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Schedatura con impronte digitali, controllo, microchip… la sorveglianza tecnologica oltre la libertà individuale

Minority report

Nel racconto Rapporto di minoranza − da cui è stato tratto il celebre film di Steven Spielberg del 2002 Minority Report con Tom Cruise − Philip Dick immagina un ipotetico futuro in cui l’umanità ha completamente eliminato gli omicidi e la maggior parte dei crimini, grazie a un sistema chiamato Precrimine, che utilizza dei veggenti in grado di prevedere il futuro, i Precog (abbreviazione di precognitivi).

Basandosi cioè sulle premonizioni dei Precog, la polizia riesce a impedire gli omicidi prima che essi avvengano e ad arrestare i potenzialicolpevoli. È un sistema delicato, osteggiato da molti, che però sembra funzionare senza intoppi. Finché il capitano John Anderton, responsabile della sezione Precrimine, non finirà “accusato” da una dei Precog di essere proprio lui il prossimo responsabile di un omicidio…

 

L’ossessione per la sorveglianza e il controllo globale

Perché cito Dick? Perché come molti altri autori visionari, i suoi romanzi e racconti distopici hanno anticipato straordinariamente l’involuzione della nostra società, schiacciata sotto il peso della tecnologia e della tecnocrazia. L’ossessione del controllo e della sorveglianza in particolare, come documentato da Giuseppe Balena nel suo libro Il Grande Fratello ci guarda porta con sé una erosione progressiva della privacy degli individui. Per far ciò si deve convincere per gradi (seguendo il Principio della gradualità o della Rana bollita di Noam Chomsky e della Finestra di Overton) l’opinione pubblica della necessità di introdurre misure sempre più stringenti per il controllo collettivo (ma si dirà che ciò avviene per il Bene comune!).

 

Impronte digitali per prevenire l’assenteismo

Il ministro Bongiorno ha rilasciato una controversa intervista al «Corriere della Sera» in cui spiega di voler introdurre «le rilevazioni biometriche [impronte digitali] per evitare che ci sia chi striscia il tesserino per altri», poiché «tra i beni confliggenti deve prevalere l’interesse collettivo».

Il ministro intende cioè “prevenire” il fenomeno inserendo misure draconiane sulla sorveglianza («L’assenteismo è un fenomeno odioso. La Madia ha modificato le sanzioni. Credo si debba anche prevenire»).

Oggi viene avanzata questa proposta, e domani cos’altro?

 

La schedatura collettiva… verso una società di vetro

La schedatura collettiva auspicata dal ministro evoca uno dei peggiori scenari orwelliani se non addirittura la distopia immaginata da Dick in Rapporto di minoranza, traghettandoci verso una società di vetro in cui saremo tutti tracciati, mappati, in cui la privacy si frantuma sotto il peso della sorveglianza.

Ne parlo da anni. Che siano le rilevazioni biometriche o un chip sottocutaneo, poco conta. E invece ho potuto appurare da un mio post su FB che la gente, anche quelli più sensibili alle tematiche della controinformazione, è tiepidamente concorde verso questa proposta, se può aiutare a combattere l’assenteismo.

In realtà la proposta mira a combattere la “previsione” che ci possa essere un atto assenteismo, in puro stile Minority Report. Ho tristemente notato anche l’astio delle persone verso gli altri e l’accondiscendenza a introdurre restrizioni della privacy finché non tocca proprio a loro: della serie, “finché non capita a me va tutto bene”, “gli altri se lo saranno meritato”, oppure “va bene tanto io non ho nulla da nascondere”. Si ritrovano anche commenti privi di logica del tipo: “Se tanto sei sui social hai già accettato di cedere i tuoi dati, quindi tanto vale il passo successivo…”

No, qua si sta deumanizzando il lavoro e togliendo ogni residuo di dignità al lavoratore e non è tollerabile. A meno che si sia diventati un gregge talmente manipolato da accettare qualsivoglia proposta la tecnocrazia intenda imporre.

 

La tecnocrazia ci vuole efficienti

È evidente che per controllare la popolazione (e limitarne la privacy) si sta inducendo una forma di Divide et Impera nella popolazione, si sta distruggendo ogni traccia di dignità del lavoratore e si sta generando una guerra tra poveri.

La tecnocrazia ci sta abituando a dover sempre essere efficienti ed efficaci e per potenziare le nostre capacità sul lavoro si arrivano a tollerare odiose limitazioni alla privacy che fino a qualche anno fa sarebbero state impensabili. Si sta introducendo anche una forma di fatalismo: quanto sta avvenendo è inevitabile, è inutile lamentarsi.

Quando non serviremo più verremo soppiantati dai robot e ce lo saremo meritati se non avremo combattuto per i nostri diritti. Finiremo cioè per aver accettato e amato le nostre catene invisibili.

 

Dalle impronte digitali ai microchip

Possiamo immaginare come il controllo già capillare e pervasivo nella nostra società (pensiamo a telecamere, satelliti e ai cellulari che permettono di rintracciare chiunque ovunque si trovi) sarebbe completo in caso di rilevazione biometrica e successivo chipping di tutta la popolazione: ognuno di noi sarebbe un “uomo di vetro”, trasparente, sotto costante sorveglianza.

Lo sguardo elettronico del Governo ci seguirebbe in ogni attimo della nostra vita, proprio come quello dei Precog, e la nostra esistenza sarebbe sempre più alienante. Prova ne è quanto successo in Liguria in cui, come ho già descritto mesi fa in diversi articoli, sono stati nascosti dei microchip dotati di GPS all’interno delle divise dei dipendenti della Sanità. Un modo per controllare in ogni momento dove si trovano i dipendenti, a loro insaputa.

Già nel 2015 era stata Fincantieri a provare a introdurre una modalità simile: nel corso delle trattative per il rinnovo del contratto integrativo l’azienda avrebbe chiesto di introdurre microchip negli scarponi e negli elmetti degli operai «per implementare la sicurezza» sul lavoro e conoscere sempre la posizione dei dipendenti. In questo caso i sindacati intervennero dichiarando inaccettabile la richiesta.

Non va meglio per i lavoratori di Amazon e Yoox. Dopo le polemiche per i ritmi di lavoro frenetici e massacranti, le pause cronometrate, un sistema di controllo che esaspera la competitività tra gli stessi lavoratori, le battaglie per avere diritto al riscaldamento o all’aria condizionata, nei mesi scorsi Amazon è finita di nuovo al centro delle polemiche per il progetto di un braccialetto elettronico per monitorare i suoi dipendenti. Lo scopo? Evitare errori nella spedizione.

 

Verso il capolarato digitale

Utile o no che sia, la questione del braccialetto ha riproposto diverse tematiche nel campo del lavoro, dal “capolarato digitale” al controllo sempre più pervasivo e alla relativa mancanza della privacy.

Si tratta di “innovazioni tecnologiche” per rendere i processi produttivi più semplici ed efficaci, o di mezzi per deumanizzare il lavoro e schiavizzare sempre più i dipendenti?

Insomma, il passo alle manette invisibili o elettroniche che siano è breve e la descrizione dei ritmi di lavoro fa venire in mente la catena di montaggio immortalata da Charlie Chaplin in Tempi moderni. Invece di “progredire”, di evolverci e di migliorare non solo la produttività ma anche le condizioni e i diritti dei lavoratori, siamo ripiombati indietro nel tempo. È doveroso inoltre ricordare come le statistiche economiche evidenzino la dicotomia tra abbondanza e disuguaglianza: al di là delle promesse e delle innovazioni apportate, il progresso tecnologico ha anche creato disparità, favorendo l’aumento delle diseguaglianze.

 

Il prezzo dell’efficienza? La nostra umanità

Dovremmo chiederci: merita limitare la nostra umanità per essere sempre più efficienti? Merita abdicare alla nostra privacy, persino alla nostra umanità per essere più produttivi?

Come ha dichiarato Diego Fusaro, «Il capitalismo ci rende immobili, ma ci dà l’illusione di andare verso il futuro» mentre siamo sempre più precari, collettivamente addomesticati, schiacciati sotto il peso della tecnica, sfruttati nel corpo e nell’anima dai “padroni”.

Dovremmo quindi chiederci qual è il prezzo della nostra libertà e ricordare le parole del filosofo tedesco Ernts Jünger: «Ogni comodità ha il suo prezzo. La condizione dell’animale domestico si porta dietro quella della bestia da macello».

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di Enrica Perucchietti: laureata col massimo dei voti alla Facoltà di Lettere e Filosofia, vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. È autrice di numerose pubblicazioni. Per Uno editori: “NWO – New World Order“, “Utero in affitto” e “Le origini occulte della musica. VOL 1-2-3“.

Perucchietti Enrica

Autore: Enrica Perucchietti

Enrica Perucchietti vive e lavora a Torino come giornalista e scrittrice. Laureata col massimo dei voti alla Facoltà di Lettere e Filosofia, abbandona la carriera universitaria per diventare giornalista televisiva. Dopo numerose pubblicazioni su riviste digitali e cartacee, decide di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura (Il Fattore Oz; Governo Globale; Libertà religiosa nello stato laico e nella società aperta, in AA. VV. Credere è reato?; L’ultimo Papa; I Maestri Invisibili del Nuovo Ordine Mondiale).

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