.

Questa dottrina è anche sostenitrice di un sistema sanitario non pubblico ma privato basato sulle assicurazioni, perché ritiene un dovere e una responsabilità dell’individuo mantenersi “in salute” e sottoscrivere una polizza assicurativa, sostenendo invece che sia dannoso per la collettività pagare per permettere a tutti l’accesso alla cure.

Si devono prevenire le malattie per evitare di dover intervenire successivamente a curarle, così come si deve prevenire la nascita di bambini con disabilità o con patologie rare.

 

L’Etica della Qualità della Vita sostiene che sia giusto praticare su di sé la “dolce morte” (eutanasia) in caso di malattia: in questo caso si parla di “umanizzazione della morte”. Prevede la fecondazione assistita, l’utero in affitto, la clonazione, gli ogm, la maternità a tutte le età (anche dopo i 65 anni). E, perché no, anche l’amore tra uomini e animali.

Il pensiero singeriano e le derive “naziste”

Il pensiero singeriano, declinato poi in quello dei suoi numerosi discepoli, se tutela i diritti degli animali, si contraddistingue quindi per derive considerate da altri ricercatori “naziste”. Sul punto su cui si sono concentrati unanimi gli strali – l’infanticidio − Singer si è sempre giustificato ricordando che solo con il pensiero giudaico-cristiano sarebbe subentrata l’idea della tutela del “debole”, pensiero che in altre culture non esiste. Sarebbe quindi lecito tornare ad adottare metodologie che tutelino piuttosto i genitori che il nascituro:

«I feti, i bambini appena nati e i disabili sono non-persone, meno coscienti e razionali di certi animali non umani. È legittimo ucciderli».

In Should the baby live?, Singer affermava senza giri di parole che «alcuni bambini con gravi disabilità devono essere uccisi», tesi che venne ripresa nel suo celebre saggio, Ripensare la vita. Il «Wall Street Journal» non la prese bene e lo paragonò al segretario di Hitler, Martin Bormann.

In un’intervista rilasciata da Singer al «Foglio» nel 2008, il filosofo australiano argomentava la sua tesi a sostegno dell’infanticidio come segue:

«Il feto non ha autocoscienza e alcun senso della propria esistenza nel tempo. Non può sperare, non sa cosa sia il futuro. Per questo non ha diritto alla vita. Non penso che l’uccisione di un feto o di un bambino sia moralmente equivalente con l’uccisione di un essere razionale e autocosciente» e ancora, «Perché limitare l’uccisione dentro il corpo della donna? È ipocrita far abortire all’ottavo mese e non consentire l’eutanasia neonatale».

 

Singer e l’eugenetica “selettiva”

Singer si è infine detto convinto che nei prossimi trent’anni l’etica e la visione tradizionale dell’uomo cambieranno radicalmente, offrendo un sistema culturale e tecnologico a sostegno di un miglioramento della qualità della vita:

«Potrebbe accadere che solo dei superstiti, un gruppo di irriducibili fondamentalisti ignoranti difenderà l’idea che ogni vita umana, dal concepimento alla morte, sia sacrosanta».

Gli altri potranno stabilire liberamente i criteri «per decidere chi dovrebbe essere ucciso». Senza quel senso di colpa che attanaglia l’uomo moderno erede del pensiero giudaico-cristiano. L’uomo nuovo potrà decidere anche chi (e in che modo) avrà diritto alla vita, riappropriandosi dell’eugenetica:

«Se per eugenetica intendiamo ciò che fece il nazismo o la sterilizzazione forzata, dobbiamo rigettarla. Se per eugenetica invece intendiamo l’idea che i genitori selezionano le caratteristiche genetiche è un’idea positiva. È la diagnosi prenatale. È l’idea di riduzione della sofferenza. Molti parlano di ritorno dell’eugenetica, ma nelle società liberali l’eugenetica non sarà coercitivamente imposta dallo stato per il bene collettivo. È una scelta dei genitori».

Singer prevede un mondo in cui, in nome del progresso e dell’evoluzione, la società è stata convinta ad accettare la “selezione” genetica dei nascituri.

Ovviamente, per il “bene collettivo”.

Perucchietti Enrica

Autore: Enrica Perucchietti

Enrica Perucchietti, (Torino, 5 dicembre 1979) è una giornalista e scrittrice italiana. È caporedattrice del gruppo editoriale UNO. È autrice di numerosi saggi di successo tra cui ricordiamo: Fake news; Governo globale; La fabbrica della manipolazione; Unisex; False Flag. Sotto falsa bandiera. Il suo sito è: www.enricaperucchietti.it

1 Comment

  1. Mi meraviglio che un pensatore come Peter Singer, proveniente da un ambiente giudaico, possa affermare tali cose, anzi esporle come tesi. E' proprio un controsenso perchè la cultura ebraica ha sempre avuto un grande rispetto , appunto, per i più deboli e per i più soli.

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