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Editori
Ruota della roulette a zero singolo su un tavolo verde in una sala da gioco ottocentesca, con un candelabro e fiches d'avorio in primo piano

Edizione indicata

Editore
Garzanti
ISBN
9788811361954
Pagina dell'editore

Fëdor Dostoevskij, Il giocatore, Garzanti, collana I grandi libri. Titolo originale Igrok, pubblicato a San Pietroburgo nel 1866. Il testo è breve, diciassette capitoli, e si legge in due sere; la nota introduttiva dell'edizione racconta le circostanze della stesura, che valgono quanto il romanzo.

Recensione

Il giocatore Fëdor Dostoevskij

Una pallina che non ha memoria

Aleksej Ivanovič torna a Roulettenburg dopo due settimane di assenza e trova la famiglia del Generale nello stesso albergo, con gli stessi debiti e la stessa attesa: un telegramma da Mosca che annunci la morte della nonna e l'arrivo dell'eredità. Il telegramma non arriva. Arriva la nonna, in carrozza, viva e di pessimo umore, e chiede di essere portata subito al casinò. Da quel momento il romanzo ruota intorno a un tavolo, e tutti i personaggi, con le loro strategie e le loro menzogne, finiscono per misurarsi con una pallina che non ha memoria.

Ventisei giorni per non perdere i diritti

Nell'estate del 1865 Dostoevskij, sommerso dai debiti lasciati dal fratello e dalla rivista fallita, firma con l'editore Stellovskij un contratto capestro: tremila rubli subito e l'obbligo di consegnare un romanzo inedito entro il primo novembre 1866. In caso di ritardo, l'editore avrebbe acquisito per nove anni il diritto di pubblicare tutte le sue opere senza pagargli un copeco. Un anno dopo lo scrittore è ancora impegnato con Delitto e castigo e del romanzo promesso non esiste una riga.

Il 4 ottobre 1866 si presenta a casa sua una stenografa di vent'anni, Anna Grigor'evna Snitkina, mandata dal suo insegnante. Dostoevskij detta, lei trascrive di notte in bella copia, e il 29 ottobre il manoscritto è finito. Stellovskij, che contava sul ritardo, si fa trovare assente il giorno della consegna; Anna consiglia di depositare il testo presso un commissario di polizia con ricevuta datata, e il contratto è salvo. I due si sposano il 15 febbraio 1867. Il romanzo, insomma, nasce da un azzardo editoriale quasi quanto racconta un azzardo al tavolo.

Un precettore che guarda da fuori

La voce narrante è quella di Aleksej Ivanovič, precettore dei figli del Generale, un uomo colto e senza soldi che vive a contatto con una famiglia russa in rovina e con i parassiti che le girano intorno: il francese des Grieux, creditore e corteggiatore, e Mademoiselle Blanche, che aspetta solo di sapere quanto resterà da sposare. Aleksej ama Polina, figliastra del Generale, di un amore che somiglia a una sfida continua; Polina lo tratta come un servitore e gli affida, non a caso, i suoi soldi da giocare.

Il dispositivo narrativo ricorda quello che abbiamo analizzato nella recensione del Grande Gatsby: chi racconta non appartiene al mondo che descrive e lo osserva con un misto di disprezzo e di desiderio. La differenza è che Nick Carraway resta sulla soglia, mentre Aleksej, al primo giro di ruota, entra e non esce più.

La ruota di Roulettenburg

Roulettenburg non esiste, ma Dostoevskij la costruisce con i materiali di Wiesbaden, Bad Homburg e Baden-Baden, le città termali tedesche dove lui stesso aveva giocato e perso tra il 1863 e il 1865. Erano le sale che avevano reso famosa la roulette a zero singolo, introdotta dai fratelli Blanc a Homburg per sottrarre clienti ai casinò con il doppio zero: una ruota che restituiva al giocatore una parte di quel che le altre si tenevano, e che per questo richiamava mezza Europa.

Il romanzo descrive quel tavolo con la precisione di chi ci ha passato le notti: le chance semplici, rosso e nero, pari e dispari, manque e passe, i numeri pieni pagati trentacinque volte la posta, i croupier che annunciano lo zero, i fiorini e i federici d'oro che cambiano di mano. Chi vuole sapere quanto vale ancora oggi quel vantaggio può leggere la scheda sulla roulette francese online, che calcola il margine del banco sulle chance semplici all'1,35% grazie alla regola La Partage, contro il 2,70% della variante europea e il 5,26% di quella americana. Sono i numeri che Aleksej non fa mai: nel suo racconto il calcolo delle probabilità compare solo per essere smentito dall'istinto.

La nonna, lo zero e i rubli di Mosca

Il personaggio che sposta il romanzo è Antonida Vasil'evna, la nonna di settantacinque anni che tutti davano per morta. Si fa portare in poltrona davanti alla ruota, ascolta le spiegazioni di Aleksej, decide che lo zero deve uscire e ci punta sopra finché non esce davvero. Vince, esulta, torna il giorno dopo e il giorno dopo ancora, e in tre giorni perde quasi centomila rubli, l'eredità che il Generale aspettava per saldare des Grieux e sposare Blanche. La scena è comica e crudele insieme: la vecchia che impara in un pomeriggio il meccanismo della perdita, i parenti che la supplicano di smettere per interesse, il narratore che la assiste e intanto prende appunti su come si perde.

Dopo la nonna tocca a lui. In una sola notte, giocando per Polina e poi per sé, Aleksej vince duecentomila franchi; li spende a Parigi con Blanche in poche settimane e torna in Germania senza nulla. L'ultimo capitolo lo trova a Homburg, a contare le monete per un'altra puntata, convinto che domani cambierà tutto.

Una passione raccontata da dentro

La forza del libro sta nel fatto che Dostoevskij non giudica il suo narratore da una posizione sicura. Lui stesso avrebbe continuato a giocare fino all'aprile del 1871, quando da Wiesbaden scrisse ad Anna di aver perso tutto per l'ultima volta e mantenne la parola. Le lettere di quegli anni, con le richieste di denaro e le promesse, hanno lo stesso tono delle pagine di Aleksej: la lucidità sul meccanismo e l'incapacità di fermarlo convivono nella stessa frase.

Per questo il romanzo si legge anche come un trattato sull'autoinganno. Aleksej sa che la ruota non ricorda i colpi precedenti, eppure ragiona per serie e per segni; sa che Polina non lo ricambia, eppure interpreta ogni suo gesto come una prova. Chi vuole un'introduzione a questi meccanismi può partire dai cinque libri di psicologia per principianti che abbiamo raccolto, dove il tema del controllo e delle sue illusioni torna più volte.

A chi è consigliata la lettura

A chi vuole entrare in Dostoevskij senza affrontare subito le ottocento pagine dei Fratelli Karamazov: Il giocatore ha la stessa febbre in un decimo dello spazio. A chi si interessa di storia del gioco, perché il libro è una fonte diretta sulle sale tedesche dell'Ottocento. Meno adatto a chi cerca una trama con uno scioglimento: il finale lascia Aleksej esattamente dove lo aveva trovato.

FAQ

Roulettenburg è una città reale?

No. È un nome di fantasia che unisce i tratti di Wiesbaden, Bad Homburg e Baden-Baden, le località termali tedesche frequentate da Dostoevskij.

Perché il romanzo fu scritto così in fretta?

Per rispettare il contratto con l'editore Stellovskij, che in caso di ritardo avrebbe ottenuto per nove anni i diritti su tutte le opere dello scrittore. La dettatura alla stenografa Anna Snitkina durò dal 4 al 29 ottobre 1866.

Quanto c'è di autobiografico?

Molto. Dostoevskij giocò alla roulette nelle città termali tedesche tra il 1863 e il 1871, e la relazione tra Aleksej e Polina riprende quella con Apollinarija Suslova, con cui aveva viaggiato in Europa nel 1863.

Testi di riferimento

Il giocatore uscì nel 1866; la traduzione inglese, The Gambler, è consultabile su Project Gutenberg accanto all'edizione italiana Garzanti indicata qui sotto.

  • Fëdor Dostoevskij, Il giocatore, Garzanti, I grandi libri.
  • Anna Dostoevskaja, Dostoevskij mio marito, Bompiani.
  • Joseph Frank, Dostoevsky: The Miraculous Years, 1865-1871, Princeton University Press, 1995.
Il giocatore · Project Gutenberg
Garzanti · ISBN 9788811361954
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