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Il dio Pan, Cernunnos, fate e folletti nei libri

Nel 1711, sotto il coro di Notre-Dame a Parigi, riemerse un blocco di pietra con un uomo barbuto dalle corna di cervo, a ciascuna delle quali pende un torque, e una scritta che gli studiosi leggono come Cernunnos. Da quell'immagine, dal dio Pan dei Greci e da una lunga serie di libri è nata l'idea del dio cornuto, a cui si affiancano fate e folletti della tradizione popolare.

Il dio Pan e Cernunnos: due volti con le corna

Il blocco parigino fa parte del cosiddetto Pilastro dei Nauti, innalzato sotto l'imperatore Tiberio (14-37 d.C.) dai battellieri dei Parisii in onore di Giove, e oggi è conservato al Musée de Cluny. La scritta è danneggiata: di sicuro si legge solo «nn», e il nome Cernunnos è la lettura degli studiosi. Un secondo documento mostra un personaggio simile: il calderone di Gundestrup, un recipiente d'argento di 69 centimetri di diametro, trovato il 28 maggio 1891 da tagliatori di torba in una torbiera dello Himmerland, in Danimarca. Su una lastra una figura seduta a gambe incrociate regge un torque e un serpente con corna d'ariete, circondata da cervi e tori. L'immagine viene di solito identificata con Cernunnos, ma la datazione oscilla tra il 200 a.C. e il 300 d.C. e l'origine, tracia o celtica, resta discussa.

Le due immagini non sono accompagnate da un racconto, e gli studiosi le interpretano in modi diversi: dio della fertilità, dell'oltretomba, mediatore tra opposti. Più facile da seguire è il dio Pan. Per i Greci era il dio dei pastori e delle greggi, con corna e zampe di capra, e il suo territorio d'origine era l'Arcadia. I Romani lo identificarono spesso con Fauno, una divinità dei boschi. Le corna e le zampe caprine, nei secoli, finirono per influenzare anche il modo di raffigurare il diavolo.

Sono queste figure, più che testi antichi, a fare da sfondo ai libri che seguono: gli studi sulla stregoneria, i romanzi che richiamano Pan, le raccolte di fate e folletti.

«Il grande Pan è morto»: Plutarco e il Lupercale

Plutarco racconta la morte di Pan nel dialogo De defectu oraculorum, in una pagina che appartiene ai Moralia (419B-420A). Una nave ferma nella bonaccia presso le isole Paxi sente una voce chiamare l'egiziano Thamus, il pilota, e ordinargli di annunciare, una volta giunto a destinazione, che «il grande Pan è morto». Quando Thamus lo grida dal ponte, da terra si levano gemiti e lamenti. La storia arriva a Roma, dove l'imperatore Tiberio fa convocare il pilota. Plutarco la fa riferire da un maestro di scuola, Epitherses, padre dell'oratore Emiliano.

Il fauno dei Romani ha una festa propria, i Lupercalia, che cadevano il 15 febbraio. Al Lupercale, la grotta ai piedi del Palatino dove la tradizione vuole che la lupa allattasse Romolo e Remo, i Luperci sacrificavano animali e correvano nudi o quasi lungo l'antico confine del Palatino, colpendo i presenti con strisce ricavate dalla pelle delle vittime. Gli storici non sono certi a quale dio la festa fosse legata in origine: il culto di Lupercus risale all'età di Augusto. Papa Gelasio I la osteggiò alla fine del V secolo, ma nessuna testimonianza coeva dice che l'abbia abolita.

Brigid: dalla dea irlandese alla santa di Kildare

Brigid compare nel Glossario di Cormac, del IX secolo, come la dea adorata dai poeti, accanto ad aspetti legati alla guarigione e alla fucina. Il nome deriva da una forma proto-celtica che significa «l'eccelsa». La festa di santa Brigida di Kildare cade il 1° febbraio, in coincidenza con Imbolc, un'antica festa celtica di primavera.

Nel tardo XII secolo Giraldo di Galles descrisse a Kildare il fuoco perenne custodito da diciannove monache. Alcuni storici vi riconoscono la traccia di un culto precedente della dea, e la medievista Pamela Berger sostiene che i monaci abbiano innestato nome e funzioni della dea sulla santa cristiana. Elva Johnston risponde che l'importanza della dea è stata esagerata a spese della santa.

Margaret Murray, Gerald Gardner e la Wicca

Nel 1921 Margaret Murray pubblicò The Witch-Cult in Western Europe: i processi alle streghe avrebbero colpito i seguaci di un'antica religione della fertilità, centrata su un dio cornuto. Nel 1931 The God of the Witches affermò che quel dio fosse venerato in Europa dal Paleolitico, e lo accostò a Pan e a Cernunnos. Gli storici dei processi non la seguirono. George Burr la criticò subito per aver preso per vere le confessioni estorte con la tortura, e negli anni Sessanta e Settanta Keith Thomas, Norman Cohn e Alan Macfarlane, con studi d'archivio, mostrarono che gli imputati non praticavano una religione preistorica sopravvissuta. La tesi è da allora respinta in ambito accademico.

Eppure la tesi trovò un'altra strada. Gerald Gardner pubblicò il romanzo High Magic's Aid nel 1949 e Witchcraft Today nel 1954, con una prefazione della stessa Murray, e presentò la Wicca come sopravvivenza di quel culto, legata a un coven della New Forest. Ronald Hutton, in The Triumph of the Moon (1999), e Philip Heselton ritengono invece che quel coven sia nato verso la metà degli anni Trenta, sulla base delle teorie di Murray. Hutton mostra anche quanto la Wicca debba a studiosi, romanzieri e poeti dell'Ottocento che riportarono in vita Pan e la Dea. Alcuni critici lo accusano di aver respinto troppo presto l'ipotesi di una continuità con tradizioni più antiche.

Pan era tornato in letteratura già prima di Gardner. Arthur Machen pubblicò nel 1894 il racconto Il grande dio Pan, e Kenneth Grahame nel 1908 lo fece apparire una sola volta ne Il vento tra i salici, nel settimo capitolo, «The Piper at the Gates of Dawn»: Pan aiuta due dei protagonisti a ritrovare il piccolo di lontra, poi cancella loro il ricordo dell'incontro.

Fate e folletti: dai nomi italiani alle fotografie di Cottingley

In italiano «folletto» non indica una creatura sola. La parola è un diminutivo di «folle» e allude all'incostanza attribuita a questi esseri, che un giorno aiutano nelle stalle e il giorno dopo fanno dispetti. Il salvanèl è delle Alpi e del Veneto, il massariol veneto, il linchetto toscano, il mazzamurello marchigiano, il farfareddu siciliano, il munaciello napoletano. In molte tradizioni i folletti pretendevano latte in cambio del lavoro notturno. Alcuni studiosi fanno discendere la figura dai Lari e dai Penati, i numi domestici romani sopravvissuti alla cristianizzazione. Per il repertorio italiano delle fiabe resta di riferimento Fiabe italiane di Italo Calvino, uscito da Einaudi il 12 novembre 1956 con duecento testi.

Le fate hanno avuto invece una presunta prova fotografica. A Cottingley, in Inghilterra, Elsie Wright, sedicenne, e la cugina Frances Griffiths, di nove anni, scattarono le prime due fotografie a metà del 1917. Arthur Conan Doyle pubblicò nel dicembre 1920 sullo Strand Magazine l'articolo «Fairies Photographed» e nel 1922 il libro The Coming of the Fairies. Nel 1983 le due donne ammisero, in un articolo sulla rivista The Unexplained, che le figure erano ritagli di cartone copiati da illustrazioni dell'artista Shepperson e tenuti in piedi con spilli da cappello. Frances sostenne però che la quinta fotografia fosse autentica.

Streghe e inquisizione: i benandanti di Ginzburg

Il libro che mostra meglio come l'inquisizione guardava le credenze popolari è I benandanti, pubblicato da Carlo Ginzburg nel 1966. Studiando i processi del Sant'Uffizio conservati a Udine, Ginzburg ricostruì la vicenda dei benandanti, una consuetudine del Friuli tra Cinque e Seicento: persone convinte di uscire in spirito di notte per combattere le streghe e difendere i raccolti. Tra il 1575 e il 1619 gli inquisitori li considerarono poco pericolosi, poi cominciarono a sospettare che i benandanti stessi fossero stregoni, e la credenza declinò. Ginzburg vi vide un culto della fertilità con radici preistoriche europee. Gli studiosi anglosassoni rimasero scettici sulla sopravvivenza di un culto così antico, e Hutton criticò il metodo del libro.

Con lo stesso materiale di archivio Ginzburg scrisse Il formaggio e i vermi (Einaudi, 1976), che segue Domenico Scandella, detto Menocchio, mugnaio friulano processato due volte per eresia e condannato a morte.

Libri citati

  • The Witch-Cult in Western Europe, Margaret Murray (1921)
  • The God of the Witches, Margaret Murray (1931)
  • Witchcraft Today, Gerald Gardner (1954)
  • High Magic's Aid, Gerald Gardner (1949)
  • The Triumph of the Moon, Ronald Hutton (1999)
  • Il grande dio Pan, Arthur Machen (1894)
  • Il vento tra i salici, Kenneth Grahame (1908)
  • The Coming of the Fairies, Arthur Conan Doyle (1922)
  • Fiabe italiane, Italo Calvino (1956)
  • I benandanti, Carlo Ginzburg (1966)
  • Il formaggio e i vermi, Carlo Ginzburg (1976)

Fonti

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