Atlantide, Lemuria e Mu: i continenti perduti nei libri
Nel Timeo e nel Crizia, intorno al 360 a.C., Platone colloca Atlantide oltre le Colonne d'Ercole e la fa inghiottire dal mare in un solo giorno e una notte: da quelle pagine nascono oltre ventitré secoli di libri su Atlantide, su Lemuria e sul continente di Mu, fino alle presunte piramidi in Antartide.
In questa lettura
Platone: Atlantide nel Timeo e nel Crizia
La fonte è una sola. Nel Timeo e nel Crizia, composti intorno al 360 a.C., Platone fa raccontare a Crizia una storia che Solone avrebbe udito dai sacerdoti egizi di Sais, tra il 590 e il 580 a.C. circa: novemila anni prima, oltre le Colonne d'Ercole, esisteva un'isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme, sede di una potenza navale che aveva conquistato parte del Mediterraneo. Gli atlantidei furono fermati da Atene, e poco dopo terremoti e inondazioni li fecero sprofondare: in un solo giorno e una notte l'isola sparì nel mare.
Il Crizia resta incompiuto. Tra gli antichi Aristotele, secondo la tradizione, giudicava l'isola un'invenzione del maestro; Crantore, commentatore di Platone, sostenne invece che i registri del tempio di Sais la documentassero, e Posidonio di Rodi ne accettò la storicità. La maggior parte dei filologi e dei classicisti moderni la legge come un'allegoria sulla hubris degli Stati. Chi vuole giudicare da sé può leggere i due dialoghi nelle edizioni italiane commentate dei classici greci: sono pagine brevi, e il racconto di Atlantide occupa soltanto una parte del Timeo e quasi tutto il Crizia. Lemuria, il continente di Mu e le piramidi in Antartide, di cui parlano le sezioni seguenti, sono i temi che i libri successivi hanno legato ad Atlantide.
Ignatius Donnelly e i libri su Atlantide
Dal 1882 i libri su Atlantide cambiano genere. In quell'anno il politico e scrittore americano Ignatius Donnelly pubblica Atlantis: The Antediluvian World e sostiene che tutte le civiltà antiche discendano da un'unica cultura evoluta, inabissata nell'Atlantico. Donnelly è considerato il padre della moda ottocentesca di Atlantide: il suo libro fu un successo di pubblico, ma i suoi confronti tra miti, lingue e monumenti lontani non reggono alla verifica degli specialisti.
Pochi anni dopo Helena Blavatsky, ne La dottrina segreta (1888), ne fa una tappa dell'evoluzione spirituale: gli atlantidei sono la quarta «razza radice», preceduta da un'umanità ancora più remota. Qui Atlantide smette di essere un luogo e diventa un capitolo di dottrina teosofica, che nessuno scavo può confermare o smentire.
Lemuria e il continente di Mu: dalla zoologia alla teosofia
Lemuria nasce come ipotesi di zoologia. Nel 1864 il britannico Philip Sclater, studiando i fossili e la distribuzione dei lemuri, propose che un grande continente si fosse esteso tra l'Oceano Indiano e l'Atlantico, per spiegare le anomalie della fauna di Madagascar. Nel 1870 Ernst Haeckel la indicò come possibile culla dell'umanità, e Blavatsky ne fece la patria della terza «razza radice».
Il continente di Mu è più tardo. Il nome viene da Augustus Le Plongeon, che lo usava per Atlantide; nel 1926 James Churchward lo trasferì nel Pacifico con The Lost Continent of Mu e gli attribuì 64 milioni di abitanti, i Naacal, vissuti cinquantamila anni prima. Churchward diceva di aver imparato a leggere antiche tavolette da un sacerdote indiano, ma nessuno ha mai visto quei documenti. Per l'archeologo Stephen Williams le sue traduzioni erano «outrageous» e la sua geologia «absurd».
A togliere alle due ipotesi il terreno sotto i piedi fu la tettonica. Alfred Wegener presentò la deriva dei continenti il 6 gennaio 1912, e le prove del paleomagnetismo e dell'espansione dei fondali oceanici, negli anni Cinquanta e Sessanta, la trasformarono in teoria delle placche: Madagascar e India appartenevano allo stesso blocco continentale, poi separatosi, e le somiglianze tra le loro faune si spiegano senza terre sommerse.
Edgar Cayce e Bimini
Edgar Cayce (1877-1945) dettava le sue «letture» in stato di trance, e dal 1923 vi parlava di Atlantide, situata nei Caraibi. L'Association for Research and Enlightenment, fondata nel 1931, ne custodisce gli archivi. In una lettura del 1940 avrebbe indicato che una parte di Atlantide, Poseidia, sarebbe riemersa tra Bahamas e Indie occidentali «nel sessantotto e nel sessantanove».
Il 2 settembre 1968 i subacquei Joseph Manson Valentine, Jacques Mayol e Robert Angove scoprirono al largo di North Bimini una fila di blocchi sommersi lunga circa ottocento metri, poi detta Bimini Road. Molti vi videro il compimento della profezia. I geologi la descrivono invece come arenaria di spiaggia, la beachrock, fratturata lungo giunti naturali in blocchi rettangolari; le datazioni al radiocarbonio condotte dall'Università di Miami alla fine degli anni Settanta la collocano tra 2.800 e 3.500 anni fa. Atlantide, secondo Platone, era affondata nove millenni prima.
Antartide, Hapgood e le piramidi in Antartide
Nel marzo 2024 una montagna dei monti Ellsworth, in Antartide, tornò a circolare in rete come prova di una civiltà antichissima: le immagini satellitari mostrano un rilievo a base triangolare, e per i sostenitori sono piramidi costruite sotto il ghiaccio. La stessa idea circolava, nei siti dedicati, almeno dal 2016. I glaciologi indicano però un tipo di rilievo comune, il corno glaciale: quando tre o più circhi, cioè conche scavate dai ghiacciai, si aprono intorno a una vetta, ne resta in mezzo un picco piramidale. Nei monti Ellsworth ce ne sono diversi.
Alla base dell'idea c'è anche Charles Hapgood, che nel 1958 pubblicò The Earth's Shifting Crust, con prefazione di Albert Einstein, e sostenne che la crosta terrestre si sia spostata di recente, portando l'Antartide fuori dal gelo fino al 9600 a.C. circa. Nel 1966, in Maps of the Ancient Sea Kings, lesse la carta dell'ammiraglio ottomano Piri Reis (1513) come un'immagine dell'Antartide priva di ghiaccio. Il geologo Paul Heinrich ha mostrato che il continente è coperto dai ghiacci da oltre dieci milioni di anni, e la carta, per gli studiosi, riproduce in parte una mappa perduta di Cristoforo Colombo.
Un romanzo, poi la bibliografia
Tra le Atlantidi di carta, quella più letta in Francia non ha pretese di storia. L'Atlantide di Pierre Benoit uscì a puntate sulla Revue de Paris dal novembre 1918 e in volume da Albin Michel nell'aprile 1919: due ufficiali scoprono nel Sahara algerino il regno di Antinéa, regina discendente dai sovrani di Atlantide. Vinse il Grand Prix du roman dell'Académie française e vendette oltre un milione e mezzo di copie. Chi lo legge trova un'avventura, non una tesi.
Il percorso ordinato parte dunque da Platone, passa per Donnelly e Churchward come documenti di storia culturale, sceglie un testo di Wegener o un manuale di geologia per capire dove sono finiti davvero i continenti, e si chiude con Benoit per il piacere della finzione.
Libri citati
- Timeo, Platone
- Crizia, Platone
- Atlantis: The Antediluvian World, Ignatius Donnelly (1882)
- La dottrina segreta, Helena Blavatsky (1888)
- The Lost Continent of Mu, James Churchward (1926)
- The Earth's Shifting Crust, Charles Hapgood (1958)
- Maps of the Ancient Sea Kings, Charles Hapgood (1966)
- L'Atlantide, Pierre Benoit (1919)