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“Zitti e Buoni”? Speriamo non sia questo il messaggio di Sanremo…

Festival di Sanremo: un’opportunità sprecata

Se esisteva una sola utilità che quest’anno il Festival di Sanremo avrebbe potuto rivestire, era senza dubbio quella di rappresentare una occasione simbolica di sblocco delle chiusure della attività di Arte, Cultura e Spettacolo, costrette al silenziamento da oramai più di un anno.

Per mesi lo stesso conduttore e direttore artistico Amadeus aveva detto che il Festival avrebbe rappresentato una “rinascita” e che non vi sarebbero state opzioni alternative rispetto alla presenza in sala del pubblico.

Così non è andata. Purtroppo, a prevalere ancora una volta è stata la nuova “religione del virus”, che è riuscita a imporsi senza eccessive fatiche anche su un carrozzone mediatico-economico che di solito smuove un giro di ricavi superiore ai trenta milioni di euro.

Le conseguenze?

Quello che da lungo tempo è uno spettacolo profondamente scadente è divenuto, in questa occasione, un rito annoiato dalle ripercussioni depressive.

Una finzione depressiva che ci vorrebbe tutti “zitti e buoni”

Se fosse servita una ulteriore riprova del fatto che non può esistere spettacolo senza socialità, senza interazione diretta con un pubblico pur “coreografico” (come è stato ribattezzato il pubblico televisivo nella neolingua emergenziale), questa è stata servita in questi giorni. Sono considerazioni, d’altronde, ben presenti in La Musica e i suoi Nemici, soprattutto nel capitolo che racconta come la solitudine condivisa ha sostituito la pratica comunitaria del concerto.

Persino uno spettacolo scadente, insomma, per rimanere ancorato alla sua categoria di riferimento ha necessità di questa interazione; quando essa cade rimane soltanto una patetica e depressiva finzione.

Non stupisce che il pubblico televisivo abbia in parte voltato le spalle a un teatrino percepito distante dalla realtà come mai prima d’oggi.

Una rappresentazione schizofrenica in cui i conduttori interagivano in piena naturalità ma, attorno a loro, tutto riportava allo stato di eccezione: dagli orchestrali sadicamente fatti lavorare con la mascherina ai guanti dei tecnici e, ovviamente, a quella sala vuota. Il tutto mentre, fuori dal Teatro Ariston, gli operatori del settore e altre categorie di lavoratori tentavano invano di manifestare, bloccati da una ennesima ordinanza liberticida.

Su tutto, la solita melassa ideologica: la fluidità sessuale è stata ribadita come unica e assoluta esigenza della vita degli individui.

“Zitti e Buoni”: la tragica ironia di questo Festival di Sanremo

In un quadro delle cose così sconfortante, l’unico sottile filo di speranza è che tanta finzione, tanta rappresentazione, producano nel pubblico – per rigetto e per opposizione – un effetto di consapevolezza riguardo alla follia che stiamo subendo.

Il titolo della canzone vincitrice di Sanremo, “Zitti e Buoni” dei Måneskin, riassume con tragica ironia un progetto di dominio che sembra davvero procedere senza ostacoli.

Speriamo che, nonostante tutto, il messaggio che arrivi sia un altro…

Cresti Antonello

Autore: Antonello Cresti

Antonello Cresti: è saggista, conferenziere ed agitatore culturale. Si è laureato con lode in Scienze dello Spettacolo presso l'Università di Firenze. Ha iniziato la sua attività artistica come musicista, animando vari progetti e producendo numerosi album. Ha già pubblicato undici libri, usciti con varie case editrici, dedicati a musica underground, cultura britannica, esoterismo, controcultura. E' ideatore di un film e di un documentario, entrambi a tematica musicale. E' fondatore della Convenzione degli Indocili, una rete trasversale di intellettuali e creativi che operino in opposizione al Pensiero Unico.

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