La Sacra di San Michele e la Val di Susa tra storia e leggende
La Sacra di San Michele sta a circa 960 metri di quota sul Monte Pirchiriano, all'imbocco della Val di Susa, e poggia su un basamento di pietra alto 26 metri. Attorno a questa abbazia benedettina si sono accumulate storie che i documenti non sempre confermano, dalla linea di San Michele, che la allineerebbe a Mont-Saint-Michel e a Monte Sant'Angelo, ai Templari, fino alla croce e alle luci del vicino monte Musinè.
In questa lettura
- Sacra di San Michele: storia di un'abbazia sulla soglia delle Alpi
- Le leggende: angeli, una fanciulla e un sepolcro
- Eco, Il nome della rosa e un monastero in cima al monte
- La linea di San Michele: cosa dice la geografia
- I Templari alla Sacra: nessuna traccia scritta
- Il triangolo magico di Torino: magia bianca e magia nera
- Il Musinè, la croce e le luci
Sacra di San Michele: storia di un'abbazia sulla soglia delle Alpi
La Sacra di San Michele domina la Val di Susa da Monte Pirchiriano, nel territorio di Sant'Ambrogio di Torino, dove le Alpi Cozie incontrano la pianura padana. Sulla data di fondazione le fonti non concordano. La voce italiana della Wikipedia la colloca tra il 983 e il 1002. Il monaco Guglielmo, che scrisse alla fine dell'XI secolo, parla del 966, ma ricorda anche i lavori avviati al tempo di papa Silvestro II (999-1003). Quel che si ritiene costruito entro la fine del X secolo è la cripta, cioè la parte più antica.
I nomi che le fonti legano alla nascita del monastero sono due. Il primo è Giovanni Vincenzo: la tradizione lo vuole già arcivescovo di Ravenna e poi eremita, e racconta che fondò un santuario dopo una visione dell'arcangelo Michele. Il secondo è il nobile francese Ugo (detto Hugon) di Montboissier, che intorno al 999 ne fu il principale benefattore e contribuì a formare la prima comunità. Dal XII al XV secolo la Sacra visse la sua fase di maggior splendore: a quel periodo risalgono lo Scalone dei Morti e il portale dello Zodiaco, e il complesso fu ampliato in forme romaniche e gotiche, come tappa di pellegrinaggio sulla Via Francigena.
Il declino cominciò nel 1381, quando l'abbazia perse la propria autonomia dopo che il duca Amedeo VI si era rivolto al papa. Nel 1622 restavano tre monaci, e il complesso rimase per quasi due secoli in abbandono. Nel 1836 re Carlo Alberto lo affidò all'Istituto della Carità di Antonio Rosmini, e i rosminiani vi risiedono ancora; nella chiesa furono trasferite le spoglie di ventiquattro membri di casa Savoia. Dopo l'incendio del 2018 sono stati necessari nuovi restauri. Una legge regionale del 1994 la definisce monumento simbolo del Piemonte.
Le leggende: angeli, una fanciulla e un sepolcro
La tradizione orale ha aggiunto alla storia due racconti. Il primo riguarda l'origine: Giovanni Vincenzo avrebbe cominciato a costruire sul Monte Caprasio, ma i materiali sparivano ogni notte, finché scoprì che erano gli angeli a portarli sul Pirchiriano. Il secondo è quello della bell'Alda, una ragazza inseguita dai soldati che, pregando la Madonna, si gettò dal torrione senza farsi male. Quando ripeté il salto per dimostrare il miracolo, nessun angelo la sostenne e morì.
Qualcosa di concreto sta invece nel cosiddetto Sepolcro dei Monaci, i resti probabili di una cappella che con la sua pianta ottagonale riproduceva il Santo Sepolcro di Gerusalemme.
Eco, Il nome della rosa e un monastero in cima al monte
Nel 1980 Umberto Eco pubblicò Il nome della rosa, e da allora la Sacra viene indicata come una delle abbazie che hanno ispirato il romanzo. La voce italiana della Wikipedia riporta il legame e aggiunge un dettaglio curioso: quando si pensò alla trasposizione cinematografica, l'ipotesi di girare lì fu scartata per i costi. Nelle fonti consultate non compare una dichiarazione dell'autore che ne faccia l'abbazia del romanzo: la formula corretta è quindi «una delle ispirazioni».
La linea di San Michele: cosa dice la geografia
La linea di San Michele è un allineamento ideale di santuari dedicati all'arcangelo, da Skellig Michael, in Irlanda, al Monte Carmelo, in Israele, passando per Saint Michael's Mount in Cornovaglia, Mont-Saint-Michel in Normandia, la Sacra, Monte Sant'Angelo sul Gargano e un monastero in Grecia. La tradizione locale vuole la Sacra esattamente a metà della «Via Michelita», a mille chilometri da Mont-Saint-Michel e mille da Monte Sant'Angelo, tracciata dalla spada dell'arcangelo.
Le prime formulazioni dell'allineamento documentate dalle fonti consultate sono moderne. La ricostruzione della voce inglese di Wikipedia parte dal 1967, quando il francese Jean Richer pubblicò Géographie sacrée du monde grec e individuò allineamenti tra i templi greci. Nel 1977 la linea fu estesa verso ovest e verso est e chiamata asse San Michele-Apollo. Dal 1969, in Inghilterra, John Michell aveva proposto un allineamento più breve tra luoghi in altura.
Anche i numeri divulgativi non coincidono con quelli misurati: le pagine che raccontano la linea parlano di una retta di oltre 2.000 chilometri e aggiungono che segua il tramonto del solstizio d'estate, un'affermazione che le fonti consultate non confermano. Quanto alla precisione, un'analisi di un astrofisico del 2016 descrive l'asse come una lossodromia di circa 60 gradi: su 4.190 chilometri di lunghezza lo scarto medio è di 14 chilometri e quello massimo di 42. Per la parte inglese, la stessa voce di Wikipedia ricorda che nessuna prova scientifica indica un allineamento pianificato e dotato di significato.
I Templari alla Sacra: nessuna traccia scritta
Una leggenda valsusina fa salire i Templari fino al monastero, a cavallo e a piedi, per trattare il passaggio di alcuni monaci nel loro ordine. Sul Pirchiriano si trova un monastero benedettino, e nelle fonti storiche consultate per questo testo non compare alcun documento che attesti una presenza templare alla Sacra.
Le pagine divulgative attribuiscono ai Templari anche la venerazione della linea di San Michele. Le formulazioni dell'allineamento che le fonti consultate datano partono dal 1967, oltre sei secoli dopo lo scioglimento dell'ordine, decretato nel 1312.
Il triangolo magico di Torino: magia bianca e magia nera
Un'altra formula di folklore moderno lega Torino, con la Val di Susa sullo sfondo, a due triangoli. Il triangolo della magia bianca la unisce a Lione e a Praga; quello della magia nera a Londra e a San Francisco, e alcune versioni mettono Chicago al posto della città californiana. Torino sarebbe l'unico vertice comune. I vertici si spiegano con suggestioni simboliche: città attraversate da fiumi (il Po e la Dora a Torino, il Rodano e la Saona a Lione) o legate alla corte di Rodolfo II, l'imperatore appassionato di alchimia che alla fine del Cinquecento fece di Praga la sua capitale.
La diffusione a un pubblico vasto data dal 1978, quando la giornalista Giuditta Dembech pubblicò Torino città magica (L'Ariete), il libro che presenta il triangolo della magia bianca come tradizione esoterica antica e viene considerato la base del mito moderno della città. Non risulta alcun documento anteriore che definisca i due triangoli, e nessuna misura o fonte storica dimostra un legame tra le città: l'esistenza dei triangoli resta un'affermazione mai provata, come le altre leggende torinesi.
Il Musinè, la croce e le luci
Il Musinè è un monte di 1.150 metri tra Caselette, Almese e Val della Torre. In vetta c'è una croce in cemento armato alta 15 metri, eretta nel 1901 e restaurata nel 1991. Più solida delle leggende è la geologia: affiorano rocce ultrabasiche, peridotiti e olivina, che provengono dal mantello terrestre, e il monte è citato come uno dei migliori esempi di mantello portato in superficie.
Le leggende sono più antiche della croce. Una vuole che l'imperatore Costantino, nel 312, vedesse in cielo una croce di fuoco con la scritta «In hoc signo vinces» prima della battaglia di Torino; un'altra che il re Erode il Grande vi abbia trascorso un esilio temporaneo. Il folklore sugli UFO è più recente, e il suo episodio più noto è dell'8 dicembre 1978: due escursionisti raccontarono una luce intensa, l'incontro di uno dei due con esseri su un velivolo allungato e una congiuntivite nei giorni successivi. Il resoconto poggia sulla testimonianza dei due escursionisti.
Libri citati
- Il nome della rosa, Umberto Eco (1980)
- Géographie sacrée du monde grec, Jean Richer (1967)
- Torino città magica, Giuditta Dembech (1978)