Il potere della gratitudine nei libri, da Seneca alla mindfulness
Prima di diventare materia da laboratorio, la gratitudine era un debito da saldare: Seneca le dedicò sette libri, Cicerone la chiamò madre di tutte le virtù, Marco Aurelio aprì i suoi appunti con un elenco di persone a cui doveva qualcosa. Oggi il potere della gratitudine si misura con i questionari della psicologia, la mindfulness ne ha fatto un esercizio quotidiano e gli scaffali della crescita personale e della crescita spirituale ne sono pieni.
In questa lettura
- Seneca e Cicerone: la riconoscenza come debito e come virtù
- Marco Aurelio e il primo libro dei Pensieri
- Il potere della gratitudine misurato: Emmons e McCullough
- Mindfulness: Jon Kabat-Zinn e Thich Nhat Hanh
- Frasi sulla gratitudine: gli aforismi che reggono alla verifica
- Due scaffali: crescita personale e crescita spirituale
Seneca e Cicerone: la riconoscenza come debito e come virtù
Tra il 56 e il 62 d.C., e con ogni probabilità fino al 64, Seneca lavorò a un trattato in sette libri sui benefici, il De beneficiis, dedicato a Ebuzio Liberale. Il tema è lo scambio dei favori: come si dà, come si riceve, come si restituisce senza trasformare un dono in un credito. Per Seneca i benefici tengono insieme le comunità umane, e chi non sa dire grazie le incrina. Chi cerca libri sulla gratitudine parte spesso da qui, anche se per lui la parola indica un obbligo morale prima ancora che uno stato d'animo. La sua analisi della reciprocità ebbe una lunga eredità: l'antropologo Marcel Mauss ne attinse largamente per il Saggio sul dono, e i monasteri della Loira ne conservarono le copie nell'alto Medioevo.
Nel settembre del 54 a.C. Cicerone difendeva Gneo Plancio dall'accusa di brogli elettorali. Al paragrafo 80 dell'orazione Pro Plancio si ferma a parlare di sé: vuole non soltanto essere riconoscente, ma anche apparirlo. Poi alza il tono. La riconoscenza è una virtù «non solum maxima sed etiam mater virtutum omnium reliquarum», la più grande e la madre di tutte le altre. E la mette subito alla prova: che cos'è la pietas, domanda, se non una volontà grata verso i genitori?
Il contesto spiega il tono. È un discorso da tribunale, e la gratitudine entra come argomento oratorio prima che come precetto.
Marco Aurelio e il primo libro dei Pensieri
I Pensieri di Marco Aurelio sono dodici libri scritti in greco, appunti che l'imperatore compilava per sé: è poco probabile che ne prevedesse la pubblicazione. Parti furono stese durante le campagne militari tra il 170 e il 180, e alcune note indicano i luoghi, come il paese dei Quadi e Carnuntum.
Il libro I è diverso da tutti gli altri. Non contiene massime ma un elenco di persone, ciascuna con il suo debito: al nonno Vero, alla madre, al maestro Quinto Giunio Rustico e ad altri l'imperatore attribuisce ciò che ha imparato o ricevuto da loro. È un bilancio di riconoscenza, e l'esercizio che ne ricava il lettore moderno è semplice: un nome, e accanto ciò che gli si deve.
I manuali contemporanei hanno reso esplicito proprio questo gesto. Nominare, uno per uno, ciò che si è ricevuto.
Il potere della gratitudine misurato: Emmons e McCullough
Nel febbraio 2003 il Journal of Personality and Social Psychology pubblicò, nel volume 84, alle pp. 377-389, lo studio di Robert Emmons e Michael McCullough intitolato «Counting blessings versus burdens». Comprendeva tre esperimenti. I partecipanti tenevano un diario: un gruppo annotava ciò per cui era grato (nella versione settimanale, cinque cose), altri gruppi annotavano fastidi o semplici eventi della settimana.
Il gruppo della gratitudine dichiarò di sentirsi meglio rispetto alla propria vita nel complesso, si mostrò più ottimista, riferì meno disturbi fisici e più tempo dedicato all'esercizio. Gli autori restano prudenti: parlano di benefici emotivi e interpersonali su diverse misure dello studio, non su tutte. Il potere della gratitudine, in laboratorio, ha dunque una misura circoscritta, alla portata di un quaderno e di cinque righe a settimana.
Emmons ha poi raccolto la ricerca in un libro divulgativo, Thanks! How the New Science of Gratitude Can Make You Happier, uscito da Houghton Mifflin nel 2007 e tradotto, tra le altre lingue, in francese (Merci!), turco e cinese.
Mindfulness: Jon Kabat-Zinn e Thich Nhat Hanh
La mindfulness occidentale ha una data di nascita precisa: nel 1979 Jon Kabat-Zinn fondò la Stress Reduction Clinic al centro medico dell'Università del Massachusetts. Il programma che ne deriva, la Mindfulness-Based Stress Reduction, dura otto settimane: un incontro settimanale di due ore e mezza o tre, più una giornata di ritiro collocata tra la sesta e la settima settimana. Il metodo è descritto nel dettaglio in Full Catastrophe Living, del 1990.
Il libro più letto di Kabat-Zinn per il pubblico generale è Wherever You Go, There You Are, pubblicato da Hyperion nel 1994 e diventato un bestseller nazionale nello stesso anno. In italiano è Dovunque tu vada ci sei già, edito da Corbaccio nel 1997 nella traduzione di Giorgio Arduin.
Un'altra strada è quella di Thich Nhat Hanh, monaco vietnamita. Il miracolo della presenza mentale nasce da una lettera scritta nel 1974 al fratello Quang e agli allievi della Scuola della gioventù per il servizio sociale, nel Vietnam del Sud: un manuale pensato per assistenti sociali che lavoravano ogni giorno sotto la minaccia della guerra. L'idea di fondo è portare l'attenzione dentro le attività quotidiane, invece di confinarla nella meditazione formale. L'edizione italiana, Un manuale di meditazione nel sottotitolo, è di Astrolabio Ubaldini (1992, traduzione di L. Baglioni). Thich Nhat Hanh ha pubblicato più di 130 libri, oltre cento dei quali in inglese, tradotti in più di quaranta lingue; nel 1986 fondò la casa editrice Parallax Press per diffonderli, e a gennaio 2019 le copie vendute nel mondo superavano i cinque milioni.
Frasi sulla gratitudine: gli aforismi che reggono alla verifica
Chi cerca frasi sulla gratitudine trova per lo più citazioni sciolte e attribuite a caso. Quelle che si possono ricondurre a un testo sono poche. Seneca, al capitolo 1 del terzo libro del De beneficiis, costruisce una gradazione: è ingrato chi nega di avere ricevuto, ingrato chi lo nasconde, ingrato chi non restituisce, ingratissimo di tutti chi ha dimenticato. La riconoscenza, in questa scala, è soprattutto memoria.
G. K. Chesterton, in A Short History of England (1917), sostiene che il ringraziamento sia «la forma più alta del pensiero» e la gratitudine «felicità raddoppiata dalla meraviglia» (traduzione dall'inglese). Tra gli aforismi sulla riconoscenza questo sposta il tono: dal debito di Cicerone e di Seneca allo stupore di chi si accorge di avere ricevuto qualcosa.
Sullo stesso scaffale sta un titolo italiano più recente, Il potere e la magia della gratitudine di Ivan Nossa, con prefazione di Joe Vitale, pubblicato nel 2016 e riedito nel 2023. È un libro di divulgazione, da leggere con il criterio già usato per Emmons: chiedersi che cosa afferma come esperienza e che cosa dimostra con misure.
Due scaffali: crescita personale e crescita spirituale
Messi in fila, questi libri si dividono su due scaffali. Sul primo sta la crescita personale con riscontri misurabili: Emmons e il programma di Kabat-Zinn offrono protocolli, esercizi con tempi e durate, dati. Sul secondo sta la crescita spirituale intesa come disciplina quotidiana dentro una tradizione, e lì Seneca, Marco Aurelio e Thich Nhat Hanh parlano da chi quella disciplina la praticava, nello stoicismo o nel buddismo.
Per cominciare conviene il libro I dei Pensieri, che si legge in una seduta, e poi il volume di Thich Nhat Hanh, il più breve dei titoli citati. Emmons viene dopo, per chi vuole sapere che cosa è stato davvero misurato e che cosa no.
Un dettaglio di sede, per finire: il programma di Kabat-Zinn nasce in una clinica universitaria, non in un monastero.
Libri citati
- De beneficiis, Seneca (62)
- Pro Plancio, Cicerone (54 a.C.)
- Pensieri, Marco Aurelio (180)
- Thanks! How the New Science of Gratitude Can Make You Happier, Robert Emmons (2007)
- Dovunque tu vada ci sei già, Jon Kabat-Zinn (1994)
- Il miracolo della presenza mentale, Thich Nhat Hanh (1975)
- A Short History of England, G. K. Chesterton (1917)
- Il potere e la magia della gratitudine, Ivan Nossa (2016)