Sorveglianza, propaganda e controllo nei romanzi distopici
George Orwell cominciò a scrivere 1984 otto mesi dopo aver letto Noi di Evgenij Zamjatin, un romanzo composto nel 1920 e pubblicato in russo soltanto nel 1952: la sorveglianza della narrativa distopica ha una genealogia precisa. Dal Grande Fratello alla censura di Bradbury, dal politicamente corretto letto come neolingua all'utero in affitto discusso a partire da Margaret Atwood, quei romanzi anticipano le domande sul controllo tecnologico di oggi.
In questa lettura
- Noi di Zamjatin, il modello di Orwell
- Orwell: il teleschermo e la riscrittura delle notizie
- Bradbury: la censura che il pubblico accetta
- Neolingua e politicamente corretto: due letture
- Atwood: contante, impronte digitali e utero in affitto
- Eggers e Zuboff: il controllo tecnologico di oggi
- Microchip sottocutaneo: il caso della Svezia
Noi di Zamjatin, il modello di Orwell
Evgenij Zamjatin scrisse Noi tra il 1920 e il 1921. L'Unione Sovietica non lo stampò: la prima edizione fu la traduzione inglese di Gregory Zilboorg (E.P. Dutton, New York, 1924), il testo russo comparve a New York nel 1952 e i lettori sovietici dovettero aspettare il 1988. La città del romanzo è costruita in vetro, così che ogni gesto resti visibile, e la sicurezza è affidata a un Ufficio dei Guardiani.
Orwell lo lesse in traduzione francese e ne scrisse una recensione. Gli studiosi collegano il libro di Zamjatin al romanzo che Orwell cominciò circa otto mesi più tardi: la sorveglianza come architettura prima ancora che come polizia.
Orwell: il teleschermo e la riscrittura delle notizie
1984 uscì l'8 giugno 1949 da Secker & Warburg. Sulla trama non serve tornare: qui interessano due oggetti. Il primo è il teleschermo, un apparecchio a doppio senso che trasmette propaganda e permette alla Psicopolizia di osservare chi sta nella stanza; i membri del Partito esterno possono abbassarne il volume, non spegnerlo del tutto. Il secondo è un ufficio: al Ministero della Verità Winston Smith corregge le vecchie annate del Times perché coincidano con la versione corrente della storia, e gli originali spariscono nei buchi della memoria.
Il Grande Fratello, in questo quadro, è il volto del sistema più che un uomo. E la falsità, nel romanzo, non è un incidente dell'informazione: è un lavoro d'ufficio, con scrivanie e turni.
Oggi l'espressione fake news serve a due usi opposti. C'è chi la impiega per denunciare campagne di disinformazione; c'è chi sostiene che l'etichetta venga usata per giustificare rimozioni di contenuti, cioè una forma di censura. Entrambe le parti citano Orwell, e il romanzo si lascia citare da entrambe perché mostra il meccanismo, non l'attualità.
Bradbury: la censura che il pubblico accetta
Fahrenheit 451 fu pubblicato da Ballantine Books il 19 ottobre 1953. In quel futuro i libri sono vietati e i pompieri li bruciano; il solo mezzo di informazione ammesso è la televisione, con schermi che occupano le pareti delle case. Bradbury scrisse il romanzo negli anni del maccartismo, ispirato dai roghi di libri nella Germania nazista e dalla repressione ideologica sovietica. In seguito lo descrisse come un commento al modo in cui i mass media riducono l'interesse per la lettura.
È la differenza che conta rispetto a Orwell: qui la censura arriva con il consenso di chi non legge più.
Neolingua e politicamente corretto: due letture
In appendice a 1984 Orwell inserì un breve testo, i Principi della neolingua, di circa mille parole: descrive una lingua costruita dal Partito per rendere impossibili certi pensieri. La neolingua è il punto a cui il dibattito pubblico italiano ricorre più spesso quando parla di politicamente corretto.
L'enciclopedia Treccani registra l'espressione come calco dell'angloamericano politically correct, nato in origine nei movimenti statunitensi che chiedevano il riconoscimento delle minoranze etniche e di genere e un uso più rispettoso del linguaggio. Chi la critica parla di conformismo linguistico e di limite alla libertà d'espressione, e paragona il fenomeno alla neolingua. Chi la difende risponde che si tratta di attenzione verso le persone interessate. Chi respinge il paragone osserva una differenza di fondo: nel romanzo la neolingua è un progetto di Stato per restringere il vocabolario, mentre le convenzioni lessicali di oggi sono discusse e contestate apertamente, anche in dissenso con chi le propone.
Atwood: contante, impronte digitali e utero in affitto
Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood è del 1985; la prima edizione italiana è del 1988 (Ponte alle Grazie), oggi nella traduzione di Camillo Pennati. Nel romanzo il denaro contante è già sparito: si paga con carte elettroniche. Quando il regime prende il potere, i conti intestati a donne vengono bloccati in un colpo solo e i fondi passano al marito o al parente maschio più vicino. Senza contante, il controllo economico si esercita con un interruttore.
Il tema delle impronte digitali ha un riscontro fuori dalla narrativa. L'India ha lanciato nel 2009 Aadhaar, un numero d'identità di dodici cifre legato a impronte digitali e scansione dell'iride, con oltre 1,19 miliardi di iscritti. Il 26 settembre 2018 la Corte suprema indiana ne ha confermato la validità e ne ha limitato l'obbligo: non può essere richiesto per aprire un conto bancario, attivare una linea mobile o iscrivere un bambino a scuola.
Sul tema dell'utero in affitto il romanzo è un riferimento ricorrente. Una parte del dibattito femminista vi legge la condanna di un potere che sfrutta la capacità riproduttiva delle donne, e quindi anche della maternità surrogata; un'altra parte rifiuta di leggervi un giudizio su quella pratica. In Italia la legge 40 del 2004 la vietava già; con la legge 4 novembre 2024, n. 169, approvata in via definitiva dal Senato il 16 ottobre con 84 voti favorevoli e 58 contrari, il divieto vale anche per i fatti commessi all'estero, con pene da tre mesi a due anni e multe da 600 mila a un milione di euro.
Eggers e Zuboff: il controllo tecnologico di oggi
Il cerchio di Dave Eggers (2013; Mondadori 2014, traduzione di Vincenzo Mantovani) mette il controllo tecnologico in mano a un'azienda. Mae Holland entra in una società che ha un solo motto in tre parti: i segreti sono bugie, condividere è prendersi cura, la privacy è un furto. Le telecamere SeeChange, portatili e collegate in tempo reale, producono sicurezza e cancellano gli angoli privati.
Shoshana Zuboff ha dato il nome di capitalismo della sorveglianza a un fenomeno reale: l'uso dei dati sul comportamento come materia prima. Nel libro del 2019, in italiano da Luiss University Press (traduzione di Paolo Bassotti), sostiene che l'eccedenza comportamentale viene trasformata in prodotti predittivi venduti in mercati dei comportamenti futuri.
Nessuno dei due libri chiede un Grande Fratello: bastano utenti che condividono volentieri.
Microchip sottocutaneo: il caso della Svezia
Fuori dalla narrativa, la Svezia ha dato forma concreta a un'idea da romanzo distopico. Epicenter, un polo digitale di Stoccolma che ospita oltre 300 laboratori di startup, ha offerto dal 2015 a dipendenti e organizzazioni associate un microchip sottocutaneo: un impianto grande come un chicco di riso, inserito con una siringa nella mano, che apre porte, aziona fotocopiatrici e paga il pranzo grazie alla tecnologia NFC.
Nel 2017 la compagnia ferroviaria SJ, su suggerimento di Epicenter, lo ha accettato al posto del biglietto per i soci del programma fedeltà SJ Prio: il controllore lo legge con un lettore NFC. Dopo una prova con circa cento persone, secondo Euronews circa 130 passeggeri vi si iscrissero nell'arco di un anno, mentre gli svedesi con un impianto erano circa 3.000.
I commentatori collegano questi impianti alla società senza contanti, perché in Svezia il contante è quasi scomparso: nel 2018 un consumatore su dieci lo usava, contro il 40 per cento del 2010. Il microbiologo Ben Libberton osserva che il nodo è la gestione dei dati: se non sono protetti, chiunque può ottenerli, e riprenderli è difficile. La differenza con i romanzi è che qui l'adesione è volontaria.
Libri citati
- Noi, Evgenij Zamjatin (1924)
- 1984, George Orwell (1949)
- Fahrenheit 451, Ray Bradbury (1953)
- Il racconto dell'ancella, Margaret Atwood (1985)
- Il cerchio, Dave Eggers (2013)
- Il capitalismo della sorveglianza, Shoshana Zuboff (2019)