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Vangeli apocrifi ed Eusebio di Cesarea: le fonti del cristianesimo

Il manoscritto del Vangelo di Pietro fu trovato nel 1886 ad Akhmim, in Egitto, sepolto con un monaco: una delle poche pagine antiche in cui qualcuno racconta come Gesù uscì dalla tomba. Attorno ai vangeli apocrifi, alla resurrezione, alla Storia ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, al Libro di Enoch e alla domanda se Paolo sia il vero fondatore del cristianesimo ruotano molte discussioni sulle origini della fede cristiana.

Un canone che si forma in due secoli

I vangeli apocrifi sono scritti su Gesù e sugli apostoli rimasti fuori dal Nuovo Testamento. La selezione non fu un atto unico, e i documenti che la attestano sono pochi. Il più antico è il frammento muratoriano, scoperto da Ludovico Antonio Muratori nella Biblioteca Ambrosiana di Milano e pubblicato nel 1740. Gli studiosi lo datano per lo più alla seconda metà del II secolo, perché cita Pio I come vescovo di Roma «recente». Elenca i libri che la chiesa di Roma riconosceva: quattro vangeli, gli Atti, tredici lettere di Paolo, due di Giovanni, Giuda, l'Apocalisse. Scarta due lettere circolate a nome di Paolo, una ai Laodicesi e una agli Alessandrini, perché falsificate.

Nel frammento muratoriano manca l'epistola agli Ebrei. La lista di 27 libri, identica a quella del canone attuale, compare per la prima volta nella lettera festale che il vescovo di Alessandria Atanasio scrisse nel 367. Fra i due documenti passano circa due secoli.

Il Vangelo di Pietro e la resurrezione

Il Vangelo di Pietro si conosce soprattutto per un codice dell'VIII o IX secolo trovato nel 1886 dall'archeologo francese Urbain Bouriant ad Akhmim, dove era stato sepolto con un monaco egiziano; la pubblicazione, rimandata fino al 1892, suscitò un interesse intenso. La composizione si colloca, secondo la maggioranza degli studiosi, nella prima metà del II secolo. La sua resurrezione è una scena in pieno giorno: i soldati montano la guardia alla tomba, due uomini scendono avvolti di luce, la pietra rotola via da sola e dal sepolcro escono tre figure, seguite da una croce che parla. I vangeli canonici lasciano la tomba già vuota e non mostrano l'uscita.

Anche Serapione, vescovo di Antiochia, lo lesse. Eusebio racconta che prima ne permise l'uso, poi, riletto il testo, vi scoprì un'eresia di tipo doceta, cioè una dottrina che nega la piena umanità di Cristo.

Il Gesù risorto dei canonici ha un tratto che spiazza: non lo si riconosce subito. I due discepoli di Emmaus camminano con lui e, dice Luca (24,16), «i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo»; Maria di Màgdala, al sepolcro, lo prende per il custode del giardino (Giovanni 20,14-15). Il Vangelo di Tommaso, scoperto nel 1945 a Nag Hammadi, appartiene a un altro genere: 114 detti di Gesù, senza racconto della passione e senza resurrezione. Il manoscritto copto è del 340 circa, e tre frammenti greci, trovati in precedenza a Ossirinco, risalgono al periodo fra il 130 e il 250.

Eusebio di Cesarea e la Storia ecclesiastica

Eusebio nacque verso il 260-265 e morì il 30 maggio 339. Divenne vescovo di Cesarea in Palestina intorno al 314 e al concilio di Nicea, nel 325, presentò il simbolo di fede della sua chiesa. La sua opera più influente è la Storia ecclesiastica, che segue il cristianesimo dall'età apostolica fino ai suoi giorni, ordinata sui regni degli imperatori. Scrisse anche una Cronaca universale, l'Onomastico dei luoghi biblici e una vita di Costantino.

Sulla sua affidabilità gli storici sono divisi. Alcuni lo considerano selettivo, specie dove gli interessa mostrare una continuità ordinata della chiesa; altri ricordano che cita lunghi brani di opere perdute, e per alcuni di quei testi, come il giudizio di Serapione sul Vangelo di Pietro, la sua pagina è la fonte che li ricorda.

Le lettere di Gesù: la corrispondenza con Abgar

Nella Storia ecclesiastica compare anche uno scambio di lettere fra Gesù e Abgar, re di Edessa. Abgar V Ukkama, che governò l'Osroene fino al 50 circa, scrive a Gesù per chiedergli una guarigione e una visita. Gesù risponde che manderà un discepolo. Eusebio dice di aver trovato le copie negli archivi di Edessa, ma scriveva quasi tre secoli dopo il presunto scambio.

Gli studiosi moderni considerano la corrispondenza una leggenda; il Decretum Gelasianum, elenco di libri accettati e rifiutati, la esclude. Le cosiddette lettere di Gesù mostrano come una tradizione locale, quella di Edessa, abbia dato al proprio re un ruolo nel racconto delle origini. Tacito, per parte sua, chiama Abgar «re degli Arabi».

Paolo, fondatore del cristianesimo?

La prima lettera ai Tessalonicesi, scritta da Paolo fra il 49 e il 51, è il più antico testo cristiano conservato: precede di decenni i vangeli canonici. Sette lettere sono considerate autentiche dalla maggior parte degli studiosi. L'autore era nato a Tarso da una famiglia ebrea devota, aveva studiato alla scuola del maestro Gamaliele e, secondo gli Atti, si convertì sulla via di Damasco dopo aver perseguitato i cristiani; nei suoi viaggi missionari avrebbe percorso circa 20.000 chilometri. Già lì Paolo parla di una resurrezione dei morti: quelli in Cristo risorgeranno per primi, poi i vivi.

L'idea che Paolo sia il vero fondatore del cristianesimo ha una data di nascita accademica. Nel 1904 il teologo tedesco William Wrede, nel libro Paulus, lo definì il «secondo fondatore» e il primo teologo cristiano, che avrebbe trasformato la religione nascente e che, per Wrede, non era un discepolo di Gesù. La tesi non fu accolta dagli storici di tradizione protestante o cattolica ortodossa, e negli ultimi decenni del Novecento anche studiosi liberali hanno avanzato obiezioni. Il rapporto fra Gesù e Paolo resta uno dei dibattiti più vivi della ricerca.

Un figlio illegittimo? Celso, Pantera e i fratelli di Gesù

L'idea che Gesù fosse un figlio illegittimo nasce da un avversario. Celso, filosofo del II secolo, la espose nel Discorso veritiero (Alethes logos), scritto verso il 177 e andato perduto: lo si conosce solo attraverso il Contro Celso di Origene, che lo confutò più tardi, a oltre sessant'anni d'età. Secondo il brano riferito da Origene, la madre di Gesù avrebbe avuto un figlio da un soldato di nome Pantera.

Il nome non è inventato. A Bingerbrück, in Germania, nell'ottobre 1859 si trovò la lapide di un soldato, Tiberio Giulio Abdes Pantera, che aveva servito quarant'anni in una coorte di arcieri ed era morto a sessantadue. Pantera era però un soprannome diffuso tra i militari, e la maggior parte degli studiosi respinge il legame: Maurice Casey e Christopher Zeichmann osservano che nulla colloca quel soldato in Giudea al tempo della nascita di Gesù, e Raymond Brown giudicava il racconto fantasioso. Anche il Toledot Yeshu, cronaca ebraica satirica e polemica di età medievale, fa di Gesù il figlio di un certo Pandera; la data dei suoi nuclei più antichi resta discussa.

Un'altra discussione riguarda i fratelli di Gesù. Marco 6,3 lo chiama «figlio di Maria e fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone» e ricorda delle sorelle senza nome; alcuni manoscritti antichi leggono invece «il figlio del falegname e di Maria». Le chiese hanno risolto il punto in tre modi: i protestanti li ritengono in prevalenza figli di Maria e Giuseppe nati dopo Gesù, la tradizione ortodossa, risalente a Epifanio, figli di Giuseppe da un matrimonio precedente, quella cattolica, con Girolamo, cugini. Il testo di Marco non decide: la scelta dipende dalla dottrina sulla verginità perpetua di Maria.

Il Libro di Enoch, canonico solo in Etiopia

Il Libro di Enoch (Primo Enoch) fa parte della Bibbia della Chiesa ortodossa etiopica Tewahedo e della chiesa eritrea; la maggior parte delle altre comunità cristiane ed ebraiche non lo accoglie. La Lettera di Giuda ne cita però un passo, quando parla di Enoch «settimo da Adamo».

A Qumran, nella grotta 4, furono ritrovati undici manoscritti aramaici con parti del testo (sigle 4Q201-212). Il nucleo più antico, il Libro dei Vigilanti, risale al IV o III secolo a.C. Il testo completo si conserva in ge'ez, e i manoscritti etiopici più antichi sono del XV secolo; la prima edizione critica moderna è di Robert Henry Charles, 1906.

Libri citati

  • Storia ecclesiastica, Eusebio di Cesarea
  • Paulus, William Wrede (1904)
  • Libro di Enoch, anonimo
  • Contro Celso, Origene

Fonti

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