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Editori

La costruzione delle piramidi nei libri: Giza, Cina, Bosnia

Nel 2013 la squadra di Pierre Tallet trovò sulla costa del Mar Rosso i papiri più antichi con un testo scritto: il diario di un ispettore di nome Merer, che racconta come si portavano a Giza i blocchi di calcare per la Grande Piramide. Da lì il percorso passa allo spostamento dei massi, alle piramidi cinesi della piana di Guanzhong e alle presunte piramidi in Bosnia, chiedendo a ogni libro quali prove porta.

Erodoto: centomila uomini e venti anni

La Grande Piramide di Giza fu costruita come tomba del faraone Khufu, della IV dinastia, intorno al 2600 a.C., in un periodo stimato in circa ventisei anni. Alta in origine 146,6 metri (oggi 138,5, dopo la perdita del rivestimento), ha una base di circa 230 metri per lato e contiene circa 2,3 milioni di blocchi, per un peso complessivo vicino ai 6 milioni di tonnellate.

Tra le prime descrizioni letterarie della costruzione delle piramidi c'è quella di Erodoto, nel secondo libro delle Storie, ai paragrafi 124 e 125: centomila uomini che a turni di tre mesi trascinavano le pietre dalle cave, dieci anni per la strada di accesso, venti per la piramide, a gradoni, i cui blocchi superiori venivano sollevati con macchine di corti pezzi di legno spostate da un gradino all'altro. Erodoto scrisse duemila anni dopo e riferì ciò che aveva sentito dire. Le stime moderne sono molto più basse: una forza lavoro media di circa 13.200 persone, con un picco intorno ai 40.000.

2013: il diario di Merer a Wadi al-Jarf

I papiri di Wadi al-Jarf, sulla costa del Mar Rosso, vennero scoperti nel 2013 dalla missione diretta dall'archeologo francese Pierre Tallet, in grotte che erano servite da deposito per le barche. Risalgono al regno di Khufu, circa 2589-2566 a.C., e sono i più antichi papiri con un testo noti. Il documento meglio conservato è il registro di Merer, un ispettore di rango medio, che annota giorno per giorno per alcuni mesi l'attività della sua squadra.

Le pagine mostrano una quarantina di barcaioli che, con viaggi di andata e ritorno di circa dieci giorni, portavano blocchi di calcare dalle cave di Tura al cantiere di Giza lungo il Nilo. Secondo la ricostruzione degli studiosi, ogni dieci giorni si compivano due o tre viaggi con circa trenta blocchi da due o tre tonnellate l'uno, cioè circa duecento blocchi al mese, destinati al rivestimento esterno della Grande Piramide. Nei papiri compare anche il nome originale del monumento, Akhet-Khufu, «orizzonte di Khufu», e un alto funzionario, probabilmente il visir Ankhhaf. Il libro di riferimento è The Red Sea Scrolls di Pierre Tallet e Mark Lehner (Thames & Hudson, 2021).

Lo spostamento dei massi: slitte, sabbia bagnata, rampe

Il Nilo risolveva il trasporto dalle cave lontane; per lo spostamento dei massi sul terreno si usavano slitte. Nel 2014 un gruppo di ricercatori pubblicò su Physical Review Letters lo studio «Sliding Friction on Wet and Dry Sand», partito da una pittura della tomba di Djehutihotep in cui una persona versa liquido sulla sabbia davanti a una slitta. Con una piccola quantità d'acqua, tra il 2 e il 5 per cento del volume della sabbia, si formano ponti capillari tra i granelli: la sabbia diventa più rigida, non si accumula davanti alla slitta e l'attrito diminuisce, tanto che, secondo gli autori, il tiro necessario si riduce in modo da dimezzare gli uomini occorrenti.

Per il sollevamento le ipotesi restano più discusse. Esistono proposte di rampe esterne e di una rampa interna a spirale, avanzata dall'architetto Jean-Pierre Houdin nel 2003 e raccontata nel libro di Bob Brier e Houdin The Secret of the Great Pyramid (2008). Come panoramica resta Mark Lehner, The Complete Pyramids (Thames & Hudson, 1997).

Piramidi cinesi: tumuli di terra battuta nella piana di Guanzhong

Le cosiddette piramidi cinesi sono tumuli funerari a forma di tronco di piramide, costruiti per imperatori e loro parenti. Circa trentotto si trovano a 25-35 chilometri a nord-ovest di Xi'an, nella provincia dello Shaanxi, e sono di terra battuta, non di pietra. La più nota è il mausoleo del primo imperatore Qin, alto in origine 76 metri (oggi 47), con una base di circa 357 per 354 metri.

Per gli occidentali la loro esistenza fu un'aggiunta tarda: le prime documentazioni risalgono al 1912, con i commercianti Fred Meyer Schroder e Oscar Mamen, seguite dalla spedizione del francese Victor Segalen nel 1913. La leggenda della «grande piramide bianca» nacque dopo la guerra, quando il colonnello Maurice Sheahan raccontò di aver visto una piramide bianca sormontata da una gemma; la foto apparve sul New York Sunday News il 30 marzo 1947. I tumuli, però, erano già noti agli studiosi occidentali, e alcuni sono oggi mete turistiche con musei annessi.

Piramidi in Bosnia: che cosa sostiene Osmanagić e che cosa hanno trovato i geologi

Nell'ottobre 2005 l'imprenditore bosniaco-americano Semir Osmanagić, residente a Houston, lanciò l'idea che la collina di Visočica, vicino a Visoko, fosse la più grande di un gruppo di piramidi artificiali. Le chiamò «Piramide del Sole» e «Piramide della Luna» e ne indicò un'età compresa tra i 12.000 e i 34.000 anni. Gli scavi cominciarono nel 2006.

Le indagini di geologi e archeologi hanno dato un esito concorde: i rilievi sono formazioni naturali del tipo detto flatiron. I geologi dell'Università di Tuzla hanno descritto sedimenti clastici stratificati, e a Visočica gli scavi hanno trovato strati di conglomerato fratturato; per il geologo Robert Schoch i risultati sono «semplici e banali». Nel 2006 archeologi europei firmarono una dichiarazione che definisce il progetto «a cruel hoax», una crudele beffa ai danni di un pubblico ignaro, e ricorda il danno a siti autentici, tra cui una fortezza medievale e fortificazioni romane. L'egittologo Zahi Hawass ha negato ogni coinvolgimento nel progetto.

Quanto resta è un fatto economico: l'area, in una regione colpita dalla guerra degli anni Novanta, attrae visitatori con un «parco archeologico».

Dei egizi, Orione e il labirinto di Hawara

Nelle piramidi gli dei egizi entrano con i Testi delle piramidi, incisi nel XXIV e XXIII secolo a.C. nelle camere funerarie: il faraone defunto vi assume la forma di varie divinità, tra cui Sah, personificazione della costellazione di Orione, poi fusa con Osiride. Su questo legame si fonda la teoria della correlazione con Orione di Robert Bauval, esposta nel 1989 su Discussions in Egyptology e nel 1994 nel libro scritto con Adrian Gilbert, in italiano Il mistero di Orione. Per Bauval le tre piramidi di Giza riprodurrebbero le tre stelle della Cintura (Alnitak, Alnilam e Mintaka) com'erano disposte nel 10.500 a.C.

Gli astronomi Ed Krupp e Tony Fairall hanno ripetuto il confronto con le attrezzature di un planetario. L'angolo tra le stelle della Cintura intorno al 10.500 a.C. misura 47-50 gradi, quello tra le piramidi 38; secondo Krupp, inoltre, la deviazione delle piramidi va verso nord e quella della Cintura verso sud, quindi la mappa andrebbe capovolta. Gli egittologi ricordano che le piramidi appartengono alla IV dinastia, non a un'epoca di ottomila anni prima.

Un altro luogo letterario è il labirinto di Hawara. Erodoto, nel secondo libro delle Storie (148), lo descrive presso il lago Meride: dodici corti coperte e tremila stanze, millecinquecento in superficie e altrettante sotterranee; le prime le visitò, nelle seconde i custodi non lo lasciarono entrare. Lo giudicava superiore alle piramidi. Karl Richard Lepsius ne individuò i resti nel 1843 e Flinders Petrie scavò nel sito nel 1888-89, accanto alla piramide di Amenemhat III (XII dinastia): trovò le fondazioni di un edificio di circa 304 per 244 metri e un vasto strato di schegge di calcare, residuo della cava che per secoli ne asportò le pietre. Si ritiene fosse il tempio funerario del sovrano.

Che cosa verificare in un libro sulle piramidi

Un libro sulle piramidi merita fiducia quando indica da dove vengono i dati: un papiro con il luogo di ritrovamento, uno scavo con il metodo di datazione, uno studio con la rivista che lo ha pubblicato. Per Giza queste tracce esistono e si leggono: il diario di Merer, le cave di Tura, la pittura di Djehutihotep, l'esperimento sulla sabbia bagnata.

Per i tumuli di Xi'an la verifica è più semplice, perché si possono visitare e misurare; per Visoko contano le trincee aperte dagli stessi sostenitori, dove i geologi hanno letto strati di roccia di origine naturale.

Libri citati

  • Storie, Erodoto
  • The Red Sea Scrolls: How Ancient Papyri Reveal the Secrets of the Pyramids, Pierre Tallet e Mark Lehner (2021)
  • The Secret of the Great Pyramid, Bob Brier e Jean-Pierre Houdin (2008)
  • The Complete Pyramids, Mark Lehner (1997)
  • Il mistero di Orione, Robert Bauval e Adrian Gilbert (1994)

Fonti

La Luna nei libri e le missioni Apollo: le fasce di Van AllenLeggi →Il sanscrito, lingua e letteratura: da Panini ai vimanaLeggi →La Sacra di San Michele e la Val di Susa tra storia e leggendeLeggi →