Propaganda, televisione e informazione: i libri sui media
Nel 1922 Walter Lippmann scrisse che il mondo reale è troppo grande, complesso e fugace per essere conosciuto direttamente: da quella frase discendono quasi tutti i libri sulla propaganda e sui media. Il percorso arriva così a Edward Bernays, alla manipolazione mentale che Vance Packard studiò nella pubblicità, alla polemica sulla tv spazzatura e alle fake news, che Marcello Foa legge come informazione orientata dall'alto.
In questa lettura
- Lippmann: le immagini nella testa
- Edward Bernays e la fabbrica del consenso
- Packard e la manipolazione mentale dei consumatori
- La televisione: Pasolini, Eco, Postman
- Herman, Chomsky e Morelli: filtri e propaganda di guerra
- Controinformazione: dal 1970 ai siti di oggi
- Marcello Foa: Gli stregoni della notizia
Lippmann: le immagini nella testa
L'opinione pubblica di Walter Lippmann (1922) sostiene che le persone costruiscono uno pseudo-ambiente, un'immagine soggettiva della realtà, invece di conoscerla direttamente. Il giornalista, in questo quadro, seleziona: decide che cosa entra nella notizia e come, e così contribuisce a formare l'opinione che dovrebbe soltanto riferire. Lippmann ne trae una conclusione che i suoi critici trovarono tecnocratica, cioè che élite ed esperti debbano guidare la pubblica opinione con la persuasione, e il filosofo John Dewey gli rispose difendendo la partecipazione dei cittadini.
In italiano il libro è pubblicato da Donzelli, nella traduzione di Cesare Mannucci, con edizioni nel 1995, nel 2004 e nel 2018.
Edward Bernays e la fabbrica del consenso
Edward Bernays (1891-1995), nipote di Sigmund Freud, pubblicò Propaganda nel novembre 1928 con l'editore Horace Liveright. L'apertura è un programma: la manipolazione consapevole e intelligente delle abitudini e delle opinioni organizzate delle masse è, scrive, un elemento importante della società democratica. Chi la esercita forma un governo invisibile, che detiene il vero potere. Bernays aveva già pubblicato nel 1923 Crystallizing Public Opinion. Distingueva tra una propaganda democratica, in cui competono più messaggi, e quella fascista, a narrazione unica; è però riferito che Joseph Goebbels ne leggesse le opere.
Bernays non si limitò alla teoria. Nel 1929, per Lucky Strike, organizzò una sfilata in cui alcune donne fumavano in pubblico, presentando le sigarette come «torce della libertà». Negli anni Cinquanta lavorò per la United Fruit Company a una campagna che dipingeva come comunista il presidente eletto del Guatemala, in un contesto che portò al colpo di Stato sostenuto dalla CIA del 1954.
L'edizione italiana è Propaganda. Della manipolazione dell'opinione pubblica in democrazia (Fausto Lupetti Editore, 2008, traduzione di A. Zuliani).
Packard e la manipolazione mentale dei consumatori
Chi cerca libri sulla manipolazione mentale trova in Vance Packard un titolo di riferimento: I persuasori occulti (1957) esaminò come la pubblicità sfruttasse tecniche psicologiche, individuando otto bisogni emotivi su cui far leva. Vendette più di un milione di copie; gli esperti di marketing lo giudicarono sensazionalistico, e nel 2009 il Sunday Times lo incluse tra i dodici libri più influenti dal dopoguerra. Nel 1964, con The Naked Society, Packard si occupò dell'uso dei dati personali da parte delle aziende e sostenne tutele più forti per la riservatezza.
La televisione: Pasolini, Eco, Postman
Il 9 dicembre 1973 il Corriere della Sera ospitò un articolo di Pier Paolo Pasolini con il titolo «Sfida ai dirigenti della televisione», poi raccolto in Scritti corsari (Garzanti, uscito nel novembre 1975) con il titolo Acculturazione e acculturazione. La sua tesi è che la televisione abbia omologato un paese storicamente differenziato e ricco di culture originali, imponendo i modelli dell'industria e l'idea che non si possa concepire altra ideologia che il consumo.
Umberto Eco aveva guardato la questione da un altro lato nel 1964, con Apocalittici e integrati (Bompiani). Chiamava apocalittici gli intellettuali, come Adorno e Zolla, che giudicano la cultura di massa con un atteggiamento critico e aristocratico, e integrati quelli che ne hanno una visione ingenuamente ottimistica. La formula «TV spazzatura» appartiene al registro apocalittico, e il libro di Eco serve a ricordare che esiste anche l'altra parte.
Divertirsi da morire di Neil Postman (1985) afferma che il mezzo decide quali idee possono circolare: la televisione sostituisce il discorso razionale con l'intrattenimento e l'immagine.
Herman, Chomsky e Morelli: filtri e propaganda di guerra
La fabbrica del consenso (Manufacturing Consent, 1988) di Edward Herman e Noam Chomsky propone un modello della propaganda con cinque filtri attraverso cui passa la notizia: proprietà e fini di profitto dei media, la pubblicità come licenza di operare, le fonti dell'informazione, le reazioni ostili organizzate e l'anticomunismo. L'edizione italiana è del 1998, e il volume è ora ripubblicato da Il Saggiatore nella traduzione di Stefano Rini.
Il titolo riprende l'espressione di Lippmann sulla fabbricazione del consenso, rovesciandone l'intento: da proposta di governo diventa oggetto d'accusa.
Nel 1928 il parlamentare britannico Arthur Ponsonby pubblicò Falsehood in War-Time. La storica belga Anne Morelli, docente all'Università libera di Bruxelles, ne ha tratto Principi elementari della propaganda di guerra (in francese nel 2001, tradotto in italiano nei primi anni Duemila e ripubblicato da Futura Editrice nel febbraio 2024).
Morelli riduce la propaganda di guerra a dieci principi, che applica ai conflitti dalla prima guerra mondiale a quelli degli anni Novanta e Duemila. Tra i principi: la guerra non è voluta da chi la conduce; la colpa è tutta dell'avversario; il nemico ha il volto del diavolo; chi dubita della propaganda è un traditore. Morelli stessa li definisce una griglia di analisi pedagogica e critica, non una dimostrazione.
Controinformazione: dal 1970 ai siti di oggi
In Italia la parola controinformazione nasce negli anni Settanta, nell'area della contestazione, per indicare notizie che i grandi organi di stampa avrebbero taciuto o riferito in modo parziale. Il testo simbolo è La strage di Stato, uscito nel giugno 1970 da Samonà e Savelli, sette mesi dopo la bomba di Piazza Fontana. Lo scrissero militanti di gruppi della sinistra extraparlamentare, riuniti in un comitato di controinformazione; Feltrinelli aveva rifiutato il manoscritto. La tesi: non gli anarchici, additati dalla versione ufficiale, ma ambienti neofascisti, con coperture negli apparati dello Stato. Vendette quarantamila copie in pochi mesi e oltre cinquecentomila entro il 1990; gli attacchi giudiziari che ne seguirono si chiusero per l'editore Giulio Savelli con un proscioglimento per prescrizione nel 1979.
Il lavoro storico lo ha poi corretto in parte: i critici osservano che il libro attribuì la strage soltanto agli apparati statali e trascurò la cellula veneta di Ordine Nuovo. Il metodo, però, fece scuola: quotidiani come Lotta Continua (1969), radio come Radio Alice a Bologna, poi Indymedia negli anni Novanta.
Oggi i siti che si definiscono di controinformazione mescolano inchieste vere e notizie non verificate, e la parola si è confusa con disinformazione e teorie del complotto, tanto che c'è chi preferisce parlare di informazione alternativa o di mediattivismo. Il criterio per distinguerli è quello del fact-checking: fonti dichiarate e consultabili, fatti separati dalle opinioni, correzione degli errori. Il confronto con i modelli dei filtri di Herman e Chomsky resta utile, ma non basta da solo: un'informazione non diventa vera perché contraddice quella dei grandi media.
Marcello Foa: Gli stregoni della notizia
Marcello Foa (Milano, 1963), giornalista italo-svizzero, cominciò nel 1984 alla Gazzetta Ticinese di Lugano, lavorò a Il Giornale dal 1989, nel 2004 contribuì a fondare l'Osservatorio europeo di giornalismo presso l'Università della Svizzera italiana e fu presidente della Rai dal 26 settembre 2018 al 16 luglio 2021. Gli stregoni della notizia. Da Kennedy alla guerra in Iraq. Come si fabbrica informazione al servizio dei governi uscì il 31 agosto 2006 da Guerini e Associati.
Il libro è un catalogo di spin doctor, i consulenti di comunicazione di governi, soprattutto statunitensi e britannici, il cui lavoro si svolge lontano dalle telecamere. Gli esempi vanno dalle «armi di distruzione di massa» irachene alla guerra nei Balcani, giustificata da una pulizia etnica che, secondo la sintesi dell'editore, non fu mai del tutto provata. Nel 2018 è seguito Atto secondo, ancora per Guerini. Alcune posizioni successive di Foa su altri temi sono state oggetto di polemica, e vanno giudicate a parte.
Foa descrive l'informazione orientata dall'alto, dai governi; il dibattito sulle fake news riguarda oggi anche contenuti che circolano senza una regia riconoscibile, e i due problemi vanno tenuti distinti.
Libri citati
- L'opinione pubblica, Walter Lippmann (1922)
- Propaganda, Edward Bernays (1928)
- I persuasori occulti, Vance Packard (1957)
- Scritti corsari, Pier Paolo Pasolini (1975)
- Apocalittici e integrati, Umberto Eco (1964)
- Divertirsi da morire, Neil Postman (1985)
- La fabbrica del consenso, Edward S. Herman, Noam Chomsky (1988)
- Principi elementari della propaganda di guerra, Anne Morelli (2001)
- Gli stregoni della notizia, Marcello Foa (2006)
- La strage di Stato: controinchiesta, comitato di controinformazione (militanti della sinistra extraparlamentare) (1970)