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Cherubini, nephilim e Satana: le figure più discusse della Bibbia

Il cherubino di Genesi 3,24 non è un bambino alato ma un guardiano armato di spada, i nephilim compaiono in appena tre passi della Bibbia e Satana, nell'Antico Testamento, è prima di tutto un titolo: «l'accusatore». Attorno a queste tre figure si sono accumulati secoli di letture, e anche alcuni equivoci.

Cherubini e serafini: i guardiani del trono

I cherubini compaiono già nella Genesi (3,24): dopo la cacciata di Adamo ed Eva, Dio pone a oriente dell'Eden dei cherubini e una spada fiammeggiante, a custodia dell'albero della vita. In Esodo 25 due figure d'oro dello stesso nome, con le ali spiegate e rivolte l'una verso l'altra, coprono l'arca dell'alleanza. Il nome ebraico, kerub, viene probabilmente dall'accadico karibu, che i dizionari spiegano come «colui che prega», un intercessore; i karibu e i lamassu assiri erano esseri ibridi con ali d'aquila, corpo di leone o di toro e testa umana, posti a guardia di palazzi e templi.

Pochi personaggi biblici pesano sull'immaginario quanto i cherubini, i nephilim e Satana, eppure dei nephilim parlano tre passi in tutto. Satana, come nome proprio, nell'Antico Testamento quasi non esiste. Anche il cherubino ha cambiato volto: Ezechiele (capitoli 1 e 10) vede esseri a quattro facce, di uomo, leone, bue e aquila, e in 10,14 il volto di bue è sostituito da quello di cherubino. I bambini alati con le guance piene vengono dall'arte occidentale, che li modellò sugli amorini classici. I serafini, ricordati da Isaia 6,2, hanno sei ali e il loro nome si lega al verbo «bruciare»: due ali coprono il volto, due i piedi, due servono per volare.

Nephilim e giganti nella Bibbia

Nel capitolo 6 della Genesi, ai versetti 1-4, i «figli di Dio» si uniscono alle figlie degli uomini e nascono i nephilim, che la traduzione CEI del 2008 rende con «giganti», «eroi dell'antichità, uomini famosi». In Numeri 13,33 gli esploratori mandati in Canaan dicono di avere visto «i giganti, discendenti di Anak» e di essersi sentiti, accanto a loro, come locuste. La radice del nome è n-p-l, «cadere», ma il significato resta incerto: «caduti» o «coloro che fanno cadere». I traduttori greci dei Settanta scelsero gigantes, ed è la parola che passò nella Vulgata e nelle lingue moderne.

Il Libro di Enoc e il Libro dei Giubilei, scritti nel periodo del Secondo Tempio, leggono i nephilim come figli degli angeli ribelli, i Vigilanti. Altri interpreti antichi vedevano nei «figli di Dio» i discendenti di Set e nelle «figlie degli uomini» quelli di Caino; la ricerca moderna pensa anche a leggendari guerrieri della Canaan pre-israelita. Quanto agli scheletri che nei secoli sono stati presentati come resti dei giganti nella Bibbia, i casi documentati sono bufale: nel 1577 ossa di mammut e nel 1705 resti di mastodonte vennero scambiati per uomini enormi. Nessuno scheletro umano di dimensioni gigantesche è mai stato documentato.

Satana, Lucifero, Belzebù: i nomi del diavolo

In ebraico satan è un nome comune e significa «accusatore» o «avversario»; con l'articolo (ha-satan) ricorre diciassette volte, e soltanto in due libri, Giobbe e Zaccaria. Nei capitoli 1 e 2 di Giobbe è un membro della corte celeste che mette in dubbio la fedeltà di Giobbe e agisce con il permesso di Dio; in Zaccaria 3 accusa il sommo sacerdote Giosuè in una scena di tribunale. Il passaggio a un nemico di Dio dotato di volontà propria si compie più tardi, nel periodo del Secondo Tempio.

Lucifero viene da un equivoco di traduzione. Isaia 14,12 canta la caduta del re di Babilonia con l'espressione ebraica helel ben shachar, «astro lucente, figlio dell'aurora», cioè il pianeta Venere; la Vulgata di Girolamo rese helel con il latino lucifer, «portatore di luce». Origene e Tertulliano lessero il verso come la caduta di Satana, e Agostino consolidò l'identificazione. Le traduzioni moderne scrivono per lo più «astro del mattino».

Belzebù ha un'altra storia: in 2 Re 1,2 il re Acazia manda a consultare Baal-Zebub, il dio filisteo di Ekron, circa la guarigione di una ferita. Il nome vuol dire «signore delle mosche», o forse una storpiatura sprezzante di un titolo più nobile. Nel Vangelo di Marco (3,22) gli scribi accusano Gesù di scacciare i demoni per mezzo di Beelzebul, «principe dei demoni»; così il nome è entrato nel repertorio dei nomi del diavolo, accanto a Diabolos, il «calunniatore» dei testi greci.

I giganti della Sardegna: Mont'e Prama

Nel marzo 1974 due contadini, Sisinnio Poddi e Battista Meli, urtarono con l'aratro alcuni frammenti di pietra nella località di Mont'e Prama, a Cabras, in provincia di Oristano. Ne uscirono decine di sculture di arenaria raffiguranti arcieri, guerrieri e pugilatori, alte tra i due e i due metri e mezzo. La datazione oscilla tra l'XI e l'VIII secolo a.C.; la più diffusa è l'VIII. Da qui il nome che li accompagna: giganti della Sardegna, ma per l'altezza delle statue, non per resti umani.

Una parte è esposta al Museo civico Giovanni Marongiu di Cabras, il resto al Museo archeologico nazionale di Cagliari. Sono opere nuragiche di grande interesse: secondo alcuni sarebbero le sculture antropomorfe più antiche del Mediterraneo dopo quelle egizie. Sono statue, e nulla ha a che vedere con i nephilim.

Giganti della mitologia greca e l'Iliade

Nella Teogonia di Esiodo i Giganti nascono dal sangue di Urano, mutilato da Crono, e Gea li partorisce al passare delle stagioni. Nella Gigantomachia combattono contro gli Olimpi e possono essere vinti solo con l'aiuto di un mortale, Eracle. Nello stesso senso i traduttori dei Settanta chiamarono gigantes i nephilim: la parola greca portava già con sé un'immagine di violenza e di superbia punita.

Il confronto tra la Bibbia e Omero ha un altro versante. In Genesi 8,21, dopo il sacrificio di Noè, il Signore «odorò il profumo gradito»; nel primo libro dell'Iliade l'odore del grasso bruciato sale al cielo tra il fumo dell'ecatombe offerta ad Apollo, la knisē, il fumo grasso delle vittime. Mauro Biglino ne ricava che Elohim e theoi appartengano alla stessa categoria di esseri in carne e ossa; la tesi è sua. La lettura corrente vi riconosce, più semplicemente, il linguaggio del sacrificio, comune a tutto il mondo antico.

Che cosa leggere

Giovanni Papini pubblicò Il diavolo presso Vallecchi nel 1953, un saggio che sostiene la salvezza finale di Satana e che l'Indice dei libri proibiti inserì tra le opere vietate; l'Indice fu abolito nel 1966. Il Paradiso perduto di John Milton (1667) resta la rappresentazione poetica più influente del Satana ribelle. Per i temi delle origini divine e dei giganti sono utili Il dio alieno della Bibbia di Mauro Biglino (2011), da leggere come tesi dichiarata, e il testo biblico stesso nella traduzione CEI, con le note che segnalano le difficoltà dei passi più discussi.

Libri citati

  • Il diavolo, Giovanni Papini (1953)
  • Paradiso perduto, John Milton (1667)
  • Il dio alieno della Bibbia, Mauro Biglino (2011)

Fonti

Yahweh, Geova e gli altri dèi dell'Antico TestamentoLeggi →Mauro Biglino e la Bibbia letta alla lettera: tesi, libri e risposteLeggi →Achei e micenei nell'Iliade: chi erano secondo testi e DNALeggi →