Yahweh, Geova e gli altri dèi dell'Antico Testamento
Intorno all'840 a.C. un re di Moab fece incidere su una stele il nome YHWH: è la più antica menzione certa, fuori dalla Bibbia, del dio che l'Antico Testamento chiama Yahweh. Da lì parte la domanda se il dio degli ebrei fosse l'unico dio di Israele fin dall'inizio, e come mai oggi un nome come Geova sia rimasto a un'intera confessione religiosa.
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La stele di Mesha e il nome di Yahweh
La stele di Mesha fu trovata nell'agosto 1868 a Dhiban, l'antica Dibon, in Giordania, dal missionario anglicano Frederick Klein. Oggi è al Louvre. Le sue trentaquattro righe, scritte in moabita con un alfabeto di tipo fenicio, raccontano come il re Mesha si liberò dal dominio di Israele, a cui Omri aveva sottomesso Moab, e attribuiscono ogni vittoria a Kemosh, il dio dei moabiti. Compare anche YHWH, nome che il testo biblico scrive con quattro sole consonanti: il tetragramma.
Dove sia nato il culto di Yahweh è controverso. Molti studiosi guardano a sud, verso Seir, Edom e Teman. Una lista egizia del tempo di Amenhotep III cita una «terra dei Shasu di Yhw», nomadi di Edom e Madian, ma resta incerto il rapporto con il dio biblico. Col tempo, secondo molti, Yahweh avrebbe assorbito i tratti di El, il capo del pantheon cananeo.
Kemosh, Milkom e gli dèi dei vicini
Il Primo libro dei Re (11,5 e 11,7) racconta che Salomone seguì Milkom, «obbrobrio degli ammoniti», e costruì un luogo alto per Camos, che è il Kemosh dei moabiti. Poco oltre, in 11,33, il testo ebraico definisce Astarte, Camos e Milkom elohim, cioè «divinità», dei rispettivi popoli: è la stessa parola che usa per il Dio d'Israele. Milkom ha una radice semplice: mlk, «regnare». Poiché l'ebraico scritto non nota le vocali, in alcuni passi la parola potrebbe significare soltanto «il loro re». Qualcuno lo ritiene un epiteto di El, altri il patrono della casa reale ammonita; i sigilli ammoniti lo associano al toro.
Kemosh, secondo la stele, è colui che sottomette i nemici di Moab, e i testi lo mostrano come un dio della guerra al pari di Yahweh. Il Deuteronomio (32,8-9) offre un caso concreto. Il testo masoretico dice che l'Altissimo fissò i confini dei popoli secondo il numero dei «figli d'Israele»; un manoscritto di Qumran e la traduzione greca dei Settanta leggono «figli di Dio». Se la lezione di Qumran è la più antica, il versetto ricorda una spartizione delle nazioni tra esseri divini, con Yahweh che riceve Giacobbe. Gli studiosi sono divisi sul peso da dare alla variante.
Yahweh dio della guerra e Signore degli eserciti
Nel Cantico del Mar Rosso, Esodo 15,3, il Signore è un guerriero. Il libro dei Numeri (21,14) cita inoltre il libro delle guerre di Yahweh, che in italiano si trova di solito come «Libro delle guerre del Signore»: un'opera perduta, di cui restano solo poche parole sui guadi dell'Arnon, probabilmente una raccolta di canti di vittoria sulla conquista di Canaan.
Allo stesso mondo appartiene il titolo «Signore degli eserciti» (YHWH Sabaoth), che il Primo libro di Samuele (1,3) usa per la prima volta a proposito del santuario di Silo. Per l'Enciclopedia Treccani l'espressione indica il capitano degli eserciti d'Israele oppure il signore delle schiere celesti. Al dio della guerra è dedicato Yahweh dio della guerra di Stefania Tosi, uscito nel 2015.
Assur, Marduk e la cattività babilonese
L'Assiria aveva il suo dio nazionale, il dio Assur, legato alla città omonima: i sovrani si dicevano soltanto governatori, perché il titolo di re spettava al dio. Dopo aver distrutto Babilonia nel 689 a.C., Sennacherib fece riscrivere l'Enuma elish mettendo Assur al posto di Marduk, il dio di Babilonia.
Nel 597 a.C. Nabucodonosor II assediò Gerusalemme ed esiliò re Ioiachin e il profeta Ezechiele; nel 587 distrusse la città e il Tempio. La cattività babilonese finì nel 539, quando i Persiani presero Babilonia. Il capitolo 46 di Isaia, ambientato in quel passaggio, mette in scena la caduta di Bel (titolo di Marduk) e di Nebo, i cui idoli finiscono caricati sulle bestie, mentre il Dio d'Israele porta il suo popolo. Per molti studiosi l'esilio è la fase in cui il culto esclusivo di Yahweh si trasforma in monoteismo.
Geova: un nome ibrido e i Testimoni di Geova
Nell'uso ebraico il tetragramma non veniva pronunciato, e a voce si leggeva Adonai, «Signore». I masoreti scrissero sotto le consonanti di YHWH le vocali di Adonai per ricordarlo al lettore, e da quell'incrocio nacque una forma ibrida che in ebraico non fu mai pronunciata. Una forma simile è attestata già nel 1278 con Raimondo Martini; Pietro Galatino la usò nel De arcanis catholicae veritatis, scritto nel 1516. In inglese la introdusse William Tyndale nel 1530 (Esodo 6,3), la Bibbia di re Giacomo nel 1611 la usa sette volte.
Il nome «Testimoni di Geova» è molto più recente: lo adottò per risoluzione, il 26 luglio 1931 a Columbus, nell'Ohio, Joseph Rutherford, per distinguere i suoi Studenti biblici, il movimento fondato da Charles Taze Russell negli anni Settanta dell'Ottocento, dai gruppi che si erano staccati. La filologia moderna preferisce Yahweh come pronuncia probabile.
Marcione, kavod e Sanchuniathon
Marcione, nato a Sinope sul Ponto intorno all'85, giunse a Roma tra il 135 e il 140 e fu espulso dalla comunità nel 144, con la restituzione della donazione fatta. Sosteneva che il creatore vendicativo dell'Antico Testamento e il Dio compassionevole di Gesù fossero due dèi diversi, e compose un canone con il Vangelo di Luca emendato e dieci lettere di Paolo, il più antico elenco di libri del Nuovo Testamento. Giustino, Ireneo e Tertulliano lo condannarono; la Chiesa tenne la Bibbia ebraica nel proprio canone e affermò così che il Dio è lo stesso.
Su kavod, la parola di Esodo 33,18-23 che Mosè chiede di vedere, i lessici danno «onore, gloria», dalla radice k-b-d, «essere pesante»; la versione greca la rende con doxa. Mauro Biglino sostiene invece che sia un «oggetto pesante», cioè un veicolo di Yahweh; la tesi è sua e i filologi non la condividono. Sanchuniathon, autore fenicio di Berito noto solo attraverso Filone di Biblo e la Praeparatio evangelica di Eusebio, fu a lungo giudicato un falso; dopo gli scavi di Ugarit, avviati nel 1929, molti elementi risultarono confermati dai testi ugaritici, ma resta discussa la datazione.
Per leggere: i libri di Tosi (2015) e di Biglino (Il dio alieno della Bibbia, 2011) sulle due tesi, The Early History of God di Mark S. Smith (1990) su Yahweh e gli altri dèi, e il testo della Bibbia nella traduzione CEI per controllare ogni versetto.
Libri citati
- Yahweh dio della guerra, Stefania Tosi (2015)
- Il dio alieno della Bibbia, Mauro Biglino (2011)
- The Early History of God, Mark S. Smith (1990)
- De arcanis catholicae veritatis, Pietro Galatino (1516)